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Petrolio, Arabia Saudita: ripristino 30% della produzione entro lunedì. Usa contro Iran

È ufficiale: l’attacco via droni a due impianti petroliferi Saudi Aramco ha più che dimezzato la produzione di Riad, con un totale di 5,7 milioni di barili in meno. Il segretario di Stato Mike Pompeo va all’attacco di Teheran

di Sissi Bellomo


Stati Uniti accusano l'Iran per attacchi a raffinerie

2' di lettura

Gli Stati Uniti accusano l'Iran per il grave attentato a due impianti petroliferi in Arabia Saudita, che - ora è ufficiale- ha più che dimezzato la produzione di Riad: mancano all'appello, per un periodo di tempo ancora indeterminato, ben 5,7 milioni di barili di greggio al giorno. Ma - secondo quanto scrive il Wall Street Journal - la compagnia petrolifera saudita Aramco prevede di ripristinare entro la serata di lunedì circa un terzo della produzione interrotta a causa degli attacchi a due suoi maxi impianti. «Dovremmo essere in grado di avere due milioni di barili al giorno entro domani», ha riferito una fonte informata al giornale.

Donald Trump è finora rimasto insolitamente silenzioso, anche se i sauditi hanno riferito di una telefonata al principe ereditario Mohammed bin Salman, per offrire supporto da parte degli Usa. A parlare, con toni minacciosi, è stato in compenso il segretario di stato Mike Pompeo, che via Twitter ha puntato il dito contro Teheran, accusandola di essere responsabile in modo occulto di «quasi cento attacchi contro l'Arabia Saudita, mentre Rouhani e Zarif (il presidente e il ministro degli Ester, Ndr) fingono di essere impegnati nella diplomazia».

Attacco «senza precedenti» alle forniture mondiali
L'Iran «ha lanciato un attacco senza precedenti contro le forniture mondiali di energia», accusa Pompeo, aggiungendo che «non ci sono prove che gli attacchi siano venuti dallo Yemen» e che «gli Usa lavoreranno con i loro partner e alleati per assicurare che i mercati energetici restino ben riforniti». Gli attentati di ieri sono stati rivendicati dai ribelli filo iraniani Houthi, attivi in Yemen, che affermano di aver impiegato dieci droni aerei. Sono stati colpiti il secondo giacimento del Paese, Khurais, capace di produrre 1,5 milioni di barili al giorno, e il maxi impianto di Abqaiq, il più grande del mondo, in cui gran parte del greggio saudita viene pre trattato prima dell'esportazione.

Il ministro dell'Energia Abdulaziz bin Salman ha ammesso ufficialmente - dopo molte ore dagli attacchi - che «secondo stime preliminari, le esplosioni hanno portato all'interruzione di forniture per 5,7 milioni di barili», che «in parte» saranno compensate attraverso le scorte.
Anche l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie) intanto ha fatto sapere di essersi allertata per provvedere eventualmente a un rilascio delle scorte petrolifere strategiche. Secondo fonti Reuters ci vorranno «settimane, non giorni» per ripristinare la piena produzione. All'apertura dei mercati domani si teme comunque un forte rialzo delle quotazioni del petrolio, non fosse altro che per il cosiddetto premio geopolitico.

(Aggiornato il 15 settembre 2019 alle ore 20,30)

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