PROFESSIONI

Appello alle istituzioni per l’equo compenso in Parlamento

Per la presidente della Commissione Carla Ruocco le collaborazioni non sono incarichi professionali e nulla hanno a che vedere con l’equo compenso

di Federica Micardi

(Imagoeconomica)

4' di lettura

Non si placano le polemiche sulla commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario per l’equo compenso. Elemento scatenante la norma contenuta nel Regolamento che la Commissione avrebbe dovuto votare martedì 25 (voto poi slittato), che su richiesta del senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi va modificata per prevedere un equo compenso in caso di consulenze affidate a professionisti iscritti agli Ordini. Nel regolamento, infatti, si prevede solo un rimborso spese.
Il presidente della Commissione Carla Ruocco (M5S) ha spiegato, dal suo profilo Facebook, che «le collaborazioni previste dalla legge istitutiva della Commissione non sono incarichi professionali, pertanto non vi è alcuna stipula di un rapporto contrattuale», e ha anche ricordato che «la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario è un ente costituzionale e non di certo un’impresa, né tantomeno una pubblica amministrazione. Dunque la norma sull’equo compenso non c’entra assolutamente niente con le collaborazioni in questione».
Chiarimenti che, per ora, non si sono rivelati sufficienti a placare gli animi, visti i numerosi comunicati stampa pubblicati dalle associazioni di categoria.

Il vicepresidente della Commissione D’Ettore
Il vice presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche Felice Maurizio D’Ettore (Forza Italia), anche lui - come de Bertoldi - autore di una proposta sull’equo compenso -, contattato dal Sole 24 Ore in merito alle proteste delle professioni è convinto che si tratta di un grosso equivoco. «La Commissione d’inchiesta è un organo costituzionale, non dà incarichi - spiega - ma si avvale di collaborazioni libere e volontari che non sono prestazioni di natura lavorativa, e infatti - aggiunge - non viene sottoscritto un contratto ma si presta un giuramento». D’Ettore sottolinea che l’intento delle parti non è il contratto - che farebbe scattare il diritto al compenso - ma è una collaborazione funzionale alle attività proprie di un organo costituzionale che ha, in determinate fattispecie, i poteri dell’autorità giudiziaria. «Siamo legislatori - conclude D’Ettore - e ci si aspetta da noi sensibilità giuridica e tecnica».

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Il “passaggio” incriminato del Regolamento
Il passaggio del Regolamento che ha scatenato le proteste dei professionisti è l’articolo 22 (ancora da votare) che prevede: «I collaboratori esterni prestano la propria attività a titolo gratuito, fatto salvo il rimborso delle spese loro riconosciuto esclusivamente in relazione allo svolgimento di compiti specificamente assegnati. Tale rimborso afferisce, di norma, alle spese, debitamente documentate, aventi ad oggetto l'alloggio e il trasporto, nonché la ristorazione fruita presso le strutture delle Camere».

Il Regolamento della passata legislatura (anno 2017), secondo D’Ettore non molto diverso da quello riproposto, sanciva che:«Il rimborso delle spese è riconosciuto ai collaboratori esterni esclusivamente in relazione allo svolgimento di compiti ad essi specificamente assegnati. Tale rimborso afferisce di norma alle spese, debitamente documentate, aventi ad oggetto l'alloggio e il trasporto».

In attesa che si trovi una formula “condivisa, la Commissione si riunirà nuovamente mercoledì 4 marzo per le proposte emendative al Regolamento, le professioni fanno sentire la loro voce.

Confprofessioni
Per il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella «Non è accettabile che un Parlamento che ha recentemente approvato una mozione che riconosce il principio dell’equo compenso avalli un regolamento che prevede il ricorso a consulenti esterni a titolo gratuito. Il ricorso a prestazioni professionali gratuite tra l’altro – aggiunge Stella- violerebbe il principio dell’equo compenso, sancito da una legge dello Stato, ma rimasto soltanto sulla carta». Secondo Stella fa ancora più pressante l’esigenza di rendere effettivo tale principio per le prestazioni rese alla Pa e ai grandi committenti, attraverso il varo di un provvedimento ad hoc che vieti il conferimento di incarichi professionali gratuiti o il cui compenso non sia commisurato alla qualità e alla qualità della prestazione stessa.

Adepp, Associazione degli enti di previdenza dei professionisti
Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del presidente Adepp, l’associazione che rappresenta le Casse di previdenza dei professionisti, Alberto Oliveti: «Crediamo che nessuno debba violare il principio dell’equo compenso per una prestazione professionale, specie se a proporlo è un organo del Parlamento – afferma Oliveti commentando il tentativo della Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario di ricorrere a collaboratori esterni a titolo gratuito. Il rispetto della dignità di ogni lavoratore passa anche attraverso il riconoscimento economico del suo lavoro, sia materiale che intellettuale – spiega – e chiediamo che tutto il Parlamento approvi urgentemente un provvedimento che vieti il conferimento di incarichi professionali gratuiti».

Cassa di previdenza e assistenza dei commercialisti
Altrettanto dura la reazione del presidente della Cassa di previdenza dei dottori commercialisti Walter Anedda. «La possibilità che una Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario possa avvalersi di collaborazioni gratuite – commenta Anedda - evidenzia ancora una volta lo scarso valore che si attribuisce a un’attività fondamentale come quella di consulenza svolta dai professionisti nei confronti dello Stato. Come ente previdenziale – prosegue Anedda - la questione dell’equo compenso ci tocca da vicino, dal momento che il sostegno ai redditi dei nostri iscritti rappresenta una linea strategica delle nostre politiche di welfare volte a supportare i livelli contributivi e a garantire un futuro previdenziale adeguato a tutti gli associati».

Cup e Rete professioni tecniche
Proteste arrivano anche dal portavoce della Rete delle professioni tecniche, Armando Zambrano e dalla presidente del Comitato unitario delle professioni Marina Calderone che attraverso un comunicato congiunto in merito all’equo compenso, affermano: «Si tratta di un principio, ormai consolidato nell'ordinamento italiano, che non può essere messo in discussione. Specialmente in questo periodo critico per la nostra economia, mettere in ulteriore difficoltà i lavoratori autonomi è gravissimo. Non è giusto infatti sostenere che possano esservi dei lavoratori, dei professionisti, a cui venga imposto di prestare la propria opera gratuitamente. Tutti hanno diritto di trarre dal proprio lavoro i mezzi per il sostentamento per sé e per la propria famiglia».

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