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«Antonio Marras ci apre le porte della moda»

di Giulia Crivelli

Antonio Marras e Sandro Veronesi

3' di lettura

Come spesso accade dopo periodi di crisi economiche o finanziarie più o meno lunghi, in alcuni settori (a volte in tutti) aumentano le acquisizioni, perché molte aziende che idealmente avrebbero voluto restare indipendenti sono state indebolite dalla crisi. Ma a questo scenario, comune a ogni Paese visto che la pandemia è stata una crisi mondiale, per l’Italia e il settore moda in particolare occorre aggiungere che da anni, forse decenni, si sottolinea la differenza tra il nostro Paese e la Francia, dove sono nati due grandi gruppi, Kering e Lvmh, che hanno saputo aggregare decine di marchi e diventare leader mondiali (il secondo detiene il primato mondiale nell’alta gamma per fatturato e addetti). Fatta questa premessa, non avrebbe dovuto stupire la recente operazione che ha visto protagonisti Sandro Veronesi e Antonio Marras. Invece ha stupito eccome, per due motivi: il primo è che è arrivata “out of the blue”, come dicono gli americani e per usare un’espressione che ci porta nel mondo dei colori. Il secondo è che tra le molte acquisizioni sulle quali si addensavano rumor finanziari, quella tra il gruppo Calzedonia, di cui Veronesi è fondatore e presidente, e il marchio Marras proprio non c’era. L’imprenditore veneto spiega però che l’acquisizione (all’80%), per quanto inaspettata dai più, abbia come solida base e garanzia per il futuro una grande e immediata intesa tra i due protagonisti, lui e lo stilista e imprenditore Antonio Marras.

Come è nata l’operazione?

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Negli anni il gruppo Calzedonia è cresciuto in due modi: da una parte facendo acquisizioni, dall’altra creando marchi ex novo al suo interno. Oggi, oltre al brand principale, dal quale è nato tutto, in portafoglio ci sono, sempre per abbigliamento intimo e beachwear, Tezenis e Intimissimi. Poi abbiamo Atelier Emé (abiti da sposa e cerimonia), Falconeri (abbigliamento in cashmere e altri filati pregiati) e Signorvino, una catena di ristoranti che ha il suo punto di forza nell’amplia carta dei vini, che possono essere acquistati separatamente e senza accomodarsi ai tavoli per mangiare. Un portafoglio diversificato, unico nel panorama italiano ed europeo, ma che ha come core business l’abbigliamento. Mancava, per così dire, un tocco di moda, un marchio di autentico pret-à-porter.

Perché proprio Marras, piccolo marchio con un’identità molto forte, ma lontana dal vostro gruppo e dai suoi numeri?

Siamo un gruppo sano, grande e solido e non abbiamo mai nascosto il desiderio di crescere ulteriormente, vista anche la forte ripresa post Covid che abbiamo avuto, perfino superiore alle attese. Il 2021 si è chiuso con ricavi per 2,5 miliardi, in crescita del 29% sul 2020 e, ancora più importante, del 3,9% sul 2019, anno pre Covid. Riceviamo ogni giorno da parte di banche, analisti e consulenti dossier su possibili acquisizioni. Antonio Marras, al quale non avevo mai pensato, mi è stato segnalato da una consulente che conosce bene la mia visione e per questo, pur con un iniziale scetticismo, ho deciso di analizzare il dossier e di incontrare Antonio, fondatore del marchio insieme alla moglie. Ci siamo intesi subito e ho anche capito, cosa altrettanto importante, che l’operazione aveva un senso.

Ovvero?

Ci consente di entrare a tutti gli effetti nel mondo del pret-à-porter, delle sfilate, dei fashion editor internazionali e di farlo con un marchio dalle grandissima potenzialità, specie in questo momento storico e visti i cambiamenti in atto nei consumatori e, più in generale, nell’industria della moda globale.

Può spiegarci meglio quali sono questi cambiamenti?

Al centro di tutto oggi c’è la sostenibilità ambientale e sociale: le generazioni più giovani pretendono che le aziende e i marchi la mettano come priorità. Ma per chi appartiene a generazioni diverse, come me e la maggior parte dei protagonisti del settore, serve un cambio culturale, che in Calzedonia abbiamo avviato da tempo. Antonio Marras è nativo sostenibile, potremmo dire. Pioniere nel riscoprire antiche lavorazioni e capace di creare abiti e accessori che durano nel tempo per qualità e perché non seguono le tendenze, non passano mai di moda. Anche questa unicità è perfetta per i nostri tempi e credo per il futuro: oggi i consumatori – o almeno una parte importante di loro – cercano come mai in passato prodotti che non siano omologati e che abbiano una forte componente artigianale, ma che siano allo stesso tempo riconoscibili. Antonio, in tanti anni di lavoro appassionato a coerente, ha seguito proprio questa strada. È arrivato il momento, anche per lui, di fare il grande salto.

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