analisile conseguenze economiche della pandemia

Anticipare le linee guida del Recovery Plan nazionale per evitare l’«assalto alla diligenza»

Ad oggi sono affluite nella “cabina di regia” insediata a palazzo Chigi sotto la guida del ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola, oltre 500 progetti provenienti dal diversi dicasteri coinvolti

di Dino Pesole

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Ad oggi sono affluite nella “cabina di regia” insediata a palazzo Chigi sotto la guida del ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola, oltre 500 progetti provenienti dal diversi dicasteri coinvolti


3' di lettura

In situazioni critiche e di emergenza il fattore tempo svolge un ruolo decisivo. Stando alla tabella di marcia fissata al momento dal Governo, entro il 27 settembre sarà definito l’aggiornamento del quadro macroeconomico. È la base di partenza per la messa a punto della prossima manovra di bilancio. In contemporanea verranno rese note le linee guida del Recovery Plan nazionale, in previsione del complessivo piano di riforme e di investimenti che sarà trasmesso alla Commissione europea entro metà ottobre, insieme alla legge di Bilancio. È il passaggio richiesto per accedere agli stanziamenti del Recovery Fund, che per l’Italia ammontano nel totale a 209 miliardi. L’obiettivo – come previsto dall'intesa raggiunta dal Consiglio europeo del 17-21 luglio – è di ottenere in tal modo una sorta di “anticipo” da utilizzare nella stessa manovra di bilancio, pari al 10% della somma assegnata al nostro Paese, dunque attorno ai 20 miliardi.

Per il resto le tranche del Recovery Plan cominceranno ad affluire a partire dalla prossima primavera e saranno vincolate all’effettivo raggiungimento di quanto previsto dal Piano nazionale. Il tutto nell’attesa che i Parlamenti nazionali dei 27 paesi membri della Ue approvino il dispositivo contenuto nel New Generation EU. Tempi non brevissimi dunque, in linea con le complesse procedure che governano i processi decisionali nel Vecchio Continente. Tempi che rischiano però di collidere con l’urgenza imposta dalla crisi in atto, soprattutto in previsione della temuta seconda ondata dei contagi prevista a partire dall'autunno.

Dai 100 miliardi in deficit alle prossime mosse
Ci si chiede allora se non sia possibile accelerare in qualche modo le procedure, che caratterizzeranno la prossima fase dopo i tre decreti varati finora, che hanno impegnato 100 miliardi attraverso il ricorso al maggior deficit. Per quel che riguarda l’aggiornamento del quadro macro, non sembrano esservi molti margini perché il termine ultimo del 27 settembre è stato fissato in sede europea proprio perché a ridosso di quella data saranno disponibili da parte dell’Istat i dati più aggiornati relativi all’andamento del Pil e delle principali variabili di finanza pubblica. Al momento, il Governo sarebbe intenzionato a fissare attorno al 9-9,5% la previsione relativa alla contrazione del prodotto per l’anno in corso (rispetto al -8% previsto dal Def di aprile), con il debito che già viaggia verso il 157/158% del Pil e il deficit che dovrebbe attestarsi attorno al 12%.

I progetti del Recovery Plan nazionale
I margini a disposizione riguardano se mai il Recovery Plan nazionale. Ad oggi sono affluite nella “cabina di regia” insediata a palazzo Chigi sotto la guida del ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola, oltre 500 progetti provenienti dal diversi dicasteri coinvolti. In attesa che parta l’esame dettagliato dei progetti, sarebbe auspicabile che il Governo anticipasse non solo le linee-guida che ispireranno la selezione delle priorità, ma anche e forse soprattutto il complessivo disegno di politica economica che si intende perseguire da qui ai prossimi anni per sostenere un'economia alle prese con una crisi senza precedenti. Si darebbe in modo maggiore certezza a famiglie e imprese, all'inizio di una fase che si annuncia altrettanto complessa quanto quella che ha caratterizzato il periodo del lockdown. Si otterrebbe in tal modo anche il risultato di sottrarre, per quanto possibile, la messa a punto del piano di riforme e investimenti da sottoporre a Bruxelles alla tentazione di frazionarne le risorse in mille rivoli, prevenendo il rischio che si dia vita a quella sorta di “assalto alla diligenza”, stile anni Ottanta, paventato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Investimenti green e semplificazioni
La cornice entro cui “calare” i vari interventi blinderebbe in sostanza l'intero piano vincolandolo alle priorità che peraltro sono o dovrebbero essere già note e condivise dal Governo e dal Parlamento: investimenti “green” e diretti alla transizione energetica, priorità alle infrastrutture materiali e immateriali, risorse per il digitale, drastica semplificazione degli adempimenti burocratici e amministrativi, rimozione degli ostacoli che si frappongono all'affermazione di una vera cultura del mercato, riduzione della pressione fiscale a partire dagli oneri che gravano sul lavoro, lotta all'evasione, un'incisiva e strutturale opera di riqualificazione della spesa corrente, la drastica riduzione dei tempi della giustizia civile e penale. Obiettivi che sono rintracciabili peraltro nelle “raccomandazioni” rivolte a più riprese negli ultimi anni dalla Commissione Ue al nostro Paese. Il piano da presentare a Bruxelles dovrà essere solido e credibile. Per questo, un parziale “anticipo” delle sue linee guida sarebbe quanto meno utile e opportuno, anche per rassicurare investitori e mercati sull'intenzione del Governo - una volta superata l'emergenza - di riprendere senza indugi il percorso di risanamento della finanza pubblica a partire dalla graduale riduzione del debito pubblico.

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