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Aramco, Ipo aperta anche alle donne divorziate. I dubbi degli analisti sul prezzo

La parte più consistente dell’Ipo sarà destinata agli investitori istituzionali. Ryiadh punta in particolare su<b/>fondi sovrani e investitori di Russia e Cina, con una quota complessiva indicata ancora tra l’1,5 e il 2 per cento

di Alessandra Capozzi


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(AFP)

4' di lettura

Sono importanti i rischi connessi al business di Saudi Aramco e, secondo gli analisti interpellati da Il Sole 24 Ore Radiocor, queste incertezze potrebbero pesare sul prezzo dell’offerta di azioni che partirà il 17 novembre. Un’Ipo, come si apprende dal prospetto informativo, che per la parte destinata al retail (lo 0,5% del capitale) è rivolta a «cittadini dell’Arabia Saudita, compresa qualsiasi divorziata o vedova di sesso femminile con figli minorenni da un matrimonio con una persona non saudita che può sottoscrivere a proprio nome o per i figli minorenni».

Dettagli non trascurabili in un Paese come l’Arabia Saudita, che soltanto da poco più di un anno, ad esempio, ha consentito alle donne di conseguire la patente di guida, di andare a cinema o allo stadio. L’Ipo, che sarà certamente la più imponente della storia, è aperta inoltre a «qualsiasi persona fisica non saudita residente nel Regno e qualsiasi cittadino dei Paesi del Golfo che disponga di un conto bancario presso una delle entità riceventi».

La parte più consistente dell’offerta sarà destinata agli investitori istituzionali. Ryiadh punta in particolare su fondi sovrani e investitori di Russia e Cina, con una quota complessiva indicata ancora tra l'1,5 e il 2 per cento. Ma le molte incertezze legate ai rischi dell'investimento che, come riporta il prospetto, spaziano dai cambiamenti climatici alla domanda di petrolio agli attacchi terroristici potrebbero dover far accettare alla corona uno sconto sul prezzo, secondo gli analisti, che appaiono delusi dal prospetto di 658 pagine per quel che riguarda i dettagli su quota e prezzo.

L’Ipo in numeri
Il prospetto fornisce un quadro dettagliato sui numeri e la gestione della società svelati solo da qualche mese. Una valutazione della società oscilla tra 1.200 e 2.300 miliardi di dollari nelle stime degli advisor e potrà portare il Regno ad accettare uno sconto rispetto all’iniziale target del principe ereditario Mohammed bin Salman di 2mila miliardi di dollari verso la parte bassa della forchetta.

Aramco, nel prospetto, elenca i suoi punti di forza: ricorda di essere la maggiore compagnia di petrolio e gas al mondo; nei primi sei mesi dell'anno ha pompato 13,2 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno (10,3 mld di petrolio grezzo) e a fine 2018 le riserve di Aramco ammontavano a 336,2 miliardi di barili di petrolio equivalente, di cui 261,5 di petrolio greggio e condensati.

Il tutto con costi di produzione che sono tra i più bassi al mondo a causa della natura unica delle formazioni geologiche del regno (2,8 dollari al barile) e conti che la rendono la più redditizia, con un utile netto di 111,1 miliardi l'anno scorso e 47 miliardi nei primi sei mesi del 2019.

Gli analisti puntano il dito sui rischi
Ma gli analisti puntano il dito sui rischi. I risultati operativi e i flussi di cassa dell’azienda dipendono fortemente dalla domanda e offerta di petrolio internazionale e dal prezzo del petrolio, scrive Aramco nel prospetto, ed è il Governo saudita che determina il livello
di produzione «nell'esercizio della sua prerogativa sovrana».

Di conseguenza, il Governo può, a sua esclusiva discrezione, aumentare o diminuire il target di produzione di petrolio greggio del Regno in qualsiasi momento in base ai suoi obiettivi sovrani di sicurezza energetica o per qualsiasi altra ragione.

Le preoccupazioni e gli impatti dei cambiamenti climatici potrebbero ridurre la domanda globale di idrocarburi e comportare costi o investimenti aggiuntivi per l'azienda. E poi, avverte Aramco, c’è il capitolo relativo al «terrorismo e i conflitti armati che possono influenzare materialmente e negativamente la società e il prezzo di mercato delle azioni».

Non va dimenticato, ricordano gli analisti, che gli attacchi agli impianti di Saudi Aramco lo scorso settembre sono stati uno dei motivi dell’ulteriore rinvio del debutto in Borsa. E se è vero che la produzione è tornata alla normalità a poche settimane dagli attacchi, nel prospetto Aramco rivela che le sue entrate trimestrali sono diminuite in linea con i prezzi del petrolio, mentre l’utile netto è sceso a un ritmo più rapido sui costi più elevati associati agli attacchi.

Alcuni analisti sottolineano poi l’anomalia della sola quotazione sul piccolo mercato azionario di Riyadh, il Tadawal, che potrebbe non essere in grado di far fronte all’impatto con l’elevato volume di azioni che verranno negoziate il primo giorno.

È lo stesso prospetto a evidenziare che un’offerta pubblica iniziale nel Regno di questo tipo e dimensioni non ha precedenti e che qualsiasi interruzione nel trading delle azioni potrebbe influire sul loro prezzo di mercato e ritardare la capacità di condurre transazioni. Anche la chiusura dell’Offerta e la quotazione potrebbero essere ritardate.

Si parla, infine, come riportano gli analisti, di pressioni del Governo sulle famiglie più ricche dell’Arabia Saudita e membri dell'élite del paese per acquistare quote nell’offerta. (Il Sole 24 Ore Radiocor)

Per approfondire:
Saudi Aramco, offerte dal 17 novembre. Dubbi sulla quota messa sul mercato
Saudi Aramco, parte l’Ipo dei misteri

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