la crisi di taranto

ArcelorMittal restituisce l’Ilva allo Stato italiano. Colpa di “scudo”, interventi magistratura e crisi acciaio

Su Taranto esplode la bomba. ArcelorMittal restituisce l'Ilva allo Stato italiano. A un anno dall'arrivo a Taranto, il gruppo ha notificato ai commissari e ai sindacati la volontà di ritirarsi

di P. Bricco, C. Fotina e D. Palmiotti


ArcelorMittal restituisce l’Ilva allo Stato italiano

5' di lettura

«Non è possibile gestire lo stabilimento senza queste protezioni» legali «necessarie all'esecuzione del piano ambientale», «definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto».

Le parole di Lucia Morselli, amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia – l’ex Ilva – ribadiscono il contenuto della comunicazione con la quale Arcelor Mittal restituisce l'Ilva allo Stato italiano. Morselli scrive ai dipendenti ai quali sottolinea che «non è possibile esporre i dipendenti e i collaboratori a potenziali azioni penali».

La lettera di recesso di ArcelorMittal

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L’addio di ArcelorMittal scatena la bagarre politica
L’annunciato addio all’Italia di ArcelorMittal ha scatenato le reazioni politiche. Il Governo, nel tentativo di correre ai ripari ha convocato due successivi vertici, e i principali leader sono intervenuti sul tema.

Matteo Salvini ha chiesto che «il Governo riferisca alle Camere già nella giornata di martedì», mentre Matteo Renzi ha parlato di «decisione inaccettabile», invitando poi l’esecutivo a «eliminare l’autogol sull’immunità» negata ai manager. Per la Cgil «serve l’impegno di tutti per evitare il disastro». Anche il vescovo di Taranto Filippo Santoro parla di «rischio disastro sociale». Durissime anche le posizioni di Federmeccanica e Federacciai. Per Confindustria il rischio è di «un impatto negativo per l’intero Paese».

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Una decisione che era nell’aria
A un anno dall'arrivo a Taranto, Am InvestCo Italy ha notificato ai commissari straordinari dell'Ilva la volontà di rescindere
l'accordo per l'affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l'accordo chiuso il 31 ottobre. Questo il comunicato della multinazionale.

Il Sole 24 Ore aveva anticipato fin dalle prime ore di lunedì che sarebbe stata comunicata la volontà di rescindere il contratto con cui il principale gruppo siderurgico ha un anno fa acquisito in prima istanza l'affitto dell'impresa che, oltre all'acciaieria di Taranto, ha anche gli insediamenti di Novi Ligure e di Cornigliano.

«Essenziale agire nell’interesse dell’azienda»
«È fondamentale che questo piano ambientale - spiega Morselli - sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei Commissari di Ilva spa in amministrazione straordinaria», scrive il ceo dell'azienda sottolineando come «questa è una notizia difficile per tutti i dipendenti».

«L'essenziale ora è agire nell'interesse dell'azienda e dei colleghi - aggiunge Morselli - cooperando nei prossimi giorni per supportare in ogni modo le attività volte a preservare il valore e l'integrità degli insediamenti produttivi. Un piano d'azione dettagliato sarà coordinato da Wim Van Gerven, AMI Chief Operation Officer”, comunica la manager.

ArcelorMittal spiega che il Contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l'attuazione del piano industriale, la Società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso Contratto.

Nella nota si ricordano, tra le motivazioni che hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa, la cancellazione dello scudo legale per la società e i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019.

La ragione dell'invio delle lettere sia all'Amministrazione Straordinaria sia ai sindacati è di natura squisitamente tecnica: alla prima perché i diritti di proprietà dell'Ilva sono ancora in capo ad essa, dato che il contratto attuale è di affitto e si sarebbe trasformato in una cessione effettiva di proprietà soltanto il 1 maggio 2021; ai secondi perché gli oltre 10mila dipendenti dell'Ilva hanno in questo momento un contratto a tempo determinato con Arcelor Mittal, che sarebbe stato convertito in un contratto a tempo indeterminato soltanto con l'avvenuta acquisizione.

Una bomba su Taranto e sulla manifattura
Qual è la natura di questa scelta? Una uscita definitiva dall'operazione? Una scioccante prima mossa negoziale? Oppure Arcelor Mittal avrebbe l’intenzione di chiudere «soltanto» l’area a caldo, snaturando così l’acciaieria e potendo fare a meno, da subito, non di tutti i 10mila addetti ma «soltanto» di una buona metà di essi? In ogni caso, una vera e propria bomba su Taranto e sulla sua comunità, sull'Italia e sulla sua manifattura.

Il comunicato di ArcelorMittal
«Con effetto dal 3 novembre 2019 - riporta Radiocor citando il comunicato ArcelorMittal - il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso».

«In aggiunta - prosegue il comunicato – i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 – termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare – pena lo spegnimento dell'altoforno numero 2».

«Impossibile attuare piano industriale»
Tali prescrizioni, sottolinea il gruppo siderurgico «dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il Contratto».

ArcelorMittal aggiunge quindi che «altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della Società, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto».

Le circostanze citate «attribuiscono alla Società anche il diritto di risolvere il Contratto in base agli applicabili articoli e principi del codice civile italiano. In conformità con il contenuto del Contratto - conclude la nota - la società ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità per le operazioni e i dipendenti entro 30 giorni dalla loro ricezione della predetta comunicazione di recesso o risoluzione».

Dal Poz (Federmeccanica): peggior situazione possibile
Parla di «norma che va contro il rispetto degli accordi presi» Alberto Dal Poz, presidente di Federmeccanica.

Secondo Dal Poz quella che si è venuta a creare dopo «la decisione del Governo di eliminare lo scudo penale per i manager di ArcelorMittal Italia, congiuntamente alle decisioni del Tribunale di Taranto sullo spegnimento dell'altoforno», è «la peggiore situazione che poteva profilarsi».

Una soluzione «assolutamente deleteria» per il presidente di Federmeccanica che ribadisce la necessità «di creare un clima di fiducia, perché senza fiducia non ci può essere crescita e il nostro Paese ha soprattutto bisogno di questa».

Per Dal Poz «un Paese che non rispetta gli impegni con investitori stranieri perde credibilità e quindi perde la fiducia anche all'estero».

Federacciai: «Conseguenze su filiera enormi»
Alessandro Banzato, presidente di Federacciai è convinto che «cambiare le regole su Ilva» abbia «fatto saltare il banco». Per il presidente di Ferderacciai «le conseguenze sulla filiera sarebbero enormi. Auspico che si riapra il confronto».

Per approfondire:
Dl imprese: tutele ai rider e niente scudo all'ex Ilva
I 7 anni perduti dell'Ilva: in fumo 23 miliardi di euro di Pil
Ex-Ilva, un caso di masochismo di Stato

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