Tecnologia e socialità

Apologia di buon vicinato per gli iscritti a Nextdoor

«Nel periodo della pandemia è stato un prezioso supporto alla socialità poiché gli utenti hanno visto le relazioni scomparire e considerato le piattaforme parte integrante della propria routine», spiega Amedeo Galano, a capo della divisione italiana

di Paola Stringa

In tempi di emergenza sanitaria anche i residenti di Boerum Hill, a New York, si sono dedicati alla solidarietà. Tra loro, una coppia di italiani, Laura Giromini e Luca Arrigoni che hanno usato Nextdoor per far conoscere le loro iniziative: lei, alla chiusura delle palestre in cui insegna, ha iniziato a realizzare e a distribuire mascherine per il vicinato; lui ha adibito il suo ristorante di quartiere, che si chiama Sottocasa, a pizzeria da asporto (credit Francesca Magnani per “IL”).

3' di lettura

In un'epoca di distanziamento sociale cresce l'importanza del buon vicinato. E se viaggeremo di meno o avremo meno occasioni di frequentare persone lontane, è probabile che ci concentreremo di più sulle relazioni di prossimità, on line e off line. Per settimane abbiamo convertito vite, attività e affetti al digitale, lasciando sguarniti i contenitori di aggregazione, socialità e solving problem cui eravamo avvezzi; ma quel patrimonio di preziosi contatti per scambiare informazioni e condividere idee e opportunità non è rimasto a galleggiare sull'onda surreale del lockdown, e si è trasferito in altri punti di ritrovo dove non è necessario indossare mascherine.

È così che le portinerie di quartiere, nate come hub a cui accordare fiducia, chiavi e incombenze quotidiane (ne abbiamo parlato lo scorso anno sul numero 112 di IL) sono state surrogate dalle community virtuali geolocalizzate che presidiano gli stessi bisogni, registrando un trend costante di utenti e solidarietà. Le “social street” hanno aperto la porta alle reti iperlocali, generando un terreno fertile al loro sviluppo. Ne sono esempi recenti Laserwall (la bacheca di condominio interattiva per connettere i vicini di casa, favorendo gli aiuti reciproci) e FrescoFrigo, la app di comunità per gestire i supermercati di condominio, sperimentata in piena emergenza da un migliaio di residenti di un caseggiato alle porte di Milano e destinata a durare ben oltre la quarantena, stando alla campagna di equity crowdfunding appena avviata su CrowdFundMe in vista della sua espansione.

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Nextdoor, la finestra (virtuale) sul cortile, con 260mila quartieri connessi nel mondo, si caratterizza invece come una “portineria 2.0” senza affinità tra utenti, esclusa la vicinanza geografica. C'è chi cerca lavoro e chi chiede il contatto di un idraulico; chi ha bisogno di una ciclofficina o di una pescheria; chi si offre per portar fuori il cane o per un prelievo ematico a domicilio. Non solo: le conversazioni legate al supporto del commercio di zona si sono moltiplicate e questo, più ancora dei post aziendali introdotti tra le funzioni del social media, potrebbe avere un impatto positivo sulle imprese locali. A livello globale, abbiamo discusso per giorni delle stesse questioni (cibo da asporto, disinfettanti, supermercato, distanze) e usato gli stessi hashtag, ma le necessità e le preoccupazioni più urgenti le abbiamo condivise soprattutto con i vicini di casa, cui abbiamo confidato punti di vista e accomandazioni.

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Ogni Paese ha le sue peculiarità e l'Italia, dove il più locale dei network è arrivato nel 2018 e conta 3mila quartieri, non è la community più attiva, ma sta crescendo. Negli Stati Uniti, in cui Nextdoor è nato, il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, si è accorto del suo potere di penetrazione e lo ha sperimentato per diffondere capillarmente le indicazioni sui comportamenti da seguire in emergenza.

Spiega Amedeo Galano, a capo di Nextdoor Italia: «Ci sono decine di app per incontrarsi, Nextdoor però è la numero uno per incontrare persone vicine. Nel periodo della pandemia è stato un prezioso supporto alla socialità poiché gli utenti hanno visto le relazioni scomparire e considerato le piattaforme parte integrante della propria routine. D'ora in poi si moltiplicheranno le interazioni per attivare progetti nei quartieri attraverso chiamate dal basso, in un'ibridazione costante tra reale e virtuale. Le mini funzionalità introdotte in quarantena, come la Mappa della solidarietà e i Gruppi solidali, rispondono ai bisogni emersi, ma la chiave del successo sarà la rete dei micro business: consigli e punti di vista hanno l'opportunità di generare fiducia per via della prossimità».

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