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Antitrust europeo: Audi, BMW, Daimler, VW rischiano maxi-multe

di Isabella Bufacchi


Tre anni di dieselgate

2' di lettura

L’industria dell’auto tedesca ha di che tremare. L’Antitrust europeo, che da tempo ha aperto un dossier sulle big delle auto in Germania per un sospetto di collusione riguardante i sistemi anti-inquinamento da diesel, sarebbe orientato a portare avanti la denuncia sull’esistenza di un cartello. Il commissario Ue alla concorrenza Margrethe Vestager potrebbe annunciare a breve i risultati dell’indagine e inviare già questa primavera le maxi-multe che possono arrivare fino al 10% del fatturato.

Secondo l’autorevole quotidiano Handelsblatt, Audi, BMW, Daimler e Volkswagen rischiano di dover pagare fino a 50 miliardi di multe, il 10% sul fatturato complessivo delle quattro che si aggira attorno ai 500 miliardi: 99 miliardi BMW, 167 miliardi Daimler, 230 miliardi Volkswagen.

La collusione, secondo la ricostruzione del quotidiano tedesco, sarebbe stata riscontrata dagli investigatori dell’Antitrust che dallo scorso settembre hanno avviato un’indagine più approfondita. Il nodo non è Dieselgate ma il cartello sulle emissioni, e cioè se i big dell’auto si sarebbero accordati «per non competere gli uni con gli altri nello sviluppo e nella messa sul mercato di sistemi in grado di ridurre le emissioni dannose», un comportamento che, se provato, costituisce una violazione delle regole antitrust europee.

Il gigantismo tedesco tra alleanze e fusioni
Il cartello è illegale perchè lede i principi della sana concorrenza, ed è sanzionato. Stipulare un accordo tra imprese, fare alleanze per rafforzarsi reciprocamente, è invece la strada che legalmente si può percorrere. Ed è quanto stanno facendo Daimler e BMW che recentemente hanno annunciato alla luce del sole una serie di joint ventures e accordi per fronteggiare insieme le grandi sfide su scala mondiale dell’industria dell’auto: prima il car sharing, poi lo sviluppo di standard per la guida autonoma e in futuro fors’anche per la mobilità elettrica.

Nel settore bancario, dopo la maxi-fusione tra Commerzbank e Dresdner bank durante la Grande Crisi, e più di recente Deutsche bank e Deutsche Postbank, ora il settore bancario tedesco pondera i pro e i contro della fusione tra DB e Commerzbank per creare un campione tedesco in grado di fronteggiare la concorrenza delle big americane e inglesi. Il tentativo di fusione tra Siemens e la francese Alstom andava in quella stessa direzione, ma a livello europeo per tenere testa ai colossi cinesi che intendono aggredire il settore dei trasporti in Europa.

Il precedente
L’unione fa la forza. Ai tempi della Depressione, le big dell’industria dei coloranti sintetici in Germania, Bayer, Basf e Agfa (che già dal 1905 avevano interessi comuni nell’export) si unirono nel 1915 in un consorzio chiamato I.G. Farbenindustrie AG e rimasero unite fino alla fine della seconda guerra mondiale. Il consorzio fu sciolto dagli Alleati, per dividere la Germania. Bayer riprese il suo nome e ricominciò il suo business separatamente da Basf il 19 dicembre 1951.

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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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