Pensioni

Ape sociale, la Ragioneria lancia l’allarme deroghe

Nel mirino il ritocco che fa scendere a 32 anni la soglia contributiva per edili e ceramisti: precedente per altre categorie con rischio di costi elevati

di Marco Rogari

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3' di lettura

Nessuno stop ai mini-ritocchi al capitolo pensioni della manovra. Che sono stati “bollinati” insieme a tutte le modifiche assorbite nel maxiemendamento finale del governo, approvato dal Senato e destinato, in formato di Ddl di bilancio rivisto, a ricevere il 29 dicembre l’ok definitivo della Camera.
Ma la Ragioneria generale dello Stato lancia un vero e proprio allarme sull’effetto deroghe al meccanismo originario dell’Ape sociale. L’innesco è rappresentato dal correttivo, approvato a Palazzo Madama, con cui scende da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Anticipo pensionistico sociale della mansione “gravosa” di lavoratore edile.

I timori dei tecnici del Mef

Soglia valida anche per i ceramisti, inseriti appunto tra le attività usuranti. I timori e le critiche dei tecnici del Mef sono racchiuse in uno dei passaggi della relazione tecnica del maxiemendamento, che è evidenziato anche nelle schede di lettura dei Servizi studi di Montecitorio e del Senato: «La modifica introdotta, anche se di entità apparentemente contenuta, in realtà altera l’istituto di Ape sociale per i lavoratori addetti ad attività gravose», scrive la Ragioneria.
Che aggiunge: il ritocco «di fatto indebolisce un requisito contributivo per l'accesso all’anticipo di pensione/prestazione che dovrebbe essere più significativamente elevato per soggetti che lavorano e non sono disoccupati». Non solo.

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LA PLATEA
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La preoccupazione di creare un precedente pericoloso

Secondo gli esperti di Via XX Settembre la decisione di abbassare il requisito contributivo «per i soggetti lavoratori occupati in una singola attività» pone «i presupposti per ulteriori richieste da parte dei lavoratori che esercitano altre attività incluse nella lista dei lavoratori gravosi».
In altre parole, Rgs teme che l’eccezione per “edili” e ceramisti” si trasformi in un precedente “pericoloso”, con una corsa di molte categorie di lavori gravosi a invocare lo stesso “sconto” contributivo. E nella relazione tecnica lo si fa capire chiaramente: «abbassare a 32 anni di contributi l’accesso ad Ape sociale per l’impiego in una o nelle attività “gravose” determinerà la richiesta di inserire i lavoratori addetti ad attività usuranti nella lista dei beneficiari di Ape sociale, con ulteriori e significativi oneri».

Tavoli tecnici in arrivo

L’allarme arriva proprio nella fase di preparazione dei tavoli tecnici proposti da Mario Draghi ai sindacati con l’obiettivo di individuare soluzioni possibilmente condivise per riformare nel 2023 la legge Fornero, seppure restando, almeno nelle intenzioni di palazzo Chigi e del Mef, rigidamente all’interno del solco tracciato con il sistema contributivo.
Tavoli che, negli auspici di Cgil, Cisl e Uil, dovrebbero servire, tra l’altro, ad aprire la strada a una nuova flessibilità in uscita e anche a rafforzare ed estendere ulteriormente proprio il raggio d’azione dell’Ape sociale.
Un’indicazione, quest’ultima, arrivata già nelle scorse settimane dalla Commissione tecnica sui lavori gravosi, presieduta da Cesare Damiano, che a più riprese ha suggerito di far scendere la soglia contributiva dei lavoratori edili da 36 a 30 anni.

I vari emendamenti

E in questa direzione andavano anche gli emendamenti alla manovra presentati da diverse forze politiche, a cominciare dal Pd. Ma, alla fine, il governo ha dato l’assenso ad abbassare il requisito non oltre i 32 anni, con tutte le riserve formulate dalla Ragioneria. Il costo dei ritocchi su “edili” e “ceramisti” è stato quantificato in 2,7 milioni nel 2022, 3,8 nel 2023, 3,6 nel 2024, 2,6 nel 2025, 2 milioni nel 2026, 0,8 milioni nel 2027 per poi annullarsi nel 2028.
Complessivamente, l’allargamento del bacino dell’Ape sociale previsto dalla legge di bilancio impatta sui conti per quasi 147 milioni il prossimo anno (144,1 milioni, al netto delle modifiche votate dal Senato), circa 280 milioni nell’anno successivo, dopo il quale gli oneri cominciano a ridursi. La platea interessata è stata stimata per il 2022 in 21.200 lavoratori.

Le critiche di Montecitorio

Ma anche il governo e i tecnici del Mef non sono immuni da critiche. A formularle è il Servizio Bilancio di Montecitorio, che sull’Ape sociale rileva come nella relazione tecnica manchi all’appello la stima delle platee per singole annualità. E sotto i riflettori dei tecnici della Camera finiscono anche gli effetti delle correzioni apportate a Palazzo Madama con tanto di sollecitazione rivolta al Mef: «andrebbero forniti i dati e gli elementi sottostanti la quantificazione dei maggiori oneri connessi con le modifiche in esame, che hanno l’effetto di estendere la platea potenzialmente interessata alla misura».

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