oil & gas

Aramco compra il 20% dell’indiana Reliance per 75 miliardi di dollari

Il maggior produttore petrolifero al mondo punta a essere una società integrata per ammortizzare i minori introiti dal greggio. E intanto per il semestre calano fatturati e profitti

di Marzia Redaelli


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(Afp)

1' di lettura

Un accordo da 75 miliardi di dollari. Tanto si è impegnata a pagare Aramco, il gigante petrolifero statale dell’Arabia Saudita, per l’acquisto della divisione chimico-petrolifera dell’indiana Reliance Industries Ltd.

L’acquisizione, che passerà al vaglio di ulteriori analisi di fattibilità, sarebbe l’investimento estero più consistente nella storia della società saudita, che è anche il maggior produttore di greggio al mondo.

Da tempo Aramco e gli altri estrattori mirano ad espandersi a valle della catena produttiva, nelle attività «downstream» appunto, per contrastare i minori guadagni. Il calo del prezzo del barile e la diminuzione della domanda di petrolio, infatti, mettono sotto pressione i bilanci delle aziende del settore oil. La stessa Reliance, attiva nel petrolchimico, sta diversificando nelle telecomunicazioni, però per farlo ha appesantito il bilancio fino a 32 miliardi di dollari di debito.

Aramco sta anche aumentando la trasparenza nei confronti del mercato in vista di ulteriori emissioni di obbligazioni per finanziarsi, ma con un tempismo non favorevole. Il gruppo saudita tiene oggi la sua prima conferenza stampa con gli investitori, ma presenta un bilancio semestrale in calo: l’utile è sceso a del 12% a 46,9 miliardi di dollari (rispetto ai 53 miliardi di metà 2018) e il fatturato è diminuito a 163,88 miliardi dai 167,68 dell’anno precedente. I vertici di Aramco hanno più volte ipotizzato una vendita di azioni nel 2020 o nel 2021, ma finora gli annunci di offerte pubbliche sono state sempre disattesi.

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