dopo mille giorni di carcere

Arabia Saudita, liberata l’attivista per i diritti delle donne

Loujain al-Hathloul era stata condannata lo scorso dicembre da un Tribunale penale istituito per processare casi di terrorismo a cinque anni e otto mesi di prigione, successivamente ridotti dopo le critiche piovute da tutto il mondo

(AFP)

2' di lettura

Dopo mille giorni in prigione, Loujain al-Hathloul è libera. Attivista per i diritti umani, 31 anni, Loujain è divenuta nota in tutto il mondo per aver fatto campagna a favore del diritto delle donne del suo Paese, l'Arabia Saudita, a guidare l'automobile. Arrestata nel maggio del 2018, pochi mesi prima di vedere quel diritto finalmente riconosciuto, da oggi è a casa, ha annunciato su Twitter con gioia sua sorella Lina, precisando che dietro le sbarre Loujain ha trascorso ben 1.001 giorni e pubblicando anche una sua foto.

Loujain al-Hathloul era stata condannata lo scorso dicembre da un Tribunale penale istituito per processare casi di terrorismo a cinque anni e otto mesi di prigione, dopo essere stata accusata, secondo quanto riferirono allora fonti saudite, di «incitamento a cambiare il regime di governo del Regno e aver cooperato con individui ed entità per portare avanti un'agenda straniera». La sentenza sollevò un'ondata di indignazione e critiche in tutto il mondo, mitigata poi dalla notizia che parte della condanna - due anni e dieci mesi - era stata sospesa. Una concessione però legata ad un impegno di al-Hathloul a «non commettere altri crimini per altri tre anni», come riferì ancora sua sorella Lina.

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Questa riduzione, unita al tempo già trascorso in carcere, ha portato oggi alla sua liberazione, anche se con l’obbligo di rimanere in Arabia Saudita per i prossimi cinque anni, secondo quanto ha fatto sapere la sua famiglia. La vicenda di Loujain al-Hathloul ha contribuito sin dall’inizio ad aumentare la pressione internazionale sulle autorità saudite, già accusate a più riprese di disprezzo dei diritti umani, in particolare dopo l’atroce assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, in cui è stato implicato perfino il leader di fatto del Regno, il principe ereditario Mohammed Bin Salman.

La sua liberazione potrebbe ora allentare la tensione su Riad, in particolare con Washington e con la nuova amministrazione del presidente Joe Biden, che ha già mostrato di voler condurre una politica sul rispetto dei diritti umani ben più severa rispetto a quella del suo predecessore Donald Trump. «Era la cosa da fare», ha commentato il presidente americano oggi in visita al Pentagono.

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