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Apollinare: «ricordatevi di me!»

di Armando Torno


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2' di lettura

Quando fu rubata la Gioconda di Leonardo al Louvre, il 20 agosto 1911, la polizia brancolava nel buio. Nessuno sospettava del vero autore del furto, Vincenzo Peruggia, che avrebbe desiderato “restituire il dipinto all'Italia”. Si cominciò a indagare tra gli artisti.

Chi sarà stato, chi poteva farlo eccetera: a tal proposito i sospetti caddero anche su Picasso, finché un giorno la polizia decise di incarcerare Apollinaire. Polacco d'origine ma nato a Roma, francese di formazione, amico di italiani, era noto anche per il gusto della mistificazione e come amante delle beffe. Finì in prigione e ci volle qualche giorno perché riuscisse a dimostrare di essere estraneo ai fatti e tornare in libertà.

Del resto, Apollinaire era noto nel mondo dell'arte (amico anche di Braque), della poesia, del teatro, della letteratura, aveva già pubblicato novelle e romanzi erotici, non faceva mistero del suo interesse per le pagine oscene di Pietro Aretino o Giorgio Baffo. Non accadeva nulla in quella mirabile Parigi d'inizio ‘900 senza che Apollinaire fosse coinvolto. Sosterrà il futurismo e fu tra i primi estimatori della pittura metafisica.

Nel 1918 la morte per febbre spagnola
Morì nel novembre 1918 di spagnola, anche se una ferita alla testa durante la Grande Guerra, combattuta nell'esercito francese, lo rese fragile e vulnerabile.
In occasione del centenario della sua scomparsa, non poche sono state le pubblicazioni; tuttavia la più interessante è uscita soltanto ora: sono i due volumi del “Dictionnaire Apollinaire”, realizzati sotto la direzione di Daniel Delbreil per la casa editrice parigina Honoré Champion (pp. 1272 complessive; prezzo sino al 31 agosto 120 euro, in seguito sarà 150 euro).

Con poco meno di 500 articoli, scritti da una cinquantina di collaboratori (alcuni italiani, numerosi insegnano in Sorbona e in varie università francesi, non mancano docenti di San Pietroburgo, di Tokyo, ma anche canadesi, statunitensi, inglesi, polacchi eccetera), questi due volumi contengono quanto era possibile raccogliere e indagare su Apollinaire.
Ecco allora le voci – per restare in Italia – su Boccioni, Carrà, De Chirico, Marinetti, Papini, Russolo, Severini, Ungaretti; quest'ultimo lo andò a trovare per comunicargli la vittoria della guerra ma lo trovò già morto. Poi voci sull'Italia, su Roma (lui amava quella dei Borgia), su come la sua opera sia stata recepita (persino nel mondo arabo). Molti articoli sono dedicati alla sessualità (uno tratta delle prostitute: è utile anche per capire il rapporto con la madre); tuttavia non mancano quelli di filosofia (Nietzsche), o altri sul mito, su Orfeo, sull'orfismo.

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