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Aramco raggiunge i target di Riad: superati i 2mila miliardi di dollari

Il gigante del petrolio saudita, dopo un esordio euforico sul listino, ha già superato i 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione, traguardo al quale la casa reale puntava fin dal 2016, quando aveva annunciato al mondo il progetto dell’Ipo

di Sissi Bellomo


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(Reuters)

3' di lettura

Al secondo giorno in Borsa, Saudi Aramco ha già superato i 2mila miliardi di dollari di capitalizzazione, traguardo al quale la casa reale puntava fin dal 2016, quando aveva annunciato al mondo il progetto dell’Ipo.

Nel primo giorno di contrattazioni sul listino saudita le azioni del colosso petrolifero di Riad si erano apprezzate del 10%: il massimo consentito dalle autorità di mercato, che hanno imposto una banda di oscillazione compresa tra +10% e -10%. Il prezzo di chiusura è stato di 35,2 riyal (9,39 dollari), il che significa che la valutazione di Aramco si è spinta dai 1.711 miliardi iniziali a 1.888 miliardi di dollari.

Anche il Tadawul si è rinvigorito, al punto da farsi spazio nella Top 10 mondiale degli indici di Borsa: con 2.200 miliardi di capitalizzazione complessiva è balzato all’ottavo posto, alla pari con il listino tedesco.

È probabile che l'euforia del debutto non sia destinata a spegnersi rapidamente. Il governo saudita starebbe infatti esercitando pressioni su fondi e istituzioni locali affinché continuino a sostenere il titolo: uno sviluppo prevedibile per un’operazione che ha perso i connotati iniziali – quelli di un’Ipo internazionale, realizzata secondo gli standard delle economie capitaliste – per diventare un affare «riservato alla famiglia e agli amici», come ha ammesso il ministro saudita dell’Energia Abdulaziz Bin Salman.

Le azioni del collocamento iniziale, pari all’1,5% del capitale di Aramco, sono finite per oltre l’80% in mano a soggetti sauditi. Tra i pochi stranieri la parte del leone l’hanno fatta, secondo i rumor, i fondi sovrani degli alleati del Golfo Persico: la Kuwait Investment Authority (Kia) e i fondi di Abu Dhabi, che si dice abbiano investito ben 5 miliardi di dollari invece degli 1-1,5 miliardi pianificati in un primo momento.

In una sorta di partita di giro, il 13,2% della tranche di azioni Aramco riservata a investitori istituzionali (per un valore di 2,3 miliardi) è stata addirittura comprata direttamente da enti governativi sauditi. Proprio questi ultimi potrebbero aver ricevuto il compito occulto di continuare a comprare anche sul mercato secondario, in modo da spingere in rialzo il titolo.

Fonti del Financial Times indicano che sono stati mobilitati l’ente statale per le pensioni e il Pif (Public investment fund) – il fondo sovrano saudita, lo stesso che ha incassato i 25,6 miliardi di dollari di proventi dell’Ipo – più la Sanabil Investments, società di asset management controllata al 100% dal Pif.

Avranno gioco facile nel manovrare il mercato, perché il flottante è molto basso: uno dei più bassi al mondo. La major statunitense ExxonMobil capitalizza meno di un sesto di Aramco, ma il suo flottante – ossia le azioni che si possono liberamente negoziare – è oltre dieci volte superiore,intorno a 300 miliardi di dollari. 

Il governo starebbe spingendo a proseguire gli acquisti in Borsa anche le famiglie saudite più facoltose, molte delle quali erano state colpite dalla purga anti-corruzione del 2017, quando decine di notabili vennero detenuti nelle stanze dell’hotel Ritz-Carlton di Riad. «Gli hanno detto che è un loro dovere e tutti capiscono cosa significa», raccontano anonimi banchieri interpellati dall’Ft. «È un altro Ritz, condotto con mezzi diversi».

Ieri è stata comunque una giornata di festa e di orgoglio nazionale in Arabia Saudita. Alla Borsa di Riad una scenografia verde e azzurra (i colori del marchio Aramco), con giochi di luci, musica ed esplosioni di coriandoli ha trasformato in uno spettacolo l’avvio delle contrattazioni: un evento che Amin Nasser, ceo della compagnia petrolifera, ha salutato come «l’inizio di un nuovo importante capitolo della nostra storia».

Per Yasir Al-Rumayyan, presidente del Pif e della stessa Saudi Aramco, si è trattato di «un momento storico glorioso» per la compagnia e per «il suo azionista di maggioranza, il regno saudita».

Parole cui ha fatto eco da Madrid anche il ministro dell’Energia, Abdulaziz Bin Salman. «È un grande giorno per l’Arabia Saudita, per la sua leadership e per la sua gente – ha detto alla Reuters – Per Aramco è il D-Day, giorno della resa dei conti e della rivincita».

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