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Antiriciclaggio, enti territoriali maglia nera delle segnalazioni nella Pa

Nel 2021 controlli preventivi quasi assenti. L’Uif: dagli enti sono arrivate solo cinque segnalazioni sulle 128 inviate dagli uffici pubblici

di Ivan Cimmarusti

Crypto asset: profili fiscali e di antiriciclaggio

3' di lettura

Il controllo “preventivo” degli enti territoriali sugli appalti resta carente e rischia di essere inefficace. Nell’ultimo anno dagli uffici regionali sono giunte solo 5 comunicazioni antiriciclaggio, il 3,9% delle appena 128 trasmesse dalle pubbliche amministrazioni, sul totale delle 139.524 inviate da tutti i soggetti obbligati dal decreto legislativo 231/2007. Eppure, tra il 2021 e i primi 6 mesi del 2022 la Guardia di finanza ha individuato procedure irregolari del valore di 1,4 miliardi e ha denunciato 3.400 persone, 397 delle quali arrestate. Come troppo spesso accade, dunque, il sistema continua ad affidarsi alla successiva azione “repressiva” della magistratura, che interviene solo dopo che le gare sono state manipolate, con l’effetto di rallentare, se non proprio bloccare, le commesse.

I FLUSSI DELLE OPERAZIONI SOSPETTE
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La falla

L’alert è per la fase operativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il maxi-stanziamento da complessivi 248 miliardi di euro, su cui il Governo scommette la ripresa del Paese, colpito dagli effetti economici della pandemia e ora anche del conflitto in Ucraina. I reati contro la Pubblica amministrazione, come la corruzione, rischiano di compromettere la buona riuscita degli obiettivi. E non è un caso se nello stesso Pnrr la parola «corruzione» ricorre 17 volte.

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L’imponente macchina dei controlli, che vede impegnate con grande difficoltà anche le prefetture, rischia però di avere una falla nel punto più strategico: gli enti territoriali. Secondo l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia, «nonostante le Pubbliche amministrazioni siano incluse nel novero dei soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio fin dalla sua introduzione, il contributo da loro offerto alla collaborazione attiva è rimasto nel tempo limitato».

L’andamento delle segnalazioni non lascia scampo: se pur aumentato rispetto al 2007, anno in cui è stato introdotto l’obbligo di comunicazione, comunque resta su livelli molto modesti. Un dato ancor più grave se si considera che il 95,3% delle 128 Sos del 2021 sono state inviate da enti nazionali o società a partecipazione pubblica di rilievo nazionale, mentre solo il 3,9% dagli enti territoriali.

Dieci anni di Sos

Uno studio dell’Uif – che analizza il decennio 2011-2021 (fino al 30 novembre) – illustra l’evoluzione dell’antiriciclaggio a livello territoriale, anche oggi in difficoltà ad adeguarsi all’avanzata struttura nazionale di controllo finanziario, resa possibile da una normativa all’avanguardia che ci invidia tutto il mondo.

Si pensi che nel decennio trascorso risultavano iscritti al sistema Infostat-Uif, che raccoglie tutte le Sos, solo 152 pubbliche amministrazioni. Gli uffici pubblici che hanno inviato almeno una comunicazione alla Uif, sempre nel periodo 2011-2021, sono 35 (circa il 23% del totale), di cui 13 attivi nel Centro Italia, nove nel Nord Est, nove nel Nord Ovest e quattro nel Sud. Roma è la città che conta il maggior numero di uffici attivi, pari a dieci unità.

In particolare, gli uffici più attivi nel decennio sono stati dieci del Lazio, sei della Lombardia, quattro di Emilia-Romagna e Veneto, tre di Piemonte e Toscana, due della Puglia e uno di Trentino-Alto Adige, Abruzzo e Campania. All’appello non hanno mai risposto Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Umbria, Marche, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Molise.

Il contributo investigativo

A ciò va aggiunto un altro aspetto: le comunicazioni, ritiene l’Uif, «evidenziano un livello qualitativo non particolarmente elevato», cioè le segnalazioni sono costruite in modo non proprio adeguato. Eppure, c’è da dire che l’apporto degli enti territoriali potrebbe assumere una funzione strategica nel bloccare a monte i tentativi di condizionamento delle gare d’appalto. Secondo gli analisti dell’Unità, infatti, le comunicazioni che giungono dalle regioni hanno comunque un potenziale investigativo, tanto che nel corso dell’ultimo triennio il 26% di queste Sos ha prodotto dei risultati.

Il richiamo

La collaborazione della Pubblica amministrazione ha un grande rilievo per l’Uif. L’11 aprile scorso ha diramato una comunicazione proprio allo scopo di sensibilizzare anche gli uffici pubblici ad aumentare l’apporto antiriciclaggio nell’ambito delle diverse misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il tema è bollente: l’Uif, infatti, ha già scovato i primi tentativi di infiltrazione criminale negli appalti finanziati con i fondi europei. Alcune imprese interessate alle commesse hanno avuto repentini cambi di proprietà o amministrazione, oltre all’aumento significativo dei volumi del fatturato. Non solo: in altri casi le comunicazioni antiriciclaggio hanno individuato amministratori con precedenti penali e manager privi di competenza imprenditoriale. Si tratta di alert in grado di dimostrare i rischi di aggressione criminale sui fondi Pnrr.

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