VESTAGER: ANDIAMO AVANTI

Apple vince contro la Ue, annullata la decisione sul rimborso da 13 miliardi all’Irlanda

Il tribunale Ue dà ragione all’azienda di Cupertino: gli acccordi fiscali con Dublino non costituivano un «aiuto di Stato», sbagliato chiedere il risarcimento delle tasse arretrate

Vittoria di Apple e Irlanda contro la Commissione Ue sulle tasse

Il tribunale Ue dà ragione all’azienda di Cupertino: gli acccordi fiscali con Dublino non costituivano un «aiuto di Stato», sbagliato chiedere il risarcimento delle tasse arretrate


3' di lettura

Apple vince il primo round della battaglia giudiziaria contro l'antitrust dell'Unione europea. Il tribunale Ue ha annullato l’ordine della Commissione, risalente al 2016, che imponeva all’azienda di corrispondere all’Irlanda 13 miliardi di euro, più interessi, per gli accordi fiscali sottoscritti con Dublino e ritenuti illeciti dell’esecutivo. Il Tribunale è schierato dalla parte del produttore degli iPhone, dichiarando che la Commissione europea non ha dimostrato che gli accordi fiscali dell'Irlanda con la società configurassero una forma di aiuto di Stato illegale.

Il tribunale sostiene che l'antitrust Ue avrebbe concluso «in modo giuridicamente adeguato l'esistenza di un vantaggio anticoncorrenziale ai sensi dell'Articolo 107» ( qui la sentenza completa). La Commissione ha due mesi e 10 giorni di tempo per fare ricorso alla Corte di giustizia europea, ma intanto incassa una delle sconfitte più clamorose nella sua stretta sui cosiddetti low-tax state members, i paesi Ue che offrono regimi fiscali vantaggiosi per attrarre investimenti stranieri. Apple ha dichiarato in una nota diramata via posta elettronica di aver accolto con favore la sentenza.

Le ragioni della sentenza

L’oggetto del contendere erano due accordi fiscali sottoscritti nel 1991 e nel 2007 dalle autorità irlandesi in favore di Apple Sales International e Apple Operations Europe, due branche del colosso californiano incorporate in Irlanda. La Commissione aveva accusato Dublino di aver concesso un trattamento preferenziale ad Apple, permettendo al gruppo di pagare un’aliquota inferiore all’1% sui profitti realizzati in Europa (per scendere allo 0,005% nel 2014).

Da qui la classificazione come «aiuto di Stato illegale» e l’ingiunzione di restituire al fisco irlandese una cifra complessiva di 14,3 miliardi (13 miliardi di imposte arretrate e 1,3 miliardi di interessi). La decisione era stata respinta sia da Apple che dalle stesse autorità irlandesi, ostili a un rimborso che avrebbe compromesso i rapporti instaurati con le multinazionali del tech grazie a una strategia esplicita di «ottimizzazione fiscale».

Secondo il Tribunale, «la Commissione ha sbagliato a dichiarare che la Apple ha avuto un vantaggio selettivo e quindi, per estensione, un aiuto di Stato». Bruxelles «ha concluso erroneamente» che le autorità fiscali irlandesi «hanno dato ad Apple un vantaggio selettivo» avendo consentito loro di non imputare alle loro filiali irlandesi i redditi ottenuti dalle vendite fuori dall'America. Per il Tribunale «la Commissione avrebbe dovuto dimostrare che il reddito rappresentava il valore delle attività realmente portate avanti dalle filiali irlandesi».

In aggiunta «la Commissione non è riuscita a dimostrare errori metodologici nel tax ruling contestato che avrebbe portato ad una riduzione dei profitti di Apple in Irlanda». «Nonostante il Tribunale si rammarichi della natura incompleta e talvolta inconsistente del tax ruling contestato, i difetti individuati dalla Commissione non sono, da soli, sufficienti a provare l'esistenza di un vantaggio», scrive il Tribunale.

Un colpo alla stretta fiscale della Ue
Il tempismo non è dei più felici per la Ue. La Commissione ha annunciato proprio il 15 luglio un intervento per contrastare gli stati «a fiscalità agevolata», una battaglia condotta in prima persona sia dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni sia e soprattutto dalla vicepresidente dell’esecutivo, Margrethe Vestager. La commissaria danese aveva già condotto nel suo primo mandato a palazzo Berlaymont, ai tempi della Commissione Juncker, una lunga serie di indagini per arginare comportamenti ritenuti anti-concorrenziali (come nel caso delle tre multe inflitte a Google, per un valore di oltre 8 miliardi di euro),
lesivi della privacy o elusivi rispetto al fisco europeo.

Ora la stretta si sta intensificando con nuove indagini e il proposito di arrivare in sede europea al progetto di una tassa sul digitale, la «web tax» rimasta troppo a lungo in sospeso sul tavolo dei negoziati su scala Ocse. Non è la prima volta che i giganti esteri impugnano, anche con successo, i verdetti dell’esecutivo. La Corte ha annullato la decisione della Commissione sui trattamenti «illeciti» ricevuti dalle gruppo del caffè Starbucks in Olanda, ma ha approvato l’ordine al Lussemburgo di «recuperare» gli arretrati fiscali di Fiat. Vestager ha dichiarato che vuole «studiare» la sentenza del Tribunale Ue prima di procedere con il ricorso alla Corte di giustizia.«La Commissione europea - ha dichiarato in una nota - andrà avanti a monitorare le misure aggressive di pianificazione fiscale per stabilire se sfocino in aiuti di Stato illegali».

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