controllo ed epidemia

App per il monitoraggio del coronavirus, arriva la app europea

Partecipano istituzioni e società di otto paesi euorpei, Italia compresa. Adottato il bluetooth per rispettare la privacy

di Elena Comelli

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Ansa

Partecipano istituzioni e società di otto paesi euorpei, Italia compresa. Adottato il bluetooth per rispettare la privacy


3' di lettura

I cellulari possono diventare un mezzo per contenere la diffusione del Coronavirus e per evitare il contagio, senza sacrificare gli elevati standard di privacy della società europea. L'annuncio di una nuova tecnologia

pensata per combattere la pandemia è stato fatto a Berlino da un team di ricercatori di otto Paesi europei, fra cui l'Italia.

I responsabili del progetto Pan-European Privacy Preserving Proximity Tracing (Pepp-Pt), che si è avvalso della collaborazione di oltre 130 accademici e tecnici, hanno reso pubblico il codice di un'app che analizza i segnali bluetooth tra cellulari, per rilevare gli utenti che sono stati abbastanza vicini da contagiarsi a vicenda, e memorizza i loro dati temporaneamente su entrambi i telefoni. Se in seguito uno degli utenti memorizzati risulta positivo, l'app avvisa chiunque gli sia stato vicino nei giorni precedenti.

Basata su bluetooth

A differenza delle tecnologie di sorveglianza più invasive, utilizzate in Asia per tenere traccia delle infezioni senza alcun rispetto per la privacy, il nuovo software europeo, già da tempo in fase di test a Berlino, incorpora garanzie per crittografare i dati e anonimizzare le informazioni personali.

Questo lo mette al sicuro dagli abusi di terzi, compresi i governi, e garantisce che gli standard di protezione dei dati personali non subiscano danni proprio mentre l'Europa deve affrontare la pandemia.

«L'obiettivo è determinare se qualcuno è stato a meno di due metri di distanza da qualcun altro per un lungo periodo di tempo. E soprattutto in ambienti chiusi. Con la nostra tecnologia, il cellulare riconosce automaticamente gli smartphone degli altri utenti che hanno la stessa app. Ogni incontro a distanza critica che è durato più di qualche minuto viene memorizzato crittografato sul telefono per 21 giorni. È del tutto irrilevante a chi appartiene l'altro telefono o dove si è svolta la riunione. Non creiamo profili di movimento e non monitoriamo i dati mobili. Misuriamo solo le distanze”, ha spiegato Thomas Wiegand, direttore del Fraunhofer Heinrich-Hertz-Institut al Politecnico di Berlino.

«In Europa abbiamo lottato duramente per arrivare al livello di privacy in cui ci troviamo, non dobbiamo buttare dalla finestra la nostra civiltà», ha sostenuto Chris Boos, amministratore delegato di Arago, società di intelligenza artificiale con sede a Berlino, che è stato uno dei promotori del progetto ed è anche consulente della cancelliera Angela Merkel sulla politica digitale.

Aperta ad adesioni

Lothar Wieler, presidente del Robert Koch-Institut, che coordina la risposta di Berlino alla pandemia, ha detto che il suo istituto sta lavorando alla produzione di un'app basata su questo codice e ha fatto capire che la Germania sarà fra i primi Paesi a lanciarla, puntando a un'adesione volontaria dell'intera popolazione tedesca.

Lo scopo dell'apertura del codice, ha spiegato Boos, è facilitare il lancio di app nazionali in tutta Europa in grado di comunicare tra loro per captare i segnali bluetooth dei cellulari e aiutare a evitare la diffusione del contagio una volta che i blocchi a livello nazionale saranno riusciti ad “appiattire” la curva della diffusione della pandemia e cominceranno ad allentarsi.

Gli attuali membri del progetto, finanziato da donazioni, includono istituti di ricerca e aziende con sede in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Svizzera e Spagna. Fra i partecipanti ci sono diversi istituti del Fraunhofer, i Politecnici di Zurigo e di Losanna, il Politecnico di Lovanio, la Danmarks Tekniske Universitet, il Politecnico di Linz, lo European Laboratory for Learning and Intelligent Systems, le francesi Acticome, Ubique e l'Institut National de Recherche en Sciences et Technologies du Numérique, Vodafone, la Fondazione Isi di Torino e l'italiana Bending Spoons, primo sviluppatore di app per Ios in Europa.

Ma l'iniziativa rimane aperta all'adesione di nuovi Paesi, anche al di fuori del continente. «Penso che l'Europa sia un ottimo punto di partenza perché abbiamo una lunga tradizione di privacy - ha detto Boos -. Ma naturalmente lo stiamo aprendo anche ad altre aree del mondo e abbiamo già ricevuto le prime richieste di adesione dall'esterno dell'Europa».

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