le svolte del regno

L’Arabia Saudita apre al turismo la valle di AlUla, tesoro inesplorato

La remota valle di AlUla, con le sue oasi incontaminate, i dipinti rupestri, le maestose tombe scavate nelle rocce e le città nabatee, si rivelerà in tutta la sua bellezza ai turisti di tutto il mondo

di Roberto Bongiorni


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5' di lettura

PARIGI – Ed ora che i sauditi vogliono fare sul serio, anche la remota valle di AlUla, con le sue oasi incontaminate, i dipinti rupestri, le maestose tombe scavate nelle rocce e le città nabatee, si rivelerà in tutta la sua bellezza ai turisti di tutto il mondo.

La culla dell’Islam wahabita si apre ai turisti stranieri
La svolta è storica. Perché per la prima volta l’Arabia Saudita apre il suo tesoro naturale ed archeologico al turismo straniero. Un patrimonio finora quasi del tutto inaccessibile al turismo internazionale. E per un Regno conservatore, che vuole mostrare al mondo il suo nuovo volto, quello di un Paese intenzionato a percorrere la via delle riforme sociali ed economiche, il passaggio era inevitabile. A fine settembre era stato dato l’annuncio (con l’apertura dei visti turistici per 49 Paesi), ma dalle parole il Regno Saudita sembra voler rapidamente passare ai fatti.

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E così a Parigi la Royal Commission per AlUla (RCU), fondata appena due anni fa per sviluppare e preservare quest’area dell’Arabia nord-occidentale, ha presentato presso l’Istituto culturale del mondo arabo, il Manifesto Culturale per AlUla, un progetto articolato portato avanti in collaborazione con la Francia, che intende trasformare quest’area in una nuova frontiera del turismo culturale ed ambientale. Al contempo è stata inaugurata la mostra “AlUla, meraviglia dell’Arabia: l’Oasi con 7mil anni di storia”, la prima da sempre su quest’area. La volontà delle autorità saudite è di portare il turismo in questa regione desertica, patrimonio mondiale dell’Unesco, ma al contempo proteggere quello che lo stesso manifesto definisce, non a torto, «un museo a cielo aperto». Per farlo Riad ha creato una partnership culturale con Parigi che sarà portata avanti ancora lungo.

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Visti turistici per 49 Paesi
C’è molto lavoro da fare. A cominciare dalle procedure burocratiche. In settembre le autorità saudite hanno annunciato la creazione di visti turistici per 49 Paesi, tra i quali l’Italia. Un passaggio necessario ma al contempo rivoluzionario per un regno abituato a ricevere solo un turismo religioso, per quanto importante (sono 3 milioni i musulmani stranieri che ogni anno compiono l’hajj, il pellegrinaggio verso Mecca e Medina) .
«L’apertura al turismo internazionale rappresenta un momento storico per il nostro Paese – ha dichiarato di recente il responsabile del turismo saudita, Ahmed al-Khateeb – I visitatori saranno sorpresi dai tesori che vogliamo condividere con loro, 5 siti protetti dall’Unesco, una vibrante cultura locale, e bellezze naturali da togliere il fiato».

Niente niqab per le donne occidentali
Non è poco per un Paese, considerato la culla del wahabismo, una delle forme più rigide dell’Islam sunnita. Il dilemma su come conciliare il turismo internazionale, soprattutto quello proveniente dai Paesi occidentali ma anche orientali, con questa società estremamente conservatrice e religiosa è stato risolto con una sorta di codice comportamentale, ancora piuttosto vago. Le turiste occidentali, comunque, non dovranno coprirsi di nero da capo a piedi, come le donne saudite. Dunque niente Niqab, e niente Alabya. Sarà loro richiesto, invece, di vestirsi in «modo decoroso». Uno dei comportamenti appropriati per non urtare la sensibilità della popolazione locale.

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Turismo, uno dei pilastri per diversificare l’economia
I ferventi religiosi e gli ambienti più conservatori sauditi dovranno accettare anche questo ennesimo cambiamento voluto dal principe reggente Mohammed Bin Salman. Dopo l’ abolizione del divieto di guida per le donne , nel 2017, il graduale alleggerimento delle restrizioni in termini di libertà a cui sono sottoposte , dopo aver “digerito” il fatto di veder il sesso femminile al cinema e alle manifestazioni sportive , la parte più conservatrice dell’Arabia si chiede il perché di questa svolta improvvisa, di questa accelerazione.


