La vittoria di Isabel Ayuso

Aperture, qual è il modello Madrid che piace a Salvini

Successo per l’amministrazione regionale che ha adottato una strategia contro la pandemia diversa rispetto ad altre parti della Spagna

di Nicola Barone

Elezioni Spagna, Ayuso (PP) vince a Madrid ma avrà bisogno di Vox

I punti chiave

  • La formula del successo di Isabel Ayuso
  • Da domenica stop al coprifuoco
  • Il terremonto per Podemos
  • Le mosse dei socialisti post sconfitta

3' di lettura

«Ripartire, lavorare di giorno, di sera, al chiuso e all’aperto». È con lo sguardo a Madrid che Matteo Salvini carica i suoi ministri in vista delle prossime riunioni dell’esecutivo per trasferire qui quello che per il leader leghista è un vero e proprio modello. In effetti l’amministrazione regionale guidata dal Partito popolare ha adottato una strategia di contrasto della pandemia in molti casi diversa rispetto ad altre parti della Spagna. Sì ad orari ampi e attività dei locali all’aperto, malgrado in certe fasi si fossero registrate percentuali di contagio pericolosamente più marcate. Suscitando per questo polemiche e frizioni col governo centrale che tuttavia non sono riuscite a fermare l’ascesa della leader locale.

La formula del successo di Ayuso

Alle urne per Isabel Díaz Ayuso è stato un successo. Più del doppio dei seggi rispetto all’ultima legislatura e a solo cinque dalla maggioranza assoluta, che se anche renderà necessario il sostegno da parte dell’estrema destra di Vox per la conferma alla guida non sposta di una virgola il peso della vittoria. «La libertà ha trionfato di nuovo a Madrid», è stato il saluto della grande (e «coraggiosa» per Salvini) vincitrice ai simpatizzanti. Sotto accusa a più riprese è finito il caos per i turisti provenienti dall’estero. La stampa ha mostrato spesso immagini di giovani stranieri attratti da restrizioni sanitarie meno rigide che in patria e dai bar e ristoranti aperti fino alle 23. Per Ayuso essenziali erano i controlli necessari in aeroporti e frontiere, non il resto. «Il problema non è se viene un francese a bere a Madrid, ma se viene contagiato o no».

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Da domenica stop al coprifuoco

Ora è la Spagna nel suo complesso, con numeri di vaccinazioni crescenti, ad abbracciare una nuova fase di risposta alla pandemia, con molte novità. Una delle quali è che in almeno 13 delle 17 regioni del Paese, tra cui Madrid, il coprifuoco notturno non verrà rinnovato. Anche le limitazioni agli spostamenti fra territori saranno eliminate quasi ovunque. Dalla mezzanotte di domenica 9 maggio rimarrà infatti senza effetti la dichiarazione di stato d’emergenza nazionale decretata dal governo e poi approvata dal Parlamento nell’autunno del 2020: è il principale strumento su cui si sono sostenute misure restrittive che hanno limitato diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione.

D’ora in poi, le amministrazioni regionali dovranno ottenere l’ok dei tribunali per applicare nuove restrizioni in caso di necessità. La maggior parte dei governi sostiene di non avere sufficiente margine giuridico per imporre restrizioni come coprifuoco o divieti di spostamento fra i territori. Ci sono già stati alcuni esempi di decisioni giudiziarie in contraddizione, a seconda del tribunale chiamato in causa.

Il terremoto per Podemos

Già prima del voto a Madrid molti osservatori sostenevano che le elezioni amministrative avrebbero prodotto uno sconquasso sul piano nazionale, dopo una campagna elettorale dai toni aspri e fortemente ideologizzati (comunismo o libertà, democrazia o fascismo). Adesso se ne attendono le conseguenze reali, già in vista quando Ayuso aveva deciso a marzo di convocare elezioni anticipate in piena emergenza sanitaria, dopo un anno di scontro frontale con il governo centrale a trazione socialista sulla gestione della pandemia. Prima vittima di peso Pablo Iglesias, leader di Podemos. Dopo aver abbandonato il posto di vicepremier, è andato incontro a una batosta tanto forte da spingerlo ad abbandonare per sempre la politica attiva.

Le mosse dei socialisti post sconfitta

Uno dei primi passi in vista per il Psoe del premier Sanchez, secondo diverse testate, è l’anticipazione a giugno delle primarie per rinnovare la leadership regionale in Andalusia, il territorio storicamente più importante per i socialisti e dove da gennaio 2019 governa la coalizione di centrodestra Partito Popolare (Pp)-Ciudadanos con il sostegno dell'ultradestra di Vox. L’idea sarebbe di non farsi cogliere impreparati nel caso in cui il Pp anticipasse le elezioni regionali lì per cercare di sfruttare il vento a proprio favore dopo la vittoria di Ayuso a Madrid.

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