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Antiriciclaggio, come scovare il titolare effettivo nelle società

Per il professionista individuare il cliente/titolare effettivo di una società non è sempre facile di fronte a variegate composizioni azionarie. Il criterio (e le verifiche) sulla proprietà indiretta. A pochi giorni dai nuovi obbighi antiriciclaggio per i commercialisti

di Federico Coltro

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(© Lluís Real)

Per il professionista individuare il cliente/titolare effettivo di una società non è sempre facile di fronte a variegate composizioni azionarie. Il criterio (e le verifiche) sulla proprietà indiretta. A pochi giorni dai nuovi obbighi antiriciclaggio per i commercialisti


3' di lettura

A dodici anni dall’introduzione della figura del titolare effettivo nel Dlgs 231/2007, restano dubbi interpretativi non risolti nel processo di identificazione, specialmente quando si passa dal piano dottrinale a quello più operativo, nell’applicazione dell’adeguata verifica con cui i professionisti si confrontano quotidianamente. Le difficoltà sono ancora più attuali in questi giorni, quando in vista della scadenza del 1° gennaio, al termine della proroga, entreranno pienamente in vigore le regole tecniche antiriciclaggio messe a punto dal Consiglio nazionale dei commercialis ti che ripropongono il tema dell’individuazione del titolare effettivo tra le verifiche antiriciclaggio.

Come spiega l’articolo 19 del Dlgs 231, è il cliente che nel momento dell’identificazione fornisce sotto la propria responsabilità, le informazioni necessarie a consentire l’identificazione del titolare effettivo. Ma non può bastare la sola dichiarazione del cliente; è onere del professionista verificare la veridicità e congruità di queste informazioni, e nel farlo il professionista si trova spesso alle prese con una non univocità di vedute.

La definizione di leggeLa definizione “cardine” di titolare effettivo è nell’articolo 20 comma 1 del decreto 231 secondo cui il titolare effettivo per «clienti diversi dalle persone fisiche, coincide con la persona fisica o le persone fisiche cui, in ultima istanza, è attribuibile la proprietà diretta o indiretta dell’ente ovvero il relativo controllo». Il comma successivo chiarisce per le società di capitale i concetti di proprietà diretta (persone fisiche che detengono la titolarità di una partecipazione superiore al 25% del capitale del cliente) e proprietà indiretta (la titolarità di partecipazioni per più del 25% del capitale del cliente, posseduto per il tramite di società controllate, società fiduciarie o per interposta persona). Se a nessuno può essere attribuita la proprietà diretta o indiretta dell’ente è necessario ricercare il titolare effettivo:

nella persona che controlla la maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria;

nella persona che controlla i voti sufficienti per una influenza dominante in questa assemblea;

nella persona che, a seguito di particolari vincoli contrattuali, sia in grado di esercitare (in assemblea) un’influenza dominante.

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Infine, viene introdotto un ultimo criterio applicabile solamente in via residuale, cioè in tutte quelle casistiche dove non è possibile individuare il titolare effettivo con i criteri sopra elencati; in questi casi il titolare effettivo è individuabile nelle «persone fisiche titolari, conformemente ai rispettivi assetti organizzativi o statutari, di poteri di rappresentanza legale, amministrazione o direzione della società o del cliente».

Le indicazioni operativeLe maggiori difficoltà interpretative in cui può imbattersi il professionista durante le verifiche, possono sorgere in quelle eventualità, molto frequenti, dove non è possibile individuare il titolare effettivo applicando il criterio della proprietà diretta. In questo caso si aprono due scenari:

1) Il professionista, nell’effettuare le verifiche, deve risalire la catena di controllo - spesso con ristretti spazi di manovra e difficoltà nel ricevere le informazioni - con l’intento di ricercare persone fisiche che possano essere, indirettamente, titolari di una percentuale di partecipazione superiore al 25 per cento. Quindi deve valutare la congruità e correttezza della dichiarazione rilasciata dal cliente e valutare attentamente le motivazioni di possibili discordanze e i successivi passi da intraprendere.

2) Il professionista dopo aver verificato che nessuna persona fisica risulti direttamente o indirettamente titolare di una percentuale superiore al 25%, deve verificare l’esistenza di persone che possano controllare o esercitare una influenza dominante in assemblea, entrando in possesso di quelle informazioni che ne costituiscono prova (ad esempio copia di accordi di sindacato di voto o di patti parasociali). In mancanza di queste figure, il professionista può considerare come titolari effettivi i soggetti dotati di poteri di amministrazione o direzione della società.

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