La risposta è semplice. Il turismo è considerato parte essenziale di Vision 2030, l’ ambizioso piano voluto dal giovane Bin Salman , l’uomo più influente del regno, volto a diversificare l’economia saudita dalla dipendenza del greggio. In questo piano di investimenti faraonici, e di graduali riforme sociali, il turismo rappresenta uno dei settori di punta per preparare l’Arabia Saudita all’era del dopo petrolio.
Gli obiettivi sono davvero ambiziosi; in poco più di 10 anni il Governo saudita punta a far passare il contributo del settore turistico sul Pil dal 3% al 10 per cento. Sempre entro il 2030 le autorità saudite intendono raggiungere il tetto delle 100 milioni di visite annuali, tra turisti interni ed internazionali. Tutto ciò dovrebbe produrre un milione di nuovi posti di lavoro, una mole enorme per un Paese di poco più di 30 milioni di abitanti dove tuttavia le sperequazioni sociali ed economiche, e la disoccupazione, stanno crescendo a ritmi sostenuti. Il piano, annunciato nel 2017 da Riad prevede di trasformare 50 isole sul Mar Rosso in resort di lusso. Ma, nelle intenzioni, sarà dato spazio anche ad un turismo più selettivo.

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AlUla, simbolo dell’attivismo francese in Medio Oriente
Ancora una volta la Francia del dinamico presidente Emmauel Macron ha mostrato il suo attivismo in Medio Oriente. Con lungimiranza Parigi è riuscita a rafforzare la cooperazione non solo commerciale ma anche culturale con la corona saudita. La mostra nella capitale francese e il Manifesto per alUla sono l’ennesimo segno tangibile di questa collaborazione. Situato nel nord ovest dell’Arabia Saudita, AlUla è stato per diversi secoli un crocevia di civiltà e culture, la porta di accesso verso l’Oriente e l’Occidente. Dal punto di vista naturale i suoi panorami spaziano dalle grandi oasi, alle montagne di sabbia pietrificata. In questa grande valle si trovano migliaia di antichi siti, tra cui 138 grandi tombe scavate sulle facciate di grandi rocce.

Un progetto da 20 miliardi di dollari
Come ha spiegato Amr Al-Madani, il presidente della Saudi Royal Commission, le risorse impiegate saranno ingenti. Il costo complessivo sarebbe infatti superiore ai 20 miliardi di dollari. Il progetto per questa regione si articola in tre fasi. La prima sarà completata entro il 2023 ed avrà un costo di 3-4 miliardi di dollari. Lo sviluppo complessivo dell’area dovrebbe essere ultimato nel 2035.
«Questo sito è unico al mondo – ha precisato Jack Lang, direttore dell’Istituto del Mondo arabo – contiene una bellezza che è stupefacente ed indimenticabile».
È già in corso un programma importante di scavi archeologici e di ricerca, grazie al sostegno di team di specialisti provenienti da tutto il mondo. Scavi che continueranno ancora a lungo. Il programma del manifesto è ambizioso: spazia dallo sviluppo delle risorse idriche locali e dell’agricoltura, passando a programmi di protezione dell’ecosistema, fino alla creazione di infrastrutture che facilitino lo spostamento dei turisti, le quali saranno affiancati da un sistema di sicurezza “invisibile” che garantisca loro la sicurezza in modo, assicurano le autorità saudite, discreto ma efficiente. Lo sviluppo dell’area vedrà il coinvolgimento diretto delle comunità locali. I progetti sono ambiziosi.

La strada complessa delle riforme sociali
Accusata da diverse Ong internazionali di violazioni dei diritti umani, impantanata nella guerra in Yemen da quasi quattro anni, ancora imbarazzata per il misterioso e brutale assassinio del giornalista saudita Jamal Ahmad Khashoggi, avvenuto l’anno scorso nel consolato saudita di Istanbul, la monarchia saudita vuole dunque mostrare il suo impegno verso la strada delle riforme sociali ed economiche, anche attraverso l’apertura al turismo internazionale. In un Medio Oriente ancora lacerato da tensioni e conflitti, con lo spettro di un potenziale confronto militare tra Riad e Teheran, il raggiungimento di questi obiettivi si presenta come una sfida ambiziosa, certo non facile.

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