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Appalti bloccati: l’84% fermi prima del via ai cantieri

di Giorgio Santilli


Edilizia, la grande crisi: cantieri fermi valgono 36 mld

3' di lettura

L’84% delle opere ferme risulta bloccato prima dell’apertura dei cantieri per cause procedurali amministrative (nel 43% dei casi), per cause finanziarie (36%) o per decisioni politiche che non arrivano prima della gara (19%). Per un terzo dei casi si presenta più di una causa di blocco (questo spiega anche perché il totale del grafico pubblicato dà un totale superiore a 100).

Le opere ferme per «complessità del quadro normativo di riferimento in materia di appalti pubblici» - e in particolare il codice appalti - sono invece soltanto il 9%. A dirlo è l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) che ha completato il primo report sulle cause di blocco delle 630 opere (per un valore di 54,4 miliardi) monitorate con l’Osservatorio sbloccacantieri .

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La gran parte delle opere segnalate e monitorate sono al Nord: 430 interventi per un importo complessivo di 33,1 miliardi (66% del totale). Al centro sono 70 opere per 9,6 miliardi, al Sud 130 opere per 11,7 miliardi. Gli interventi sopra i 100 milioni sono 53 e assorbono la grande maggioranza dell’importo, 50,6 miliardi.

LA MAPPA DELLE OPERE FERME
LA MAPPA DELLE OPERE FERME
LA MAPPA DELLE OPERE FERME

Ora toccherà allo sblocca-cantieri appena convertito in legge intervenire su questa massa di interventi fermi. Più che dalla riforma del codice saranno i commissari, quando verranno nominati dal governo, a giocarsi le carte per riavviare gli interventi.

Una mappa Ance ripartisce le opere principali per causa di blocco: fra gli interventi fermati da cause procedurali/amministrative ci sono il 1° lotto autosttradale fra la A4 e la Val Trompia, la superstrada dell’itinerario Valsugana Valbrenta-Bassano, il progetto del Sarno. Fra le opere fermate da cause finanziarie il pacchetto di 228 interventi di messa in sicurezza ponti e viadotti, dissesto idrogeologico della provinca di Vercelli e il completamento del raddoppio ferroviario Genova-Ventimiglia (tratta Andorra-Finale) per cui sono disponibili 266 milioni su 1,5 miliardi di costo.

Come esempi di opere bloccate dalle decisioni politiche che non arrivano ci sono, nella fase pre-gara, la Gronda di Genova, che aspetta il via libera del ministero delle Infrastrutture al progetto, e la strada statale Maglie-Leuca, opera da 300 milioni ideata 24 anni fa, con un progetto preliminare approvato 14 anni fa. Fra i lavori già avviati e bloccati dalle decisioni politiche non potevano mancare la Tav Torino-Lione e l’Alta velocità Brescia-Verona (1° lotto funzionale). Non mancano problemi collegati alle concessioni autostradali, in particolare per l’autostrada regionale Cispadana e per il raccordo Ferrara-Porto Garibaldi, mentre le regole del mercato degli appalti hanno bloccato - secondo il report Ance - le opere di depurazione delle acque in Sicilia e l’adeguamento sismico delle scuole friulane. Si evidenzia che in genere a pesare è la richiesta, fatta dal codice del 2016, di progetti esecutivi (che non ci sono) per andare in gara.

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Crescenti anche i casi di lavori bloccati per motivi di contenzioso (autostrada Roma-Latina e schema depurativo agglomerato Reggio Calabria), per problemi finanziari dell’impresa esecutrice (nodo ferroviario di Genova), per varianti, carenze tecnico-progettuali e contenziosi connessi (il 3° lotto della Nuova Aurelia e il nuovo ospedale di La Spezia).

Il capitolo più innovativo sul piano dell’analisi è però quello che lancia il concetto di «trappola dell’efficienza». Per due terzi delle opere, come detto, c’è più di una causa a bloccare e dall’analisi «emerge un vero e proprio circolo vizioso»: sono infatti numerosi i casi in cui «ritardi amministrativi e procedurali determinano un aumento del costo di realizzazione dell’opera e, conseguentemente, impongono una revisione del progetto e una nuova decisione politica per l’approvazione, che spesso viene richiesta in un contesto politico diverso, sia a livello nazionale sia a livello locale.

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