tecnologia

Apre in Italia Smart Buildings Alliance

L’alleanza riunisce l’élite della smart city e della smart home, con ben 460 società iscritte, per diffondere anche la domotica

di Paola Guidi

(AdobeStock)

4' di lettura

Martedì 22 dicembre parte ufficialmente anche in Italia, a Milano, SBA, Smart Buildings Alliance, che, nata nel 2010 in Francia, Paese tra i fondatori della domotica,e in rapida diffusione in Europa, ha riunito rapidamente l’élite della smart city e della smart home, con ben 460 società iscritte, e cioè le multinazionali leader mondiali in questi ambiti, gli studi internazionali di progettazione e di system integrator, oltre alle più importanti istituzioni pubbliche e confindustriali.

SBA Italia, presieduta da Domenico Di Canosa, ha già destato l’interesse degli operatori dell’ecosistema delle tecnologie intelligenti dell’edificio e delle città, ma anche delle istituzioni scientifiche e culturali italiane di riferimento.

Loading...

Lo scopo, secondo Di Canosa e il gruppo di esperti e multinazionali che ha riunito intorno al progetto è quello di sbloccare finalmente e dinamicizzare questi comparti anche in Italia. Per arrivare, ovviamente, a trasferire e a promuovere, al di fuori degli ambiti tecnici, una conoscenza dei vantaggi della smart home e dell’edificio intelligente per ampliare il mercato italiano con soluzioni accessibili, scalabili e affidabili.

E a gennaio partirà l’apertura delle iscrizioni –peraltro già precedute in pochi giorni da numerose richieste- a SBA Italia e, insieme ai vertici dell'associazione francese, l’avvio delle associazioni e delle sedi di altri paesi europei, a partire dalla Germania.

La SBA, in Francia, si è rivelata il motore più dinamico - e influente - per la promozione di questi vitali settori dell’economia. Non si tratta solo di esperti di tecnologie smart ma anche di promotori culturali del progresso coniugato con le nuove tecnologie perché quello che manca in Italia è anche la conoscenza da parte degli utenti finali, le famiglie, le aziende e gli enti locali e centrali, dei vantaggi e delle opportunità della home e della building automation soprattutto da quando i ripetuti lockdown a causa del Covid-19 hanno dimostrato le gigantesche carenze “digitali” del territorio, delle reti, delle città, degli edifici.

Oltre a Di Canosa, fondatore e presidente, che lavora nel settore delle tecnologie digitali da più di 20 anni, hanno aderito Cesare Massarenti e Ernesto Santini, ambedue “veterani” del settore come si sono autopresentati e ampiamente conosciuti per le esperienze nel mondo digitale.

«Gli obiettivi immediati per quanto riguarda l'Italia sono innanzitutto - dichiara a Real Estate Cesare Massarenti - l’apertura di una sede dove scambiare idee, metodi e obiettivi, ove approfondire in un dialogo costante con i protagonisti del mercato i protocolli primariamente quello già definito dopo due anni di lavoro in Francia, il R2S, aperto a tutti, con le necessarie e precise specifiche affinchè un edificio possa definirsi connesso».

In linea con la certificazione europea
In realtà non si tratta della certificazione europea, l’SRI, Smart Readness Indicator, estremamente tecnica, che costituisce un comune indicatore dei diversi parametri necessari, soprattutto per l'efficienza energetica, affinché un edificio sia in linea con la smartness.

L’SBA infatti fornisce con il R2S - e in questo è particolarmente utile ed è per questo che ha visto l'adesione dei big del settore- il modello organizzativo necessario per ottenere lo Smart Readness Indicator. Che essendo estremamente complicato, ipertecnico e per addetti, deve avere una sorta di “preparazione” rigorosa ma accessibile.

«Terzo passo - sottolinea Massarenti - della associazione italiana è la creazione di commissioni che riuniscano esperti di livello e influenza europei per creare realmente una comune base scientifica e culturale».

Tra gli obiettivi anche la realizzazione di un master sui temi della smart city e dell’edificio intelligente. Ma ci sarà anche la necessità di mettere a punto una comunicazione finalmente accessibile, non ipertecnica, non astratta. I nomi che hanno aderito alle diverse SBA e che hanno preannunciato l'adesione alla associazione italiana, sono i big mondiali delle tecnologie smart (e che Real Estate comunicherà) che hanno tutti in comune la necessità di facilitare il più possibile lo scambio, il trasferimento e l’integrazione delle informazioni sulla struttura tecnologica e funzionale di un qualsiasi edificio affinchè i fornitori di servizi possano intervenire rapidamente, con “linguaggi” comuni, per rendere intelligente il costruito.

Perchè oggi, in realtà questa settore in crescita è afflitto da una miriade di caotiche prescrizioni, culture contrastanti e carentissima formazione. Oltre a non essere in grado di fornire un'ampia, “suggestiva”, informazione diretta agli utenti finali, le famiglie, che non sia affidata soltanto ai singoli produttori di device.Scarsa informazione sulla casa smart-Manca in alcuni paesi europei, e in Italia in particolare, una informazione diffusa, convincente, semplice, affidabile.

Le ricerche europee degli ultimi anni evidenziano proprio questa carenza di comunicazione “culturale” rivolta agli utenti finali. Ed ecco perché il mercato di questo settore in Italia, pur crescendo, vale solo 380 milioni di euro, contro il miliardo e 800 milioni della Germania e gli 800 milioni della Francia. Ed ecco perché solo il 5 per cento degli italiani aveva dichiarato nel 2018 di conoscere la casa smart e il 59 per cento ne ha solo sentito parlare (Dati dell'Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano).

Nel 2019 la Smart Home League (un'associazione costituita da 5 società) ha rivelato i risultati di una ricerca condotta su un campione di 6mila europei dalla quale risultava che il 60 per cento lamenta una mancanza di informazione e che ben il 63 per cento sarebbe favorevole a vivere in una casa intelligente (l'80 per cento in Italia e in Spagna!) se questo potesse sollevarli da lavori domestici noiosi e ripetitivi. Rispetto agli anni 2000, quando i produttori non avevano raggiunto nessun accordo su protocolli di comunicazione tra i devices della casa, proprio i progettisti e le industrie dell'elettronica scelsero un protocollo wireless per la casa smart molto molto intelligente, poco costoso, facile da installare, Z-Wave (nato in Europa tanto per cambiare…) e subito si formò la Z-Wave Alliance che riunì in una potente e comune azione operativa e comunicativa tutti i big mondiali del settore.

Oggi è possibile parlare di casa connessa e IoT perché si sono messi d'accoro su un unico protocollo wireless. Ma altro è avere Alexa o un frigo connesso (sono di moda, glamour) e altro è avere sicurezza, protezione, prevenzione anche dalle pandemie, e una maggiore efficienza energetica per l'intera abitazione, l’edificio, la città, a costi accessibili e con sistemi rapidamente e facilmente installabili.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter RealEstate+

La newsletter premium dedicata al mondo del mercato immobiliare con inchieste esclusive, notizie, analisi ed approfondimenti

Abbonati