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Appalti, il 20 ottobre lo schema di codice del Consiglio di Stato

Commissione presieduta da Frattini e coordinata da Carbone. Sette sottocommissioni guidate da presidenti di sezione. Presenti Cassazione, Avvocatura, Bankitalia, Corte dei conti. Non c'è l'Anac

di Giorgio Santilli

Draghi: "Raggiunti obiettivi del Pnrr di questo semestre"

3' di lettura

Partono i lavori della commissione speciale del Consiglio di Stato per la scrittura del nuovo codice degli appalti: l’obiettivo confermato mercoledì 6 luglio da una nota del Presidente del CdS, Franco Frattini, è consegnare il testo dello schema di decreto legislativo a Mario Draghi entro il 20 ottobre, scadenza fissata dallo stesso presidente del Consiglio nella lettera di incarico.

La nota del Consiglio di Stato

La nota del Consiglio di Stato sottolinea indirettamente l’impegno non ordinario che sarà necessario per rispettare la scadenza: parla infatti di «tempi rapidissimi» e «termini stringenti» che saranno rispettati «per consentire al Governo una compiuta valutazione politica e i necessari passaggi procedimentali, trattandosi di una riforma che costituisce un obiettivo del Pnrr, da conseguire entro il termine del 31 marzo 2023». La delega contenuta nella legge 78/2022 scade entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge stessa (quindi il 9 gennaio 2023) ma è prorogabile di tre mesi, ricongiungendo sostanzialmente il termine a quello del Pnrr. Dopo la presentazione del testo da parte del Cds appare inevitabile comunque un confronto all’interno del governo, considerando che la proposta del Dlgs è congiunta Presidenza del Consiglio-Mims.

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I contenuti dello schema di decreto

A proposito dei contenuti dello schema di decreto legislativo, le linee guida di Frattini puntano ad «attuare la delega per costruire una normativa sui contratti pubblici snella ed efficace, che possa sostenere la crescita del Paese e affrontare le sfide del Pnrr». Si profila quindi un codice più leggero di quello attuale anche se non ha avuto per il momento nessuna risposta dal governo la questione fondamentale se si debba andare a una revisione dell’attuale codice degli appalti o se si debba scrivere un codice ex novo.

La commissione speciale

Il decreto di costituzione della commissione speciale è stato firmato lunedì 4 luglio da Frattini. Sarà lui stesso a presiedere la commissione speciale che sarà coordinata da Luigi Carbone, presidente della prima sezione (la «sezione normativa») ed ex capo di gabinetto del Mef.

La commissione speciale sarà articolata in sei sottocommissioni, ognuna delle quali sarà presieduta da un presidente di sezione del Consiglio di Stato. Nella commissione, oltre a consiglieri di Stato e dei Tar, saranno presenti avvocati dello Stato, consiglieri della Cassazione e della Corte dei conti, professori, avvocati ed esperti tecnici. Cospicua la presenza dei tecnici di Bankitalia, presente in tutti i sottogruppi. Vistosa l’assenza dell’Anac.

Commissione mista

Proprio la presenza degli esperti - fra cui ingegneri, tecnici ed economisti - caratterizza la commissione nel senso della «multidisciplinarietà». La «commissione mista» è sì prevista dal comma 4 dell’articolo 1 della legge 78/2022, ma costituisce comunque una novità molto rilevante nella storia accidentata degli ultimi trenta anni di normativa sugli appalti. Tanto più l’approccio sarà innovativo, in termini soprattutto di applicabilità delle norme, se la commissione speciale valorizzerà questi contributi tecnici.

Non si può, per altro, non registrare la polemica del presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, che ieri ha lamentato l’assenza di tecnici indicati direttamente dagli Ordini.

Un aspetto delicato del lavoro della commissione e delle sottocomissioni riguarda il coinvolgimento degli stakeholder. Il presidente Frattini ha più volte riconfermato la volontà di mettere in atto un «processo di ascolto» che prevederà anche audizioni.

Il Consiglio di Stato fa comunque sapere che sarà applicato anche in questo caso il principio secondo cui agli stakeholder è sempre consentito di presentare memorie. Questo principio fu affermato per la prima volta nel parere 616/2016 sul Foia, Freedom of Information Act: a firmare quel parere fu per altro proprio Franco Frattini.

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