INTERVISTA

«Aprire i mercati rispettando standard etici»

di Vittorio Da Rold


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(ANSA)

3' di lettura

Margrethe Vestager, commissario danese alla concorrenza nella Commissione Juncker, è convinta che il bail-in debba restare com’è perché non ha impedito di trovare soluzioni funzionali nei casi di Mps e delle due banche venete. A margine del Forum Ambrosetti Vestager ricorda anche che «dobbiamo essere cauti nel dire che l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per stabilizzare l’economia è il consolidamento in grandi gruppi bancari». Quanto al “too big to fail”, è cauta ricordando che se è l’unico riferimento può diventare un problema.

Il consenso per la globalizzazione si è indebolito. Si è forse affievolito il consenso sociale anche per la competizione?

Le ragioni per essere preoccupati si possono vedere quando le forze della competizione vengono applicate solo a livello di piccole e medie imprese. È importante che la gente possa vedere che le regole valgono per tutti, perché viviamo in un mondo dove le società diventano molto grandi ma al momento la spina dorsale dell’economia europea sono le Pmi. Per questo dobbiamo essere credibili. Il consenso sociale verso l’apertura dei mercati arriva in qualche modo dalle modalità dei nuovi trattati commerciali dove non si tratta solo di togliere le barriere. Dobbiamo lavorare con il mutuo riconoscimento. Se tu rispetti certi standard, allora io ti consento di commerciare con me. Così ci sono più spazi di manovra per il riconoscimento del rispetto degli standard ad esempio dell’ambiente, della salute, e con questo sviluppo positivo la gente sarà meno preoccupata delle possibili conseguenze.

In che senso l’acquisto della Monsanto da parte della Bayer potrebbe ridurre la competizione?

Abbiamo tempo fino a gennaio e quello che vogliamo approfondire è se gli agricoltori avranno le scelte in materia di sementi e pesticidi senza imporre innovazioni, perché in Europa abbiamo una regolamentazione molto severa in difesa della salute umana, dell’ambiente e delle acque. Abbiamo anche bisogno di innovazioni e questo è ciò che stiamo cercando di fare, ma la competizione deve permettere agli agricoltori di fare le scelte a prezzi ragionevoli.

Dopo il salvataggio di Mps e delle due banche venete la direttiva sul bail-in rimane valida o potremmo pensare ad una sua modifica?

Penso che rimanga valida perché deve dimostrare ancora la sua forza e perché ora dobbiamo affrontare situazioni molto diverse. Il sistema bancario europeo è ancora molto differente tra nazione e nazione quanto a grandezza, organizzazione, tradizione e nell’integrazione con le economie locali. È importante che con regole comuni - che stiamo implementando negli ultimi cinque anni - siamo in grado di cooperare con aree differenti. Dobbiamo essere molto cauti nel modificare una direttiva anche se possiamo migliorare qualche dettaglio. Mentre prosegue il processo dell’unione bancaria, non possiamo iniziare a cambiare la direttiva sul bail-in visto che abbiamo trovato per Mps e le due banche venete soluzioni funzionali.

È possibile armonizzare la necessità di creare banche europee più grandi con il rispetto della competizione in Europa?

Sì, è possibile perché la dimensione dipende dal mercato e dai comportamenti del mercato che spingono a fare più operazioni bancarie cross-border. Il tema è se questo è un obiettivo in sé, perché forse abbiamo bisogno anche della diversità nel settore finanziario; abbiamo bisogno anche di piccole e medie banche che devono cooperare. Dobbiamo essere cauti nel dire che l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per stabilizzare l’economia è il consolidamento in grandi gruppi bancari.

Il “too big to fail” , cioè il troppo grande per fallire, è stato un problema?

Se hai solo il riferimento del “too big to fail” puoi avere problemi. Ci possono essere piccole banche che servono bene l’economia regionale. Il principale monopolio che le banche hanno è quello delle transazioni finanziarie e per questo devono servire l’economia reale.

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