Mercato dell'arte

Arbus ora ha il sostegno del Met

di Sara Dolfi Agostini

2' di lettura

Le più autorevoli istituzioni newyorkesi hanno aperto la stagione espositiva autunnale con un'insolita attenzione al lavoro delle donne: artiste, muse, intellettuali, marginalizzate e poi dimenticate dalla storia dell'arte, dal mercato o da entrambi. Ad aprire le danze è stata «Diane Arbus: in the beginning», visitabile al Met Breuer fino al 27 novembre. Se l'interesse critico e mediatico per Diane Arbus (1923–1971) non è mai mancato, a partire dalla mostra dedicatagli dal MoMA nel 1972 per arrivare fino a «Revelations», la rilettura dell'opera dell'artista da parte del San Francisco MoMA nel 2003, è merito della straordinaria collaborazione tra l'Estate (il lascito) dell'artista e Fraenkel Gallery di San Francisco, un'istituzione nella promozione della fotografia oltre i confini di una comunità spesso chiua e autoreferenziale.

«Abbiamo inaugurato nel 1979, e presentato il lavoro di Arbus nel 1980, poi con regolarità, ogni volta raccontando un aspetto inedito della sua ricerca» racconta Frish Brandt, presidente della galleria. E aggiunge: «ricordo che mi comprai una sua fotografia stampata dall'Estate in quella prima mostra, allora costava circa 400 dollari, mentre oggi varrebbe tra 6.500 e 85.000, a seconda dell'immagine».
Dalla morte di Arbus a oggi tutte le retrospettive a lei dedicate sono state realizzate con un 30% di stampe del Lascito, senza che ciò abbia provocato alcun disagio. Tutto ha inizio con la mostra del MoMA del 1972: il curatore John Szarkowski non riuscì a reperire un terzo delle stampe che avrebbe voluto includere nel progetto, fu allora che l'Estate cominciò a stampare. «Da allora e fino al 18 dicembre 2007 le stampe postume sono state realizzate da una sola persona, Neil Selkirk, con l'ingranditore di Arbus» continua Brandt.
E poi? «Nel 2007 è arrivato il Met e ha acquistato tutto quello che era rimasto dell'archivio: stampe, negativi e anche l'ingranditore, ponendo fine così all'attività di stampa, ma inaugurando una straordinaria stagione di ricerca, studio e valorizzazione» risponde la gallerista. La mostra al Met Breuer, infatti, realizzata con il supporto dell'Alfred Stieglitz Society, offre un nuovo sguardo sul lavoro di Arbus: circa due terzi delle opere in mostra non sono mai state esposte o pubblicate.

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Certo la vendita dell'archivio al museo significa meno disponibilità di opere da vendere nel mercato, e quindi meno ritorno per la galleria, ma secondo la gallerista il lavoro non ne ha risentito, anzi. «Nel 2003, quando la mostra “Revelation” aprì al SFMoMA avevo pensato che Arbus avesse raggiunto la soglia massima di attenzione mediatica e di pubblico, un punto di saturazione, ma sono stata smentita dai fatti: poco dopo sono arrivati i cataloghi Magazine Wor k, dedicato al suo lavoro professionale, e Untitled, che si focalizza sull'ultimo periodo; e adesso il Met Bruer, che affronta il suo l'esordio con uno sguardo sugli anni 1956-62 della sua carriera». Oggi per gli scatti più conosciuti, stampati da Arbus in persona, si arriva a prezzi tra 600-750mila dollari, mentre per queste immagini che già incorporano il seme di una ricerca che ha modificato per sempre la storia della fotografia le cifre si attestano ancora su 20-35mila. Per Fraenkel Gallery è solo l'inizio: crederci ha dato i suoi frutti.

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