bruxelles

Apple nel mirino della Ue, doppia indagine su Store e Apple Pay

La Commissione europea apre due inchieste formali per violazione della concorrenza su abbonamenti alle app e pagamenti online

di Alberto Magnani

default onloading pic
Margrethe Vestager (Reuters)

La Commissione europea apre due inchieste formali per violazione della concorrenza su abbonamenti alle app e pagamenti online


3' di lettura

La Commissione europea ha avviato una doppia indagine formale su Apple Store e Apple Pay, rispettivamente il “negozio” di app e il sistema di di pagamenti mobile del colosso di Cupertino. In entrambi i casi, l’accusa è di aver violato le regole europee sulla concorrenza imponendo restrizioni favorevoli ai propri prodotti.

Nel primo caso, la Commissione contesta l’obbligatorietà degli acquisti attraverso la app interna Apple Store e le restrizioni sulla capacità degli sviluppatori di «informare gli utenti di iPhone e iPad su possibilità di acquisto alternative e più economiche». Nel secondo, si concentra sulle condizioni imposte da Apple per integrare il suo sistema di pagamenti mobile in app di acquisti e siti e-commerce. Apple aveva appena comunicato il giro d’affari-monstre delle applicazioni legate al suo ecosistema digitale, arrivate a generare oltre 500 miliardi di dollari nel 2019.

Loading...

L’inchiesta su Apple Store

Il primo filone di indagine, quello su Apple Store, cercherà di valutare se le «regole imposte agli sviluppatori sulla distribuzione di app tramite App Store violino la concorrenza», investigando su due limitazioni imposte ad aziende e singoli developer che vendono app sul negozio digitale del gruppo.

L’antitrust contesta da un lato l’obbligo di utilizzare il sistema di acquisto interno «IAP» per la distribuzione di contenuti digitali, con una commissione del 30% a favore di Apple su tutti gli abbonamenti sottoscritti dagli utenti per app esterne; dall’altro, la restrizione alla possibilità degli sviluppatori di tener presente (e pubblicizzare) sistemi di acquisti diversi rispetto alle app.

Al momento, sottolinea la Commissione, gli utenti di Apple possono fruire di contenuti musicali, e-book e audio-book acquistati anche altrove, ma gli sviluppatori non possono informarli dell’esistenza di alternative fuori dal circuito dei prodotti di Cupertino.

La Commissione ha avviato la verifiche dopo il reclamo avanzato nel 2019 dalla piattaforma di streaming musicale Spotify e più di recente, a marzo 2020, dal gruppo giapponese dell’e-commerce Rakuten: la sua sussidiaria dedicata agli e-book, Kobo, ha accusato Apple di comportamenti «anti-concorrenziali» lamentando il prelievo del 30% su tutti gli abbonamenti siglati.

«Dobbiamo essere sicuri che le regole di Apple non distorcano la competizione in mercati dove Apple compete con altri sviluppatori di app -- ha detto la vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager - Come nel caso dei servizi Apple Music o Apple Book»

Anche Apple Pay nel mirino

In parallelo l’esecutivo ha acceso un faro sul sistema di pagamento mobile installato su iPhone e iPad, Apple Pay. La Commissione vuole chiarire se termini, condizioni e altre misure sull’integrazione automatica di Apple Pay per l’acquisto di beni e servizi sui dispositivi Apple «distorcano la competizione e riducano la possibilità di scelta e innovazione».

In aggiunta, Apple Pay risulterebbe l’unico sistema di pagamento abilitato dal sistema operativo Ios per il pagamento dei negozi fisici (l’equivalente del contactless per le carte di credito e debito) e prevederebbe delle restrizioni per l’uso di device di aziende rivali di Apple.

Vestager ha sottolineato come l’indagine sia resa urgente dalla «crescita di pagamenti mobile», accelerata «dalla crisi del coronavirus, con aumento di pagamenti online e contactless nei negozi». In quest’ottica, Bruxelles deve appurare che «le misure di Apple non neghino ai consumatori il beneficio di nuove tecnologie di pagamento, incluse migliore scelta, qualità, innovazione e prezzi competitivi».

L’azienda: lamentele infondate, Commissione deludente
Apple ha respinto i rilievi della Commissione. «È deludente - scrive l’azienda in una nota diffusa alla stampa - che la Commissione Europea stia avanzando lamentele infondate da parte di una manciata di aziende che vogliono semplicemente un giro gratis, e non vogliono giocare secondo le stesse regole di tutti gli altri». La società dichiara di essersi sempre adeguata alle regole sulla concorrenza ed è pronta a «mostrare alla Commissione» il rispetto formale della discipplina comunitaria. «Accogliamo con favore l'opportunità di mostrare alla Commissione Europea tutto ciò che abbiamo fatto per realizzare questo obiettivo».


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti