lettera al risparmiatore

Aquafil, la crescita passa dal nylon «ecologico». Focus su Asia e Oceania

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

Aumentare la capacità produttiva al servizio di Asia e Oceania. Cioè l’area in cui è atteso il maggiore tasso di crescita. Poi: rafforzare la presenza in Nord America e difendere il posizionamento in Europa. Infine: spingere gli investimenti in Econyl. Sono tra le priorità di Aquafil a sostegno del proprio business.

Già, il business. A ben vedere, per comprendere al meglio la strategia aziendale, è dapprima necessario conoscere l’oggetto sociale del gruppo. Orbene Aquafil produce e vende nylon attraverso tre linee di prodotto.

La prima, la più importante per il gruppo, è la cosiddetta Bulk continuos filaments (Bcf). Si tratta dei fili sintetici usati principalmente nella pavimentazione tessile per la cantieristica (hotel, uffici, aeroporti), il residenziale e nel mercato automobilistico. La seconda, invece, è costituita dalle fibre Ntf (Nylon textile fibers). Appannaggio di essa sono i fili sintetici per l’abbigliamento. La terza infine, la meno rilevante, è rappresentata dai polimeri del nylon destinati al settore dei tecnopolimeri (materie plastiche usate nelle costruzioni ingegneristiche) e all’industria dello stampaggio.

CONTI SEMESTRALI A CONFRONTO

In milioni di euro

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Ciò detto quali, allora, le priorità aziendali? Un focus, per l’appunto, è nel Lontano Oriente. In particolare la società vuole, nel Bcf, incrementare la capacità produttiva in Cina che è l’hub per l’export verso Corea, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Nel Paese del Dragone, dove già c’è un impianto del gruppo, proprio di recente Aquafil ha raggiunto un’intesa con Invista per l’acquisto di asset materiali e immateriali sul nylon. Più in generale l’obiettivo, al 2019, è fare salire la capacità di output Made in China di oltre il 50% rispetto al 2016. Un target sfidante? La società dice di essere avanti rispetto ai tempi di marcia ipotizzati.

Ma non è solamente il Far East. Altra area importante è il Nord America, soprattutto gli Stati Uniti. Negli Usa la società è attiva nelle vendite di Bulk continuos filament . Sono infatti prodotti quali, ad esempio, tappezzerie o moquette per il comparto della cantieristica (hotel, uffici, aeroporti) a costituire un driver importante. Non solo. Il gruppo, come indicato nel piano d’impresa 2017-2019, punta anche a diventare outsourcer di player integrati che considerano vantaggioso esternalizzare l’attività della filatura. Un progetto concretizzato nella chiusura di qualche contratto di lungo periodo? La risposta è che i contatti sono molteplici. Al momento non c’è alcun accordo. Si punta, nell’esercizio in corso, a raggiungere qualche intesa.

RICAVI PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO

In milioni di euro

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Di là dall’outsourcing, Aquafil procede comunque nella realizzazione di nuovi impianti. Si tratta di due stabilimenti per il riciclo di tappeti con la separazione del nylon dagli altri componenti dei medesimi. Ebbene: il primo, previsto dal business plan, è localizzato in Arizona. Entrerà in funzione per una parte a marzo mentre, a fine estate, sarà inaugurato completamente. Il secondo invece, non contemplato dal business plan, verrà realizzato in California ed entrerà in funzione nel 2019. Il tutto per un investimento complessivo di circa 20 milioni di dollari. Denari che, per l’appunto, dovranno da un lato sostenere il progetto di economia circolare legato ad Econyl; e, dall’altro, contribuire a rafforzare la presenza nel Nord America.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Il risparmiatore sottolinea che il cambio euro-dollaro è stato contraddistinto dal forte indebolimento del biglietto verde. Di conseguenza il timore è che la dinamica in oggetto possa impattare sul conto economico della società. Aquafil rigetta la preoccupazione. In primis , viene ricordato, il gruppo serve la maggiore parte della sua clientela statunitense attraverso la produzione in loco (due le fabbriche già presenti in America). Con il che l’indebolimento del dollaro è un vantaggio sul fronte dei costi. Inoltre, aggiunge sempre l’azienda, buona parte delle materie prime usate sono anch’esse denominate della valuta Usa. Cioè: esiste una sorta di copertura naturale rispetto alla variazione del cambio. Quindi conclude Aquafil, pure ammettendo il potenziale effetto nominale sui ricavi nella loro ridenominazione in euro, rispetto alla redditività non c’è alcun impatto. Ciò detto, però, può ulteriormente sottolinearsi che l’assunto di base rispetto al cambio euro-dollaro nel piano d’impresa al 2019 è di 1,1. Vale a dire: un valore lontano dall’attuale. Un problema? Aquafil risponde negativamente. Dapprima, viene spiegato, bisognerà vedere quale sarà la media futura del cambio. Inoltre, aggiunge la società, proprio per quanto indicato sopra lo scostamento dall’assunto di base del business plan, per creare problemi, dovrebbe assumere proporzioni ben maggiori rispetto all’attuale. In conclusione, quindi, Aquafil si dice non preoccupata del tema in oggetto.

FATTURATO PER AREE GEOGRAFICHE

Dati in milioni di euro

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Ma non sono solamente il Far East o il Nord America. C’è anche l’Europa. Nel Vecchio continente, dove Aquafil è leader nel Bcf (importante market share nel Ntf), il gruppo punta a “difendere” il suo posizionamento. In tal senso gli sforzi, tra le altre cose, sono concentrati su: il rafforzamento di Econyl; lo spostare il focus della clientela su prodotti di fascia alta; spingere le vendite nel settore automotive e della cantieristica. La strategia, in ipotesi, prevede anche l’M&A (e non solo in Europa). Nel radar del gruppo tre tipologie di target: società attive nel core business aziendale (Bcf o Ntf); in comparti adiacenti (fibre differenti dal nylon); oppure con particolari know-how tecnologici. Le eventuali operazioni straordinarie (non trasformative) sarebbero finanziate essenzialmente con il cash aziendale. Seppure non si esclude il ricorso alla leva finanziaria, mantenendo però l’indebitamento sotto controllo (debito netto sul Mol non oltre 2,7-3 volte). Al di là dell’M&A Aquafil è comunque focalizzato sul business organico. Così una priorità è l ’incremento della capacità produttiva dell’impianto di Lubiana dove, dagli scarti, viene prodotto il caprolattame. L’obiettivo, al 2019, è aumentare l’output del 50% rispetto al 2016. Un target rispetto al quale la società dice di essere in linea con i tempi. Ciò detto proprio l’impianto sloveno è un tassello essenziale nella produzione di nylon “rigenerato”: il cosiddetto Econyl. Si tratta di un modello di economia circolare dove il nylon, contenuto sia in scarti di processi industriali sia in prodotti arrivati alla fine del loro ciclo di vita (i tappeti “lavorati” nei nuovi impianti Usa), viene “sfruttato” per produrre la materia prima. Cioè: il caprolattame. Il driver principale di questo progetto, oltre ovviamente la sostituzione di parte delle materie prime “vergini” legate al petrolio, è la sostenibilità. Vale a dire: i clienti chiedono sempre di più prodotti “ecologici”. Un contesto in cui il nylon “rigenerato” da un lato soddisfa la richiesta; e, dall’altro, consente anche di “trainare” le vendite su prodotti a valore aggiunto (con più alti margini). Così si capisce perchè Aquafil vuole aumentare l’incidenza di Econyl sul fatturato delle fibre. Alla fine del 2017 pesava per circa il 35%. Il target, al 2020, è salire al 50%.

DINAMICA DELLA REDDITIVITÀ

Dati in milioni di euro. (Nota: * Al netto di voci non ricorrenti)

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Fin qui alcune considerazioni sulle strategie aziendali. Il risparmiatore, però, volge lo sguardo verso un altro aspetto: la concentrazione delle clientela. Secondo il prospetto informativo l’incidenza sui ricavi, al 30/6/2017, dei primi 10 clienti è del 53,4%. Una situazione che, anche riguardo al merito di credito degli stessi clienti, desta dei timori. Aquafil non condivide la preoccupazione. Dapprima, è l’indicazione, il mercato è concentrato. Quindi la percentuale è conseguenza di una situazione di fatto indipendente da Aquafil. Inoltre, viene aggiunto, i crediti commerciali sono assicurati. Infine, ricorda sempre l’azienda, le collezioni, la cui durata è di 3-5 anni, sono realizzate da Aquafil in collaborazione con il cliente. Quindi, nell’ipotesi di problemi per quest’ultimo, il concorrente che volesse acquisirne le quote di mercato dovrebbe giocoforza utilizzare la produzione di Aquafil stessa. Non solo. Anche se il soggetto, dice sempre la società, puntasse a modificare la tipologia della collezione è probabile che, a fronte della produzione di Aquafil di oltre 20.000 tipi di fili, la nuova domanda sarebbe presentata ad Aquafil. In conclusione il gruppo dice di non essere preoccupato sulla tematica in oggetto.

Ciò detto, quali i target sul 2017? Aquafil conferma la stima di ricavi tra 515 e 540 milioni; il risultato operativo adjusted a 43-46 milioni e il risultato d’esercizo a 19-22 milioni.

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