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App, test sierologici, tamponi, Covid hospital e medicina territoriale: a che punto siamo con le cinque leve della Fase 2

Sono questi gli assi intorno ai quali ruota la Fase 2 da un punto di vista sanitario. Al di là delle misure di distanzanziamento e dell’utilizzo della mascherina chirurgica per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni

di Andrea Gagliardi

Coronavirus, tamponi drive-in: i test si fanno in auto

Sono questi gli assi intorno ai quali ruota la Fase 2 da un punto di vista sanitario. Al di là delle misure di distanzanziamento e dell’utilizzo della mascherina chirurgica per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni


5' di lettura

Test sierologici, app di tracciamento dei contagiati e Covid hospital. Ma anche tamponi e rafforzamento dei presidi di medicina territoriale per ridurre i casi di ospedalizzazione dei pazienti. Sono questi gli assi intorno ai quali ruota la Fase due, da un punto di vista sanitario, nella gestione dell’emergenza coronavirus. Al di là delle misure di distanzanziamento e dell’utilizzo di una mascherina chirurgica per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni.

La app Immuni in attesa di un decreto legge
Un pezzo importante della Fase 2 sarà la mappatura tempestiva dei contatti dei contagiati. Per questo il governo ha deciso di ricorrere all’app Immuni creata dalla società Bending Spoons che ha vinto la gara indetta dall’esecutivoe. È stata l’Europa a dettare le regole di base per l’app: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Immuni seguirà il modello il modello più protettivo della privacy («decentralizzato»), che è anche quello voluto da Google e Apple. L’autorizzazione al sistema di contact tracing avverrà attraverso «una norma di rango primario», cioè una legge o un decreto convertito dal Parlamento, forse già quello di fine aprile con le nuove misure per famiglie e imprese. Secondo il Comitato tecnico scientifico che affianca il governo l’app sarà efficace se la userà il 70-80% .

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4 maggio al via i test sierologici nazionali
Il 4 maggio partiranno i test sierologici a livello nazionale su un campione di 150mila persone. Lo ha annunciato il commissario straordinario Domenico Arcuri sottolineando che l'azienda vincitrice - Abbott - offrirà
gratuitamente i test. La gara è stata chiusa il 25 aprile, 4 giorni prima del tempo previsto (29 aprile, ndr). E sono state 72 le aziende che hanno partecipato. Quella che è stata scelta, Abbott appunto (l’annuncio è stato dato nella serata del 25 aprile) offre la «migliore soluzione oggi esistente sul mercato». I test vengono eseguiti con un prelievo di sangue in laboratorio per analizzare la presenza di anticorpi in grado di bloccare il coronavirus e valutare così lo stato di immunità di una persona. Anche se non è corretto parlare di patente di immunità. I test servono non tanto per diagnosticare (come fa il tampone) ma per capire regione per regione la diffusione reale del virus.

Test partiti in Lombardia
Intanto il 23 aprile sono partiti ieri i test sierologici in Lombardia, che si è mossa in anticipo. Al test verranno sottoposti inizialmente i medici e gli operatori sanitari di alcune delle province della Lombardia più colpite dall'epidemia: Lodi, Brescia, Bergamo e Cremona. Le analisi saranno poi allargate al resto della popolazione e interesseranno tutte le province lombarde. Li sta effettuando il sistema sanitario regionale con i kit realizzati dalla Diasorin, scelta dal Policlinico San Matteo di Pavia, che sul mercato li considera attualmente i più affidabili, dopo aver portato avanti con l'azienda la sperimentazione. L'esame ha ottenuto il riconoscimento dall'Istituto Superiore di Sanità, tramite il marchio CE. La Regione Lombardia ne ha al momento acquistati 500mila per partire subito. Si comincia con 20mila test, da fare tra il primo e il secondo giorno, per poi entrare a regime con circa 50mila test giornalieri.

Quello del San Matteo è finora l’unico test validato. Ma sono una ventina le aziende che hanno risposto alla manifestazione di interesse di Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, per la fornitura di test per la ricerca degli anticorpi neutralizzanti anti Sarv-cov-2 (Covid 19). La Regione attende ora che l'Istituto superiore di Sanità comunichi quali test, tra quelli candidati, hanno la certificazione.

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Nel Lazio ok a test su forze ordine e sanitari
Non c’è solo la Lombardia a muoversi. Nel Lazio dovrebbe partire la campagna di monitoraggio con i test sierologici su operatori sanitari e forze dell'ordine. Saranno ben 300 mila, «la più grande indagine epidemiologica che verrà svolta nel nostro Paese» ha sottolineato oggi l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato, annunciando il via libera della giunta di Nicola Zingaretti alla delibera che dà le indicazioni sui test. L’obiettivo è partire ai primi di maggio, con l'acquisizione dei kit entro fine mese.

Tamponi ad oltre un milione di italiani
Sono oltre un milione, invece, gli italiani che sono stati sottoposti a tampone. Dai dati della protezione civile emerge che gli esami effettuati fino al 25 aprile sono stati infatti 1.707.743 che hanno riguardato complessivamente 1.186.586 persone. Al primo posto la Lombardia con 326.940 tamponi e 202.827 casi testati, seguita dal Veneto con 306.977 tamponi e 186.426 persone coinvolte. Ma il ricorso ai tamponi è destinato a crescere. In vista della fase 2 e del ritorno al lavoro di 2,7 milioni di italiani, tra le misure concordate tra governo e parti sociali c’è infatti anche la possibilità per l’autorità sanitaria, per prevenire l'attivazione di focolai epidemici nelle aree maggiormente colpite dal virus, di disporre misure aggiuntive, come l'esecuzione del tampone per i lavoratori.

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15mila letti nei Covid hospital
Sul fronte ospedaliero, i posti in terapia intensiva attivati finora, in pochi mesi sono passati da poco più di 5mila a 9mila. Nel menu delle misure a cui sta lavorando il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza che entreranno nel decreto aprile atteso in consiglio dei ministri a fine mese ci sono circa 2 miliardi per stabilizzare nei Covid hospital 15mila letti in terapia intensiva e sub-intensiva in tutte le Regioni per tenersi pronti nel caso arrivasse una seconda ondata di contagi in autunno. Ogni Regione dovrà individuare i Covid hospital dedicati all'emergenza (o almeno quei reparti separati dagli altri per evitare possibili contatti tra i malati di Covid e gli altri pazienti).

80mila curati casa, Usca in 13 Regioni
E al di là del la rete ospedaliera, si punterà molto sul potenziamento delle cure a casa per gli oltre 80mila malati di Covid in isolamento domiciliare. Tra le misure cruciali, l’assunzione di almeno 5mila infermieri per rafforzare appunto le cure domiciliari. Si punterà anche a irrobustire le Unità speciali di continuità assistenziale, le Usca, che nel decreto di inizio marzo dovevano nascere ogni 50mila abitanti. Oggi ci lavorano circa 500 medici e al momento ne sono state create poche e solo in 13 Regioni (Puglia, Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Campania, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle d'Aosta, Sicilia, Toscana e Veneto). Questi piccoli team di camici bianchi, dotati di tutte le protezioni previste, seguono i casi sospetti o conclamati di Covid-19 direttamente a casa.

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