TORNA IL PRE-MOOT

Arbitrato sempre più digitale. A Milano la sfida degli studenti

La sfida nell’ambito della Milan investment arbitration week, dal 15 al 20 febbraio. Al Pre-Moot partecipano 78 studenti divisi in 16 squadre da Paesi diversi, dall’Argentina a Singapore. Si misura la capacità di persuasione sul tema

di Marta Casadei

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Il team italiano che ha partecipato lo scorso anno alla prima edizione del Milan investment arbitration

2' di lettura

L’emergenza Covid ha dato un impulso decisivo alla digitalizzazione delle attività processuali degli arbitrati commerciali internazionali e in materia di investimenti. Lo confermano Stefano Modenesi e Federica Bocci, avvocati del dipartimento Litigation & regulatory di Dla Piper. Una tendenza che si ritrova appieno nella dimensione completamente digitale della seconda edizione del Milan investment arbitration pre-moot, organizzato proprio da Dla Piper in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e la Corte europea di arbitrato:  una due giorni (19-20 febbraio) durante la quale 78 studenti divisi in 16 squadre da diversi Paesi (dall’Argentina a Singapore) si sfideranno per misurare le loro capacità oratorie e di persuasione sul tema della protezione degli investimenti. Un “riscaldamento” in vista della competizione studentesca più importante: il Frankfurt investment arbitration moot, dall’8 al 19 marzo. L’evento italiano si tiene durante la Milan investment arbitration week, interamente in streaming, organizzata da Università Statale di Milano, Corte europea dell'Arbitrato e studi legali BonelliErede e Dla Piper.

La pandemia ha inciso sulla digitalizzazione dell’arbitrato in primis sul piano pratico, accelerando un processo in corso ed evitando una paralisi che altrimenti sarebbe stata pressoché inevitabile: «Già da tempo, nell’ottica di gestire le procedure arbitrali in maniera efficiente, le parti, così come i tribunali e le istituzioni arbitrali - dicono Modenesi e Bocci - avevano iniziato a utilizzare strumenti informatici, per esempio prediligendo il solo invio delle copie digitali degli atti e documenti, in luogo delle copie fisiche».

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La “svolta” è arrivata con l’introduzione delle videoudienze: «Durante la pandemia, la paralisi dei procedimenti arbitrali a causa dell’impossibilità di tenere udienze in presenza fisica ha potuto essere evitata solo ed esclusivamente grazie alla possibilità di svolgere le udienze da remoto. Ciò ha consentito un notevole risparmio di tempi e, conseguentemente, di costi, tema da sempre molto sentito nella comunità arbitrale. Per questo motivo, è plausibile - e, in alcune circostanze, auspicabile anche in un'ottica di sostenibilità - che tale prassi continui anche in futuro, quando l’emergenza Covid sarà superata», continuano gli avvocati di Dla Piper.

L’accelerazione, tuttavia, non è avvenuta solo sul piano pratico: «Durante la pandemia, i governi hanno dovuto adottare misure restrittive per il contenimento dell’emergenza sanitaria e non è mancato chi ha ipotizzato profili di responsabilità degli stessi governi per l’impatto negativo che tali misure restrittive potrebbero avere avuto sugli investimenti effettuati nei loro territori da soggetti stranieri, in violazione degli obblighi previsti dai cosiddetti International investment treaties». Al fine di prevedere lo sviluppo futuro delle controversie in questo settore, tuttavia, «occorrerà attendere le prime interpretazioni riguardo a quelle misure restrittive imposte per fronteggiare questa situazione straordinaria, alla luce dei principi di diritto internazionale», chiosano Modenesi e Bocci.

Nel 2020 sono cresciuti anche gli arbitrati internazionali commerciali: «Principalmente, questo è dovuto alla crisi economica in atto, che spinge le parti ad avviare azioni di recupero del credito e/o di diversa tutela giudiziaria, oltre che alla maggiore efficienza dei tribunali arbitrali rispetto alle corti ordinarie».

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