dl sicurezza, slitta inizio esame

Anticorruzione, Conte: via libera entro dicembre. Dal M5S no alla fiducia

di Nicola Barone


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Il tabellone con i risultati della votazione in cui il governo ieri è stato battuto

4' di lettura

Nessun voto di fiducia su maxiemendamenti. È questa la linea concordata nel M5s che intende dunque proseguire l'esame in Aula del ddl anticorruzione seguendo la procedura parlamentare, «voto per voto». La norma sul peculato sarà corretta al Senato ma «la notizia è che verrà approvata alla Camera in terza lettura per la fine di dicembre» annuncia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del vertice di governo a Montecitorio. Per rimediare al passo falso si accelera dunque rispetto alla tabella di marcia immaginata e poco importa se all’orizzonte si fa già intravedere il rischio ingorgo legislativo a fine anno («saremo ottimi vigili urbani» assicura Conte).

L’Aula della Camera concluderà l’esame del ddl nella giornata di domani, entro le 17, ora in cui il premier Conte sarà in Aula per l’informativa sulla bocciatura della manovra da parte della Ue. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Il disegno di legge passerà all'esame del Senato ed è stata preannunciata una terza lettura. A Palazzo Madama, secondo quanto stabilito dai capigruppo, l’Aula esaminerà il testo da lunedì 10 a venerdì 14 dicembre.

I capigruppo a Montecitorio hanno deciso anche per lo slittamento a lunedì 26 novembre nell’Aula della Camera dell’inizio della discussione generale del dl sicurezza , inizialmente previsto per venerdì 23. Nel fine settimana la commissione di merito esaminerà il provvedimento.


Dopo l’incidente di percorso sul ddl anticorruzione, ieri, è arrivato Luigi Di Maio in persona nell'aula dei gruppi a Montecitorio per tirare le somme dell'assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati. Assieme a lui e i ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro e ancora i capigruppo di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli il punto è come ricompattare le truppe tra veleni e sospetti. «Questa norma è il peggio perché salva i politici che rubano i soldi: per noi è inaccettabile» spiega Di Maio agli eletti scagliandosi contro quelli che «vogliono macchiare il ddl sulla corruzione. Noi non lo permetteremo». Dai parlamentari arriva un attestato di «piena fiducia nel capo politico». Perché, commentano alcuni, «se qualcuno aveva in mente di spaccarci si è sbagliato, il gruppo è più compatto che mai».

A seguire il Movimento ha chiesto e ottenuto malgrado la contrarietà delle opposizioni un rinvio alle 13 della ripresa dell'esame del testo su cui ieri la maggioranza è stata battuta nel voto a scrutinio segreto di un emendamento relativo al reato di peculato. Il capogruppo Francesco D'Uva spiega che manca al momento un accordo di maggioranza per cui ed è stato questo a motivare lo slittamento. Chi continua a sminuire le conseguenza di quanto accaduto è Matteo Salvini. «Hai voglia...» risponde il ministro dell'interno a chi chiede se la maggioranza continua a tenere. Quello «non è stato il primo incidente e non sarà l'ultimo». Il leader del Carroccio è per l'approvazione del ddl anticorruzione senza la norma contestata sul peculato, tornando insomma alla versione originaria. «Sull'anticorruzione stiamo trovando una soluzione. Quello di ieri è stato un incidente di percorso, ma il governo è compatto nel portare a compimento questo provvedimento che è un passaggio qualificante dell'intera attività legislativa dell'esecutivo» registra dal canto suo il premier Giuseppe Conte.

Se diventasse legge la “riforma” del peculato introdotta dalla modifica avrebbe effetti favorevoli per gli imputati del maxi processo milanese sulla presunta “rimborsopoli” al Pirellone, che tra i 57 ex consiglieri lombardi coinvolti vede imputati anche il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, l'eurodeputato leghista Angelo Ciocca, l'europarlamentare di Fi Stefano Maullu, Alessandro Colucci, segretario della Camera per il gruppo misto, oltre agli ex consiglieri Renzo Bossi e Nicole Minetti. L'emendamento, come ha spiegato ieri lo stesso promotore, l'ex M5S Catiello Vitiello, «prevede una forma aggravata di abuso d'ufficio laddove c'è una distrazione che non configura però peculato. Per quanto riguarda la prescrizione si applicano quindi le regole dell'abuso di ufficio». Le presunte “spese allegre” degli ex consiglieri potrebbero ricadere nella nuova fattispecie di abuso d'ufficio con pene più lievi e tempi di prescrizione più rapidi rispetto al peculato.

Intanto prosegue l’iter a Montecitorio della norma nel suo insieme. Dovranno essere pubblicati su internet i contributi a partiti o movimenti superiori ai 500 euro annui, secondo quanto prevede il nuovo emendamento presentato in Aula ai relatori Francesca Businarolo e Francesco Forciniti. L'emendamento modifica il testo originale del ddl che prevedeva la pubblicazione online di tutti i contributi, anche di modesta entità. L'emendamento “salva” anche l'attività dei volontari, che secondo il testo originale del ddl veniva considerato come una prestazione lavorativa o professionale.

Accantonato invece l'emendamento di Fi che sopprimeva la figura dell'agente provocatore dal testo del ddl anticorruzione. All'accantonamento si è arrivati dopo una lunga mediazione condotta in Aula da Matteo Salvini, che è stato visto muoversi parecchio nell'emiciclo e confrontarsi con il ministro della Giustizia
Alfonso Bonafede e il capogruppo della Lega Molinari.

Salta, poi, l’obbligo di arresto in flagranza per il reato di corruzione. Lo ha deciso all'unanimità l’Aula eliminando la norma che era stata inserita durante l’esame del testo in commissione.

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