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Appalti, risparmi e buste paga: dai sostituti di imposta 190 miliardi

Nei primi nove mesi dell’anno i privati hanno riscosso 146 miliardi, 190 nel 2018. Il grosso delle risorse viene dalle trattenute sul lavoro, ma cresce lo split payment

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente


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Imagoeconomica

2' di lettura

Prevenire è meglio che curare. Il Fisco sposa un motto antico, sfruttato persino dalla pubblicità, per addossare ai privati il compito di riscuotere le imposte. E lo fa anche nel decreto fiscale, con la controversa norma sull’obbligo di ritenuta negli appalti a carico del committente.

Dai bonifici allo split payment
Aziende, banche, poste e condomìni – contando solo i principali sostituti d’imposta – nel 2018 hanno assicurato all’Erario 189,9 miliardi. E lo scorso 30 settembre erano già arrivati 146,4 miliardi.

Prevenire, per il Fisco, vuol dire impedire il sorgere dell’evasione. Un male altrimenti molto difficile da combattere, come dimostra il tax gap totale, stabile da anni oltre il 30 per cento. Il trucco è quello di far versare i tributi a un soggetto che è incentivato a farlo o che non ha interesse a evadere.

Che il meccanismo funzioni, lo dimostra il fatto che è sempre più usato. Come conferma l’esempio della ritenuta effettuata dalle banche sui bonifici “tracciabili” per i lavori edilizi: dai 559 milioni del 2010 i suoi proventi sono ormai da anni oltre gli 1,8 miliardi. E garantiscono allo Stato un flusso di cassa “anticipato”, attenuando al contempo l’impatto di eventuali mancati versamenti delle imprese.

Alla stessa logica è ispirato lo split payment – introdotto nel 2015 – grazie al quale la Pa, solo nei primi nove mesi di quest’anno, ha “riversato” all’Erario 8,9 miliardi di Iva al lordo delle detrazioni (+2,7% su base annua). Azzerando sul nascere il rischio che i fornitori, una volta incassata l’imposta, non la liquidassero alle casse pubbliche.

Il gettito da trattenute, però, risente delle dinamiche economiche. Ad esempio, le ritenute sul lavoro dipendente (da cui arriva l’81% dell’Irpef) hanno beneficiato nel 2018 del modesto incremento dei salari e delle assunzioni. Mentre le sostitutive sulle rendite finanziarie rispecchiano interessi ormai vicini allo zero e quelle sulle plusvalenze le performance di mercati. Nel caso delle ritenute su utili e dividendi distribuiti dalle società di capitali (+39% a settembre), invece, si intravede probabilmente l’impatto delle nuove aliquote.

I NUMERI

Il gettito derivante dalle principali ritenute (e meccanismi assimilati) .Entrate 2018, entrate Gen-Set 2019 in milioni di euro e variazione % su base annua. (Fonte: elaborazione su dati dipartimento Finanze, Entrate tributarie)

I NUMERI

Appalti e altre misure contestate
Non sempre, comunque, estendere questi meccanismi è una passeggiata. La ritenuta sugli appalti introdotta dal 1° gennaio 2020 con il Dl fiscale – ora alla Camera per la conversione – ha raccolto critiche unanimi dal mondo delle imprese e delle professioni. Troppo difficile da applicare, con seri rischi di blocco dei cantieri. Tanto che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha aperto a una sua revisione.

D’altra parte, per quanto “comodi” dal punto di vista dell’Erario, gli obblighi di ritenuta sono un aggravio per chi è tenuto ad applicarli. È anche per questo motivo che è stata subito archiviata l’ipotesi – emersa in vista della manovra 2020 – di far versare alle famiglie l’Irpef dovuta da colf e badanti.

È ancora aperta, invece, la querelle innescata da Airbnb contro la trattenuta del 21% sugli affitti brevi. Il Consiglio di Stato, lo scorso 18 settembre, ha rimesso il caso alla Corte di giustizia europea. Nel frattempo, ad applicare la ritenuta – introdotta più di due anni fa dalla manovra di primavera 2017 – sono quasi solo le agenzie immobiliari e gli intermediari tradizionali.

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