I GOVERNATORI: VALIDARE E NOSTRE LINEE GUIDA

Apertura nidi, centri estivi, passaporto sanitario ed election day: i dossier su cui si rischia il braccio di ferro Governo-Regioni

Così come nella fase uno di gestione dell’emergenza Covid-19, anche in quella della riapertura non diminuiscono le tensioni tra esecutivo e governatori

di Andrea Carli

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(fotogramma)

Così come nella fase uno di gestione dell’emergenza Covid-19, anche in quella della riapertura non diminuiscono le tensioni tra esecutivo e governatori


4' di lettura

I dossier su cui si potrebbe sviluppare l’ennesimo braccio di ferro tra Stato e Regioni sono più di uno. Con il passare delle ore la lista si arricchisce di qualche elemento. La Conferenza delle Regioni ha chiesto al Governo di recepire quanto prima le nuove linee guida, approvate il 22 maggio e aggiornate il 25, nell’allegato al Dpcm del 17.

Sotto la lente dei governatori, la scheda sui “Servizi per l’infanzia e l’adolescenza”, e le sue implicazioni dirette sui tempi di apertura delle strutture per i bambini da 0 a 3 anni e dei centri estivi (che le regioni vorrebbero al via da giugno). In teoria, spiegano dalla Conferenza delle Regioni, le nuove linee guida potrebbero essere già applicate ma la richiesta avanzata all’esecutivo punta «a fare in modo che ci sia la massima coerenza normativa possibile». Di fatto, si rischia l’ennesimo braccio di ferro tra Stato e Regioni.

C’è poi il tema della richiesta avanzata da Sardegna e Sicilia di un passaporto sanitario in vista del possibile via libera, il 3 giugno, agli spostamenti tra le regioni. Proposta che ad oggi ha registrato il no dell’esecutivo e del Comitato tecnico scientifico. E c’è il tema dell’election day (regionali, comunali e referendum sul taglio dei parlamentari) che ha registrato lo stop di Stefano Bonaccini e Giovanni Toti, rispettivamente presidente e vice presidente della Conferenza delle Regioni.

Intanto il Veneto pone sotto la lente il tema dell’apertura dei nodi, nelle stesse ore in cui veniva pubblicato uno studio Confcommercio-Censis che mette in evidenza come un asilo su tre potrebbe non riaprire. «Chiedo al Governo che approvi le linee guida sui bimbi da 0 ai 3 anni - ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia -. Le abbiamo consegnate già una settimana fa, se fanno in modo di validarle, di recepirle, posso garantire che partiamo subito e poi ci seguiranno le altre regioni». Zaia ha confermato l’intenzione di aprire dal primo giugno i centri estivi dai 3 ai 17 anni.

Zaia: invito il governo a validare le nostre linee guida
«Non voglio far polemica - ha aggiunto il governatore veneto - ma invito al Governo a validare le nostre linee guida. Stiamo parlando di bimbi da 0 a 3 anni, una categoria per la quale abbiamo un’attenzione strema». Zaia ha chiesto che k’esecutivo validi anche «quelle linee guida, già approvate dalla Conferenza delle Regioni, che non sono dentro il Dpcm del 18 di maggio (del 17 maggio, in vigore dal giorno successivo ndr). Alcune sono in un limbo e non sono ancora un allegato di quel Dpcm».

Centri estivi, Bonetti:Regioni possono decidere data diversa
Per quanto riguarda i centri estivi, la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha chiarito che «le Regioni e le Province autonome possono stabilire una diversa data anticipata o posticipata per l’apertura, a condizione che ne abbiano valutato la compatibilità con l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. La Regione Veneto - ha poi ricordato - avvierà i centri estivi dal prossimo lunedì 1° giugno, la Regione Emilia Romagna li avvierà dall’8 giugno. Altre Regioni sono vicine all’approvazione dei propri protocolli». «Non sottovaluto - ha concluso Bonetti - le difficoltà generate dalle disposizioni approvate, ma si tratta di trovare il giusto bilanciamento tra il diritto alla socialità, al gioco ed in generale all’educazione dei bambini e degli adolescenti e la necessità di garantire condizioni di tutela della loro salute».

Le regioni al governo: aggiornare Dpcm con nuove linee guida
Cinque giorni fa, venerdì 22 maggio, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato l’aggiornamento e l’integrazione alle “Linee guida per la riapertura delle attività economiche e produttive”. La versione aggiornata delle “Linee guida” è stata inviata al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, al ministro della Salute, Roberto Speranza e al ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia affinché il governo aggiornasse il Dpcm del 17 maggio 2020 ai fini della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, «anche per un coerente coordinamento dei testi». Di qui le parole di Zaia: il governatore venerto ha messo in evidenza che l’operazione non è stata effettuata.

La richiesta di un confronto con i ministri
La Conferenza delle Regioni ha poi sottolineato l’opportunità che su alcune delle nuove schede (“cinema e spettacolo dal vivo” e “servizi per l’infanzia e l’adolescenza”) si attivasse «un confronto immediato visto che il Governo sta già lavorando su queste tematiche». La Conferenza ha anche chiesto di incontrare Bonetti, il responsabile dei Beni culturali Dario Franceschini, dell’Istruzione e dell’Università Lucia Azzolina, dello Sport Vincenzo Spadafora, e dei Trasporti, Paola De Micheli.

Lo scontro sull’election day il 20 settembre
Ma la partita con il governo non si gioca solo sul campo delle linee guida per l’apertura. Le distanze sono anche sulla data dell’election day. «Leggiamo le dichiarazioni del rappresentante del Governo (il sottosegretario all’Interno Variati, ndr) che parla di accordo tra esecutivo e Regioni sulla data del voto il 20 settembre - hanno sottolineato il presidente e il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e Giovanni Totisi legge -. Ma in realtà non c’è stato alcun accordo formale. Cinque delle sei Regioni chiamate alle urne avevano indicato ufficialmente altre date: il 26 luglio, il 6 settembre o al massimo il 13 settembre. Il 20 settembre è una data dunque che non era ricompresa tra quelle indicate, che peraltro impedisce la riapertura di un anno scolastico, già di per sé molto difficile. Inoltre si tratta di una data a ridosso di ottobre, mese nel quale, stando alle relazioni del Comitato tecnico-scientifico del Governo, potrebbe riproporsi il Covid».

Per approfondire:
Passaporto sanitario, i pro e i contro del lasciapassare per le vacanze
Spostamenti tra regioni e concessione ad Autostrade, settimana di tensione per il governo

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