SALUTE

Antibiotico-resistenza, il Piano di contrasto del ministero della Salute: entro il 2020 ridurre l’uso del 10%

di Rosanna Magnano


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4' di lettura

Sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti, comprese quelle correlate all’assistenza sanitaria; uso appropriato e sorveglianza del consumo di antibiotici, con una riduzione dell’impiego entro il 2020 superiore al 10% in ambito territoriale e oltre il 5% in ambito ospedaliero e un taglio oltre il 30% nel settore veterinario (rispetto ai livelli 2016). Potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia, con il 100% delle regioni attrezzate alla sorveglianza e un numero di laboratori adeguato a seconda della popolazione; formazione degli operatori sanitari, educazione della popolazione e ricerca mirata. Sono queste le principali azioni da realizzare secondo il Piano nazionale di contrasto dell’Antimicrobico resistenza 2017-2020 trasmesso dal ministero della Salute alla Presidenza del Consiglio e alla Conferenza delle regioni.

Scopo del documento, fornire un indirizzo coordinato e sostenibile per contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza a livello nazionale, regionale e locale integrando tutti i settori interessati secondo l’approccio «One health» promosso dall’Oms. Una strategia da mettere in atto con tempestività perché il livello di urgenza è alto. In Italia infatti la resistenza agli antibiotici è tra le più elevate in Europa, quasi sempre sopra la media e gli ultimi trend rilevati per alcuni microrganismi rivelano una situazione di allarme. Nel nostro Paese, ogni anno, dal 7% al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente con migliaia di decessi. Particolarmente grave è la gestione del rischio in corsia. Le infezioni correlate all’assistenza (Ica) colpiscono ogni anno circa 284mila pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi.

Le infezioni più comuni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). I dati a livello globale sulle infezioni intra-ospedaliere rilevano un’incidenza del fenomeno sull’8-12% dei pazienti ricoverati.

Le dimensioni del problema sono note anche a livello internazionale: si parla ogni anno di 25.000 morti e 1,5 miliardi di costi soltanto nell’Unione europea, e un aumento delle spese ospedaliere per paziente tra i 9.000 e i 35.000 dollari a livello Ocse. Le proiezioni per il 2050, se non si riuscisse a far fronte a questa minaccia, sono ancora più drammatiche: 10 milioni di morti all’anno nel mondo e un impatto economico cumulativo di 2.5 migliaia di miliardi.

Indispensabile per contrastare il fenomeno sarà la partecipazione attiva di tutte le istituzioni interessate - Ministero, Iss, Agenas e Aifa in prima linea - oltre all’individuazione delle necessarie risorse e il monitoraggio dei risultati.

Al momento la rete di sorveglianza esistente non è sufficiente
La rete di laboratori sentinella comprende 50 laboratori ospedalieri su tutto il territorio nazionale, a partecipazione volontaria, che raccolgono i dati su otto patogeni per antibiotici rilevanti dal punto di vista clinico terapeutico o epidemiologico. Ma la rappresentatività territoriale è purtroppo limitata. «Gli ospedali serviti dai laboratori partecipanti alla rete - si legge nel Piano - rappresentano approssimativamente il 15% dei posti letto del Ssn».

A livello locale i laboratori delle strutture ospedaliere producono spesso rapporti epidemiologici periodici sulla sorveglianza dell’antibiotico resistenza ma «non sono disponibili informazioni sistematiche» e i contenuti di questi rapporti sono largamente eterogenei. È quindi necessario definire uno standard uniforme a livello nazionale e promuovere un’adeguata integrazione tra le sorveglianze regionali e quella centrale. Un ulteriore elemento di criticità è la mancanza di un sistema di allerta per nuovi o non comuni modelli di antibiotico resistenza.

Sul nodo formazione, il Piano nazionale si propone di promuoverla per «tutti gli attori coinvolti, in un approccio omnicomprensivo», attraverso la definizione a livello nazionale di programmi formativi basati sull’organizzazione di corsi Ecm (residenziali e FAD) e la creazione di un sito web dedicato. Ma sono anche previsti interventi nei diversi ambiti della formazione di base, con l’istituzione entro il 2020 di una collaborazione specifica tra ministero della Salute e Miur per inserire nei curricula formativi dei corsi di laurea e di specializzazione dell’area sanitaria la tematica dell’antibiotico resistenza.

Il capitolo conclusivo del Piano è dedicato alla ricerca e innovazione, con l’obiettivo di promuovere studi e conoscenze sull’Amr, con particolare attenzione alla valutazione dell’efficacia degli interventi di sorveglianza e controllo e sfruttando appieno le opportunità offerte dai fondi strutturali europei e di investimento e dai finanziamenti diretti (Horizon 2020, Erasmus+, 3 rd Health programme). Altre opportunità di finanziamento nazionale sono quelle relative ai programmi del ministero della Salute e della ricerca indipendente di Aifa e del Centro prevenzione e controllo delle malattie (Ccm).

Nel 2016 meno acquisti di antibiotici in farmacia
Secondo gli ultimi dati di Aifa, gli antimicrobici per uso sistemico si confermano la seconda categoria terapeutica a maggior spesa pubblica, pari a circa 4,4 miliardi di euro (72,5 euro pro capite). Il trend è bifronte. In farmacia, la spesa per antibiotici per uso sistemico ha registrato una riduzione del -5,2% rispetto al 2015, risultato di una riduzione dei consumi (-4,0%) e di un calo dei prezzi (-0,2%) e da un effetto mix negativo (-1,0%). In ospedale invece l’uso di antibiotici non conosce freni e i dati hanno evidenziato un notevole incremento della spesa (+9,5%), rispetto al 2015, sebbene inferiore rispetto a quello riportato nel precedente rapporto, associata a un aumento dei consumi (+18,2%). Anche sul fronte dell’utilizzo, l’Italia si mantiene in posizioni superiori alla media europea, complice il ricorso al fai da te. «Come dimostrato dai dati del progetto europeo Arna – spiega Annalisa Pantosti, dirigente di ricerca dell’Istituto superiore di Sanità - il 6% di chi ha fatto uso di antibiotici nel territorio, lo ha fatto senza prescrizione medica. L'automedicazione è legata soprattutto alla presenza di “avanzi” di antibiotici nell'armadietto di casa. D’altra parte secondo Eurobarometro gli italiani sono buoni ultimi tra i cittadini dei paesi dell’Unione europea per la conoscenza del fenomeno dell’antibiotico-resistenza e dell’uso appropriato di antibiotici».

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