Mostre

Apre i battenti a Roma «Musja», nuovo spazio per l’arte contemporanea

Si parte con la mostra «The Dark Side. Chi ha paura del buio?», curata da Danilo Eccher, in cui gli artisti indagano nuove prospettive attraverso l’oscurità

di Marina Mojana


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«Shiota», di Gino De Dominicis

2' di lettura

Apre a Roma lo spazio Musja (Museo Jacorossi), un nuovo museo privato per l’arte contemporanea. Presieduto dall’imprenditore e collezionista Ovidio Jacorossi (classe 1934), e fondato sulle opere del primo Novecento italiano raccolte da lui e fratelli nel corso di quarant’anni, il museo apre i battenti con la mostra The Dark Side. Chi ha paura del Buio?, in programma dal 9 ottobre all’1 marzo.

Flavio Favelli, «Mobilia Essay», Ambiente Vecchio Caseificio, Castello di Serravalle (Bo) 2015- Foto Dario Lasagni

Curata da Danilo Eccher, la mostra costituisce la prima tappa di una inedita trilogia (“Paura del Buio”, “Paura della Solitudine”, “Paura del Tempo) che si svilupperà nell’arco di tre anni. È stata pensata da Eccher come una sorta di terapia collettiva, con il coinvolgimento di 13 tra i più importanti artisti del panorama internazionale: Christian Boltanski, Monica Bonvicini, James Lee Byars, Monster Chetwynd, Gino De Dominicis, Gianni Dessì, Flavio Favelli, Sheela Gowda, Robert Longo, Hermann Nitsch, Tony Oursler, Chiharu Shiota, Gregor Schneider.

«Bat» di Monster Chetwynd

Fino al 1° marzo 2020, dunque, allestite lungo i mille metri quadri di spazi espositivi di Via Chiavari 7, riprogettati dall’architetto Carlo Iacoponi, si vedranno opere di formato monumentale e di grande impatto visivo come il pipistrello gigante della britannica Chetwynd (classe 1973), o le ragnatele nere che tutto avvolgono della giapponese Shiota (classe 1972).

Robert Longo, «Untitled -3 Erics A-B-C», 1980 – 2000, Flash, grafite, carboncino su carta. Foto John Lamka, NY, Courtesy l’artista, Galleria Mazzoli, Modena

Alcune opere site specific sono prodotte per l’occasione (Camera scura, 2019, di Gianni Dessì), altre provengono dalla collezione Jacorossi (Untitled, 1985, di Gino De Dominicis) oppure sono prestiti temporanei da fondazioni, istituzioni e gallerie (Mobilia Essay, 2015, di Flavio Favelli, dal Castello di Serravalle).

Ovidio Jacorossi

Il progetto prosegue una lunga avventura umana e imprenditoriale. «Ho scelto di realizzare, proprio nella via in cui iniziò la storia della mia famiglia, - dichiara Ovidio Jacorossi - un innovativo spazio culturale, arricchito dalla bellezza di una grande collezione di impresa tutta italiana. Il museo sarà perciò la casa della collezione, un corpus di opere costruito su due capisaldi che sono stati le linee guida di ogni mia scelta: la forza creativa sprigionata dall’arte contemporanea (un formidabile strumento di crescita per tutti, non solo per gli addetti ai lavori) e la centralità della Persona in ambito sociale, politico, economico, religioso, scientifico».

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