festival bianco e nero

Antonello Grimaldi: «Per rilanciare il cinema serve più coraggio da parte dei produttori»

«Quello che manca più è il pubblico», racconta il regista di “Caos calmo” e de “Il cielo è sempre più blu”, che è tornato al cinema con “Restiamo amici”. Per portare le grandi produzioni estere serve agire sulla formazione delle maestranze, dall’attrezzista al macchinista, all’elettricista

di Nicoletta Cottone


Cinema, Antonello Grimaldi: serve più coraggio da parte dei produttori

3' di lettura

Il cinema è industria e lavoro. Cosa servirebbe per ridare smalto al cinema? «Un po’ più coraggio da parte dei produttori. Perché in realtà le storie ci sono. E sono anche belle. Gli attori ci sono, i registi anche. Ho paura che quello che manca più è il pubblico». Al “Festival Bianco e nero” di Cagliari Antonello Grimaldi - il regista di Caos calmo e de Il cielo è sempre più blu, che è tornato al cinema con Restiamo amici - si racconta. In Sardegna nell’ambito di “Argonauti dell’altrove”, i sardi che sono andati alla scoperta del mondo. «Il pubblico da sempre ha fatto fatica a uscire di casa per andare al cinema, ma ormai, con le piattaforme digitali, c’è tutto a casa ed è sempre più difficile che si alzi, prenda la macchina, cerchi parcheggio ed entri in una sala».

C’è un film al quale è più affezionato?
«Sicuramente Il cielo è sempre più blu. Era anche un esperimento. É stato girato a rate, due settimane ogni tanto, per venire incontro alle esigenze degli attori che sono venuti gratis. Ce ne sono pochi di film con quella struttura nel cinema, anche mondiale. Il primo che mi viene in mente è che è stato anche il mio punto di riferimento, è Nashville di Robert Altman. Poi ne sono stati fatti pochi con quella struttura».

Il regista oggi è ancora autonomo?
«Sempre meno, purtroppo, perchè ci sono meno soldi e quindi i produttori, che sono quelli che mettono quei pochi denari che ci sono, sempre di più vogliono intervenire nel prodotto artistico».

Cosa consiglierebbe a chi oggi vuole fare cinema?
«Facile battuta: cambiate idea, perchè è sempre più difficile. Ho sempre pensato che l’unico modo per imparare a fare cinema è vedere film. Vederne proprio tanti. E cominciare a capire come sono fatti e se davvero ti interessa farli anche tu. La regia tecnica si impara in tre ore: cosa è un dolly, un carrello, un primo piano. Il vero problema è quando è giusto usarli. E quello si impara davvero solo vedendo il film».

Quanto è importante agire sulla formazione per portare le grandi produzioni a scegliere l’Italia?
«É importantissimo. Combattiamo col mondo intero, quindi bisogna far capire quali sono, da un lato le specificità dell’Italia, dall’altro bisogna garantire la professionalità, che c’è anche nelle altre nazioni».

Lei è stato presidente della Sardegna Film Commission . Cosa si potrebbe fare per aiutare il cinema?
«Fondamentalmente creare le maestranze. Bisognerebbe fare dei corsi di formazione professionale per i mestieri del cinema, dall’attrezzista al macchinista, all’elettricista. Una delle Film commission più forti d’Italia è quella del Piemonte. Io sono andato a girare una serie in Piemonte nel 2003 e ho portato tutte le maestranze da Roma. Solo che lì c’era in ogni settore un volontario, di Torino o della regione. Ci sono poi tornato nel 2009 e mi sono portato solo i capireparto, perché nel frattempo tutti quelli che erano stati volontari sui set in Piemonte avevano imparato il mestiere. E quindi portavi i capi, perché sono quelli con cui lavori meglio. Però tutto il resto delle maestranze era diventato piemontese e torinese. Bisogna capire che il cinema non è solo regia o sceneggiatura, ma è fatto di tanti mestieri».

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