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Apple, ricavi sopra le attese ma l’utile netto cala con frenata iPhone

Apple batte le attese degli analisti su ricavi (53,8 miliardi) e utile per azione (2,18 dollari). In calo però l’incidenza dell’iPhone (“solo” 25,9 miliardi di ricavi, il 48% del fatturato), con conseguenze sull’utile netto: 10 miliardi di dollari(-12,8%)

di Marco Valsania


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Un negozio Apple (Ap)

4' di lettura

NEW YORK - Apple torna a crescere. Una crescita che batte le previsioni nel suo terzo trimestre fiscale, che mostra una riscossa dopo due declini consecutivi e che, per metterla a segno, fa leva su un ventaglio di attività diversificate, di prodotti e servizi che oggi vanno sempre più al di là dell’iconico iPhone. Il colosso di Cupertino promette anche che questa riscossa non si fermerà: sfodera ottimismo, alzando le previsioni di performance, sui prossimi mesi, quando dovrebbe arrivare il debutto di nuove iniziative.

Ma gli iPhone, tuttora al cuore del suo business, continuano a perdere terreno. E i servizi, grande speranza strategica del futuro, almeno per ora rallentano il passo. Così i profitti sono scivolati, allungando a nove mesi la loro serie di flessioni.

Da queste due verità - quella positiva e quella meno - può scaturire una conclusione. I risultati sono bastati a far tirare un sospiro di sollievo agli investitori, che hanno spinto il titolo Apple in rialzo del 4% nel dopo mercato e avvicinando di nuovo la market cap di Borsa, se il guadagno sarà confermato negli scambi odierni, alla soglia dei mille miliardi. Meno sono serviti però a rispondere con certezza agli interrogativi di più lungo periodo sull’efficacia del mix di business nel trainare la società sulle frontiere dell’innovazione e della redditività.

Tim Cook - il chief executive che ha ereditato la leadership da Steve Jobs e sta gestendo il periodo forse più arduo nella recente storia di Apple - si è dichiarato «entusiasta del ritorno alla crescita». Ha citato un record di entrate per il terzo trimestre. La realtà è più articolata. Un breve riassunto dettagliato dei conti evidenzia i chiaroscuri: il giro d’affari è cresciuto dell’1% a 53,81 miliardi di dollari nei tre mesi a fine giugno (contro i 53,39 attesi), nonostante una ritirata del 12% nelle vendite del suo smartphone, fermatesi a 25,06 miliardi e per la prima volta dal 2012 pari a meno delle metà delle entrate. Gli utili sono scesi del 13% a 10,4 miliardi, ma pari a 2,18 dollari per azione hanno superato ugualmente di 8 centesimi le aspettative.

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    I servizi, sui quali l’azienda scommette sempre più come nuova strada di crescita e comprendono dall'App Store ai sistemi di pagamenti mobili, hanno sì continuato a salire, ma soltanto del 13%, il passo più lento dal 2015 a questa parte. Cook ha precisato che, escludendo un onere legato a una battaglia legale e l’effetto-cambi, il segmento avrebbe marciato del 18 per cento. Meglio hanno semmai fatto altri segmenti, dal tablet iPad ai portatili Mac. Le tecnologie indossabili, i wearables, sono cresciuti quasi del 50% offrendo un significativo e insolito contributo al bilancio.

    L'analista Tom Forte di DA Davidson ha sottolineato che l’andamento di Apple resta «buono», segnalando una crescita del 17% nelle attività non legate all’iPhone, che considera un segnale di capacità di proseguire verso una necessaria diversificazione. «Sono risultati sorprendentemente solidi», ha concordato Maribel Lopex di Lopez Research, anche se «le aspettative erano basse».

    Altri campanelli d’allarme non sono tuttavia mancati. La performance per aree geografiche ha a sua volta conosciuto problemi. Nella regione della Grande Cina, afflitta dalle guerre commerciali con gli Stati Uniti, le entrate sono in particolare scese del 4% a 9,16 miliardi.

    Il modello di business futuro di Apple resta ancora in evoluzione e da verificare. Apple ha pronosticato ieri sera revenue di 61-64 miliardi nel trimestre in corso, oltre le attese di 60,9 miliardi. E ha in programma entro fine anno il decollo di nuovi servizi streaming in abbonamento di spettacoli televisivi e film e di videogiochi. In arrivo è infine una carta di credito. Tutti progetti che dovrebbero aiutare a dare smalto alla trasformazione del colosso di Cupertino mentre gli iPhone continuano invece a faticare e evidenziare sintomi di maturità sul mercato, con i primi modelli 5G previsti soltanto l’anno prossimo. Apple, proprio per rafforzare la propria tecnologia wireless di prossima generazione, ha appena rilevato la divisione di chip modem di Intel per un miliardo.

    Il successo o meno di queste iniziative in preparazione offrirà risposte importanti sul futuro di Apple. Ma all'orizzonte si stagliano adesso anche sfide inedite, a cominciare da quelle di regolamentazione: il Dipartimento della Giustizia americano ha aperto una vasta inchiesta antitrust su tutte le Big Tech. Apple fa inoltre i conti con un ricorso dei consumatori e degli sviluppatori sul suo dominio dell’App Store. Il gruppo di streaming musicale Spotify ha presentato ricorso in Europa accusando Apple di ostacolare nell’App Store abbonamenti a servizi rivali a Apple.
    L’azienda affronta oltretutto queste incognite con terremoti sul ponte di comando. Nelle scorse settimane ha lasciato lo storico chief design officer Jony Ive, che darà vita a una propria società. Pochi mesi or sono era uscita di scena la responsabile del retail Angela Arhrendts. Dimissionari, di recente, anche una serie di ingegneri e disegnatori industriali.

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