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Saudi Aramco debutta in Borsa e vale già 1.900 miliardi di dollari

È stata un’Ipo da record, come voleva la casa reale saudita. E la prima giornata di contrattazioni in Borsa ha superato le aspettative: il colosso petrolifero di Riad ha già raggiunto una valutazione di 1.880 miliardi di dollari.

di Sissi Bellomo

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(Reuters)

È stata un’Ipo da record, come voleva la casa reale saudita. E la prima giornata di contrattazioni in Borsa ha superato le aspettative: il colosso petrolifero di Riad ha già raggiunto una valutazione di 1.880 miliardi di dollari.


3' di lettura

Dopo la prima giornata in Borsa Saudi Aramco è già a un passo dal raggiungere il traguardo dei 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione, come desiderava la casa reale.

Le azioni del gigante petrolifero, sbarcato oggi sul listino saudita, si sono apprezzate del 10%: il massimo consentito dal Tadawul, che ha imposto una banda di oscillazione compresa tra +10% e -10%. Il prezzo di chiusura è stato di 35,2 riyal (9,39 dollari), il che significa che la valutazione di Aramco si è già spinta dai 1.700 miliardi iniziali a 1.888 miliardi di dollari.

Per raggiungere l’obiettivo del principe ereditario Mohammed Bin Salman è sufficiente un’altra seduta come questa. Ed è probabile che l’euforia prosegua domani in Borsa. Secondo indiscrezioni di stampa, Riad sta facendo pressioni affinché fondi e istituzioni locali continuino a sostenere il titolo.

Avranno gioco facile, perché il flottante è molto basso e l’Ipo – contrariamente alle ambizioni iniziali – è rimasta un’operazione circoscritta all’Arabia Saudita.

Oltre l’80% delle azioni collocate in fase di sottoscrizione iniziale è infatti finito in mano a investitori sauditi, in buona parte legati al governo.

Che l’Ipo non avesse convinto gli investitori stranieri era evidente da tempo. Gli asset manager internazionali, secondo Bernstein, attribuiscono in media un valore di 1.260 miliardi di dollari alla compagnia saudita. E proprio sul prezzo del collocamento Riad era arrivata alla rottura con gli advisor americani ed europei, decidendo di cancellare il roadshow in Occidente.

Ma le statistiche finali sull’operazione, diffusi dai bookrunner locali Samba Financial e National Commercial Bank, hanno messo in evidenza che appena il 23,1% della tranche di azioni riservata agli istituzionali è stata acquistata da stranieri. E gran parte di questi molto probabilmente sono investitori dell’area del Golfo Persico.

Fondi di Abu Dhabi, secondo il Financial Times, avrebbero investito in Saudi Aramco 5 miliardi di dollari invece di 1,5 miliardi come pianificato inizialmente. Anche il fondo sovrano del Kuwait sarebbe nella rosa degli investitori della prima ora.

I titoli messi a disposizione degli istituzionali (circa 2 miliardi di azioni, pari all’1% di Aramco) sono stati acquistati per il 13,2% da istituzioni governative saudite, tra cui l’ente statale per le pensioni, che hanno speso a questo scopo 2,3 miliardi di dollari. Un altro 37,5% della tranche è andato in mano a società private saudite e il 26,3% a fondi di investimento locali (o comunque autorizzati a livello locale).

Quanto alle azioni destinate al pubblico retail (lo 0,5% del capitale) erano disponibili solo per i cittadini del regno: con una corsa in extremis alla sottoscrizioni, la domanda – che all’inizio sembrava tiepida – alla fine è stata pari a 4,6 volte l’offerta. Hanno comprato 5,1 milioni di residenti, su una popolazione totale di 20 milioni.

La quotazione di Aramco è un evento che il principe saudita Mohammed Bin Salman sognava dal 2016, quando aveva descritto l’Ipo come la chiave di volta del progetto Vision 2030, destinato a diversificare l’economia saudita, attenuandone la dipendenza dal petrolio.

All’epoca l’ambizione era collocare il 5% del capitale della compagnia, non solo in patria ma anche in una grande piazza finanziaria internazionale, spuntando una valutazione di 2mila miliardi di dollari.

Il piano è stato drasticamente ridimensionato. Londra e New York sono uscite – forse definitivamente – di scena, così come qualsiasi altra borsa straniera, anche se fonti del Wall Street Journal sostengono che l’ipotesi di quotazione su un listino asiatico non è stata del tutto accantonata.

Sul Tadawul oggi è stato collocato appena l’1,5% della compagnia, anche se nei prossimi 30 giorni è probabile che si salirà fino all’1,7%, visto che almeno in parte sarà esercitata la greenshoe, che consente di incrementare fino al 15% il numero di azioni in vendita.

Comunque vada, l’Ipo si è già guadagnata una menzione nel Guinness dei primati. Con 25,6 miliardi di dollari – o addirittura 29,4 miliardi, inclusa la greenshoe – Aramco ha battuto il record della cinese Alibaba, che nel 2014 aveva raccolto 25 miliardi New York. La compagnia saudita è anche di gran lunga la prima al mondo per capitalizzazione. Apple, seconda in classifica, vale “appena” 1.200 miliardi di dollari.

L’attuale valutazione di Aramco potrebbe non essere sostenibile nel lungo periodo, avvertono gli analisti.

Gli asset manager internazionali, secondo Bernstein, le attribuiscono in media un valore di 1.260 miliardi di dollari. E proprio sul prezzo del collocamento Riad era arrivata alla rottura con gli advisor americani ed europei, decidendo di cancellare il roadshow in Occidente.

PER APPROFONDIRE:
Per Aramco Ipo saudita ma con impatti (e rischi) globali

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