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Apple disegna il suo “mondo” in abbonamento. Funzionerà?

di Luca Salvioli

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(AFP)

3' di lettura

Lunedì sera Apple ha cercato di disegnare il suo futuro. Quello dei prossimi 10 anni. Illustrando un percorso che valorizza i servizi, nominati dozzine di volte durante lo speech, e che cerca di fare dell’azienda la più grande piattaforma al mondo nella distribuzione di contenuti. Ce la farà? La risposta è più difficile che in passato perché è un territorio inedito, per quanto Apple abbia iniziato molti anni fa a non essere una azienda esclusivamente hardware, prima con iTunes poi con le app. E vastissimo: tv, giornali, finanza, videogiochi.

Quello che è cambiato è lo scenario competitivo e il momento di Apple. Che con le prime frenate delle vendite di iPhone deve valorizzare la sua enorme base di utenti: 1,4 miliardi di possessori di device iOS. Lo ha detto bene Ophra Winfrey: ha senso creare contenuti perché gli iPhone «sono in un miliardo di tasche di tutti voi. Un miliardo di tasche». Questo è la posizione di forza da cui si muove Apple. Inoltre i suoi utenti spendono molto più di quelli Android sulla piattaforma.

Lo scenario competitivo può essere invece il punto debole. Nella musica è andata bene: Apple Music arrivava 6 anni dopo Spotify eppure ora ha più di 56milioni di utenti paganti. I contenuti video sono una partita molto più complicata. Non c’è dubbio che gli utenti gradirebbero un unico posto dove trovare tutti i film, le serie e i documentari disponibili, come vuole fare Apple. Ma il fatto che Netflix non ci stia, per paura di essere fagocitata, dà una idea della difficoltà. Inoltre ad offrire un servizio con canali come Hbo c’è già Amazon. Per non parlare dei diritti e delle esclusive dei titoli fuori dagli Stati Uniti. Per accendere l’attenzione sarà decisiva la qualità delle produzioni, che si annuncia elevata, a giudicare dai nomi in campo. La mossa interessante che ha fatto Apple, rivoluzionaria rispetto alle sua storia aziendale, è quella di portare la nuova app tv sui nuovi tv Samsung, Lg, Sony e Vario e sugli scatolotti Roku e Kindle di Amazon.

Lo stesso discorso si potrebbe fare per Apple News+, con grossi editori come il New York Times e Washington Post che non vogliono cedere i propri contenuti. In un certo senso anche per Apple Card, che per crescere avrà bisogno di siglare accordi con altre banche e si trova in un mercato dove le offerte non mancano, per quanto le funzioni illustrate a Cupertino siano interessanti. Prese singolarmente, tutte le nuove strade che si è aperta Apple ieri sera hanno parecchi ostacoli. Viste insieme, alla luce della base di utenti attivi possono dare un contributo importante al business di Apple.

Nuovi servizi si aggiungeranno. Il punto di arrivo è probabilmente la possibilità di scegliere un abbonamento complessivo di qualche decina di euro con cui fare tutto. Le garanzie sulla privacy una ragione in più per rendere il “mondo Apple” più appetibile, per quanto molto più caro. Ma non sarà facile convincere i partner e portare alcuni servizi fuori dagli Stati Uniti. Inoltre la denuncia presentata da Spotify in sede Ue è un campanello di allarme: l’integrazione tra hardware, software e servizi è la forza di Apple ma nel momento in cui frena la concorrenza può dare problemi sul fronte regolatorio.

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