BATTERI resistenti

Antibiotici: è sbagliata una prescrizione su tre, il picco al Sud

Secondo un rapporto Aifa ogni anno il 50% degli italiani riceve una ricetta per l'assuzione di antibiotici. La Campania, con una spesa procapite di circa 18 euro, spende il triplo della provincia autonoma di Bolzano (5 euro). Consumi più alti nei primi sei anni di vita e dopo i 75 anni

di Ernesto Diffidenti


Super-batteri sempre più resistenti: si ribellano agli antibiotici

3' di lettura

Dall'influenza al mal di gola fino alla cistite l’uso dell’antibiotico è prescritto in modo inappropriato una volta su tre. È quanto emerge dal rapporto sull’uso degli antibiotici in Italia nel 2018 presentato dall'Agenzia del farmaco (Aifa) oggi a Roma . «Ogni volta che usiamo un antibiotico - ha spiegato il direttore generale, Luca Li Bassi - contribuiamo a sviluppo di antibioticoresistenza. Ciò significa che deve essere usato nel modo più appropriato possibile per goderne dei benefici quando serve».

Negli ultimi cinque anni spesa ridotta in ospedale e farmacia
Il consumo di antibiotici è stato di 21,4 dosi medie giornaliere per mille abitanti (+0,5% rispetto alle 20,9 dosi del 2017) ma negli ultimi 5 anni «il trend di consumo e di spesa registra una riduzione sia negli ospedali (-10,1%) che nell'acquisto in farmacia (-12%)». Restano significative, tuttavia, le differenze tra regioni: la Campania, con una spesa procapite di circa 18 euro, spende 3 volte di più della provincia autonoma di Bolzano (5 euro).

Liguria e Veneto le regioni virtuose
Secondo il rapporto Aifa «il Sud risulta più incline all'uso di antibiotici». Dopo la Campania (23,4 dosi ogni mille abitanti), infatti, il consumo più alto si registra in Calabria (20,6) e Puglia (20,5) dove si concentra anche la spesa maggiore (rispettivamente 18,6, 16,1 e 14,8 euro pro capite) . Sempre in Puglia e in Calabria, tuttavia, si registra il maggior calo di prescrizioni (-4,1% e -3%). Le regioni più virtuose, dietro alla provincia autonoma di Bolzano, sono la Liguria (11,3) e il Veneto (11,7) mentre la spesa più bassa si riscontra, oltre a Bolzano, anche in Friuli Venezia Giulia e Veneto (5,1, 6,2 e 6,8 euro pro capite). Complessivamente, secondo Aifa, «almeno un italiano su due riceve una prescrizione all'anno per l'assunzione di un antibiotico».

Top dei consumi in inverno m a gli antibiotici non curano l'influenza
Il consumo di antibiotici varia dalla stagione invernale, dove si registra il picco con 24 dosi a gennaio, a quella estiva con il minimo di 11,4 dosi ad agosto. «Considerato che le sindromi influenzali non richiedono nella maggior parte dei casi l'impiego di antibiotici poiché sono di natura virale (salvo eventuali complicanze batteriche) - ha insistito Aifa - l’aumento così significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è una spia di una inappropriatezza nei consumi». Il maggior consumo di antibiotici si registra nei primi sei anni di vita e dopo i 75 anni, a causa della maggiore incidenza di malattie infettive. L’utilizzo frequente tra le donne nelle fasce d'età intermedie, invece, sembra essere correlato al trattamento delle infezioni delle vie urinarie. Mentre per gli uomini il maggior uso nella terza età può essere dovuto alle sovrainfezioni batteriche nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).

Rilanciare la ricerca: ultima innovazione 35 anni fa
«Dal punto di vista dello sviluppo di nuove molecole - ha sottolineato Li Bassi - l’ultimo innovativo meccanismo d’azione risale a 35 anni fa. Questo lascia capire che la ricerca in quest’area si è un po’ fermata o non ha trovato in questi anni gli incentivi giusti per continuare». Occorre, dunque, «rilanciare la ricerca e fare un uso consapevole degli antibiotici per fermare i 10mila decessi che ogni anno si registrano in Italia per l'antibiotico resistenza».

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