L’ANALISI

Apple, i conti traditi dagli iPhone nonostante la crescita nei servizi

di Marco Valsania


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(Afp)

4' di lettura

New York - Apple ha archiviato un bilancio del suo primo trimestre fiscale, chiuso a dicembre, che ha evidenziato le sfide ancora irrisolte davanti al gruppo. Sfide che non possono essere sottovalutate neppure davanti a un guadagno del 5,5% da parte del titolo nel dopo mercato di ieri notte, con gli investitori che nei conti hanno visto per il momento esorcizzate eccessive paure. Se la performance di Apple ha evidenziato gli interrogativi oggi aperti sulla performance di tutto il settore tecnologico e dell'intera Corporate America, ha intensificato anzitutto il dibattito sulle prospettive di un colosso tuttora particolarmente dipendente da un solo prodotto, l'iPhone, ed esposto come pochi a un grande mercato diventato piu' difficile quale la Cina.

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Il risultato e' stato che Apple ha sofferto il primo calo nel trimestre natalizio sia di profitti che di entrate in oltre dieci anni, accompagnato da una guidance deludente per i tre mesi in corso. Gli utili per azione sono stati pari a 4,18 dollari per azione e i profitti netti di 19,97 miliardi hanno rappresentato un declino per quanto lieve. Il giro d'affari e' stato di 84,3 miliardi, in calo del 4,5 per cento. I conti hanno battuto leggermente attese che tuttavia erano state ormai ridimensionate: gli analisti, stando alla societa' Refinitiv, avevano in media scommesso su utili per azione pari a 4,17 dollari e su un giro d'affari da 83,97 miliardi. Apple ha inoltre pronosticato adesso entrate tra i 55 e i 59 miliardi per il suo secondo trimestre fiscale, inferiori all'outlook degli esperti pari a 59,98 miliardi.

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Il titolo, che aveva oscillato nervosamente durante la seduta e chiuso in ribasso, durante il dopo mercato ha guadagnato terreno ma da inizio ottobre, va ricordato, ha ormai perso oltre il 33 per cento. Viaggia a multipli degli utili attesi nei prossimi dodici mesi scivolati a 13, inferiori al 15 dell'S&P 500, uno sconto che finora non e' bastato a riaccendere gli entusiasmi.

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Il chief executive Tim Cook ha fatto buon viso a cattivo gioco: “Il trimestre ha dimostrato la forza sottostante del nostro business”. Apple e' pero' reduce da un raro e drammatico allarme sui suoi risultati: aveva denunciato la debolezza in particolare del mercato cinese e dell'economia globale affermando che avrebbe deluso le attese di fatturato, con un calo di circa l'8 per cento rispetto a quanto originalmente previsto. L'allarme aveva scioccato Wall Street e sollevato perplessita' sulla capacita' dell'azienda di innovare adeguatamente e ovviare alla frenata delle vendite dell'iPhone, nonostante la crescita anzitutto del segmento dei servizi.

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Anche gli aumenti nei prezzi medi degli iPhone, che in passato avevano aiutato a compensare le battute d'arresto delle vendite con rincari in poco tempo del 50%, sono parsi agli analisti ardui da ripetere. Apple aveva di conseguenza perso la corona di regina della capitalizzazione in Borsa, ceduta a Amazon e Microsoft. Proprio Microsoft e un altro colosso tech, Facebook, sono attesi al vaglio delle loro trimestrali questa sera e daranno conto della loro relative forza rispetto a Apple e della salute del tech statunitense.

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Apple, in maggior dettaglio, nell'ultimo trimestre ha visto gli iPhone riportare entrate per 51,9 miliardi, in calo del 15 per cento. I computer Mac hanno riportato revenue di 7,42 miliardi, in rialzo dell'8,7%, e gli iPad hanno rastrellato il 17% in piu' a 6,7 miliardi. Il segmento dei servizi - dove le previsioni erano di entrate per oltre dieci miliardi, fino a 10,87 miliardi, in rialzo del 19% - e' risultato in crescita come da previsioni a 10,88 miliardi. Seppur forte, la marcia dei servizi e' stata tuttavia inferiore a numerosi trimestri consecutivi in rialzo di oltre il 20 per cento. Questo segmento, da tempo in significativa crescita, comprende Apple Pay, Apple Music, Apple Store e iCloud. I wearable devices e accessori hanno visto le entrate salire del 33% a record di 7,3 miliardi. Tutte assieme queste altre entrate - non da iPhone - non hanno tuttavia potuto compensare la frenata del prodotto iconico, che ancora rappresenta il 60% delle revenue.

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Sul fronte geografico, inoltre, l'importanza per Apple della regione della Greater China e' stata evidente: ha riportato qui entrate in calo del 27% a 13,17 miliardi, ridotte a un quinto del totale, scottata dai passi falsi dell'economia come dalla crescente concorrenza di protagonisti locali a piu' basso prezzo. L'Europa, secondo mercato per Apple, ha a sua volta visto le vendite scivolare anche se di un piu' modesto del 3,3%, mentre nelle Americhe, primo mercato del gruppo, ha registrato una crescita del 5 per cento.

Per la prima volta l'azienda, come preannunciato, non ha offerto dati sul numero di prodotti - iPhone, Mac e iPad -venduti, affermando che non riflettono l'andamento del business del gruppo. Le spedizioni di iPhone, stando alla Strategy Analytics, sono tuttavia diminuite del 22% a undici milioni di unita' nel trimestre scorso.

Apple, in risposta alle perplessita' sulle prospettive del suo eco-sistema, sta investendo in innovazione e ricerca come non mai con l'obiettivo di superare lo spettro di una impasse: nel trimestre ha speso 3,9 miliardi, un record e un aumento del 15% sull'anno precedente. Gli esiti sono tuttavia ancora a venire.

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