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Apple Pay nel mirino dell’Ue: l’accusa è abuso di posizione dominante

Margrethe Vestager, presidente della Commissione per la concorrenza: «Abbiamo indicazioni che Apple abbia limitato l'accesso di terze parti alla tecnologia necessaria per sviluppare servizi di pagamento sui dispositivi Apple»

di Biagio Simonetta

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2' di lettura

Big Tech nuovamente nel mirino della Commissione Europea. Le accuse, stavolta, sono nei confronti di Apple e del suo servizio di pagamento digitale Apple Pay, con i regolatori di Bruxelles che ipotizzano un abuso di posizione dominante da parte del colosso di Cupertino.

Inchiesta Ue scattata nel 2020

La notizia era nell'aria da qualche giorno, col Financial Times che aveva un po' anticipato le mosse europee. E ora è arrivata la comunicazione ufficiale, con la Commissione che ha inviato ad Apple tutti i dettagli di questa inchiesta scattata a inizio 2020.

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«Abbiamo indicazioni che Apple abbia limitato l'accesso di terze parti alla tecnologia chiave necessaria per sviluppare soluzioni di portafoglio mobile rivali sui dispositivi Apple», ha detto la presidente della Commissione, Margrethe Vestager, aggiungendo che nella comunicazione inviata all'azienda è scritto chiaramente che «Apple potrebbe aver limitato la concorrenza, a vantaggio della propria soluzione Apple Pay».

La risposta di Cupertino

Mentre da Cupertino hanno immediatamente risposto che «Apple Pay è solo una delle tante opzioni disponibili per i consumatori europei per effettuare pagamenti e ha garantito un accesso equo all'NFC definendo standard leader del settore per la privacy e la sicurezza».

La partita, però, è appena iniziata. E per Apple potrebbe chiudersi con una multa pesantissima (fino al 10% del fatturato globale, se le accuse vengono confermate), oltre che con l'imposizione di aprire il suo sistema di pagamento mobile ai concorrenti. Una situazione particolarmente delicata, che si inserisce un po' in tutto lo sforzo europeo per limitare il dominio di Big Tech. Il Digital Markets Act e il Digital Service Act appartengono a questo disegno. E hanno creato non pochi malumori nell'industria tecnologica americana.

Non solo Apple nel mirino

Proprio Apple Pay, seguendo questi principi, potrebbe essere solo la punta dell'iceberg. L'Ue vuole un'interoperabilità fra i sistemi che sia netta e radicale. E questo sta minando gli equilibri attuali, con aziende del calibro di Apple, ma anche Meta e le altre, chiaramente preoccupate. Rendere un iPhone interoperabile, ad esempio, vorrebbe dire chiedere ad Apple di fare un passo indietro netto rispetto ai sistemi chiusi che l'hanno contraddistinta in questi anni. Ma potrebbe anche – secondo l'azienda – creare non pochi problemi di sicurezza per i dispositivi. Tim Cook in persona si è espresso più volte circa queste evoluzioni normative, criticando le scelte europee in cantiere. Ora che sta arrivando la resa dei conti, con le regole che si apprestano a diventare operative, lo scontro potrebbe acuirsi.

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