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Apple Music, per l’Antitrust Ue c’è abuso di posizione dominante sullo streaming

Bruxelles emette la valutazione preliminare sul caso del braccio di ferro con Spotify: gli acquisti in app penalizzerebbero gli altri sviluppatori

di Francesco Prisco

Apple rivoluziona iMac e iPad

3' di lettura

Cupertino punta sempre di più su servizi e contenuti. Ma l’essere un gigante nel mercato dei device le crea più di un problema sul versante Antitrust. Apple «ha distorto la concorrenza nel mercato della musica in streaming abusando della sua posizione dominante per la distribuzione delle app per la musica in streaming attraverso App Store». Si esprime in questi termini la valutazione preliminare dell’Antitrust europeo contenuta nella «comunicazione degli addebiti» al gruppo americano resa nota nella giornata di venerdì 30 aprile.

La comunicazione Ue a Apple

Si tratta della fase formale delle indagini della Commissione su sospette violazioni delle norme antitrust nella quale Bruxelles informa per iscritto le parti interessate degli addebiti mossi nei loro confronti. I destinatari possono esaminare i documenti del fascicolo di indagine sulla trasmissione, rispondere per iscritto e chiedere un’audizione per presentare le loro osservazioni sul caso dinanzi ai rappresentanti della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza. L’invio di una comunicazione degli addebiti e l’apertura di un’indagine antitrust formale non pregiudica l’esito delle indagini, per le quali non ci sono scadenze legali.

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Il braccio di ferro con Spotify

La Commissione contesta l’uso obbligatorio del meccanismo di acquisto in-app di Apple imposto agli sviluppatori di app di streaming musicale per distribuire le loro app tramite App Store. Inoltre l’Antitrust europeo è preoccupato per il fatto che Apple applichi alcune restrizioni agli sviluppatori di app che impediscono loro di informare gli utenti di iPhone e iPad di possibilità di acquisto alternative e più economiche. La comunicazione degli addebiti riguarda l’applicazione di queste regole a tutte le app di streaming musicale che competono con l’app di streaming musicale della Mela “Apple Music” nello Spazio economico europeo. Il caso è stato aperto in seguito a un reclamo di Spotify, leader globale dello streaming.

Vestager: «App store decisivi nell’economia digitale»

Così spiega la situazione la responsabile della Concorrenza Ue Margrethe Vestager: «Gli app store svolgono un ruolo centrale nell’economia digitale di oggi. Ora possiamo fare acquisti, accedere a notizie, musica o film tramite app anziché visitare siti web. La nostra conclusione preliminare è che Apple è un “gatekeeper” per gli utenti di iPhone e iPad tramite l’App Store. Con Apple Music, Apple compete anche con i fornitori di streaming musicale. Impostando regole severe sull’App Store che svantaggiano i servizi di streaming musicale concorrenti, Apple priva gli utenti di scelte di streaming musicale più economiche e distorce la concorrenza. Ciò viene fatto addebitando commissioni elevate su ogni transazione nell’App Store per i concorrenti e vietando loro di informare i propri clienti di opzioni di abbonamento alternative».

La fedeltà del popolo della Mela

Bruxelles rileva che i dispositivi e il software di Apple formano un «ecosistema chiuso» in cui Apple controlla ogni aspetto dell’esperienza utente per iPhone e iPad. App Store fa parte di questo ecosistema e l’unico servizio che gli utenti di iPhone e iPad possono utilizzare per scaricare app per i propri dispositivi mobili. La Commissione ha riscontrato che gli utenti dei dispositivi Apple sono molto fedeli al marchio e non cambiano facilmente. Di conseguenza, per servire gli utenti iOS, «gli sviluppatori di app devono distribuire le loro app tramite l’App Store, soggetto alle regole obbligatorie e non negoziabili di Apple».

Le due regole imposte agli sviluppatori

Le preoccupazioni riguardano la combinazione di due regole che Apple impone nei suoi accordi con gli sviluppatori di app di streaming musicale. La prima riguarda l’uso obbligatorio del sistema di acquisto in-app proprietario di Apple («IAP») per la distribuzione di contenuti digitali a pagamento: Apple addebita agli sviluppatori di app una commissione del 30% su tutti gli abbonamenti acquistati tramite lo IAP obbligatorio. L’indagine ha mostrato che la maggior parte dei provider di streaming ha trasferito questa commissione agli utenti finali aumentando i prezzi. La seconda regola riguarda le disposizioni che limitano la capacità degli sviluppatori di app di informare gli utenti di possibilità di acquisto alternative al di fuori delle app. Sebbene Apple consenta agli utenti di utilizzare abbonamenti musicali acquistati altrove, «le sue regole impediscono agli sviluppatori di informare gli utenti su tali possibilità di acquisto, che di solito sono più economiche». La Commissione teme che gli utenti dei dispositivi Apple «paghino prezzi notevolmente più alti per i loro servizi di abbonamento musicale o che non possano acquistare determinati abbonamenti direttamente nelle loro app».

Le reazioni di Apple e Spotify

Accuse rispedite al mittente dal gigante tech, secondo il quale «le argomentazioni della Ue sono l’opposto della concorrenza leale. Spotify è diventato il più grande servizio di abbonamento musicale al mondo e siamo contenti del ruolo che abbiamo svolto in questo. Ancora una volta, tutti vogliono i vantaggi dell’App Store ma credono di non dover pagare nulla per questo». Di diverso avviso ovviamente Spotify, secondo cui le obiezioni sollevate dall’Antitrust Ue sono «un passo critico verso il riconoscimento della responsabilità di Apple nella sua condotta anti-concorrenziale».

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