siderurgia

ArcelorMittal: accordo slitta di dieci giorni. Piena occupazione nel 2025

L'intesa che prevede l'ingresso di Invitalia in ArcelorMittal Italia con il 50% per poi salire al 60% nel giugno del 2022 dovrebbe essere firmato alla fine della prossima settimana

default onloading pic
(ANSA)

L'intesa che prevede l'ingresso di Invitalia in ArcelorMittal Italia con il 50% per poi salire al 60% nel giugno del 2022 dovrebbe essere firmato alla fine della prossima settimana


2' di lettura

Slitta di dieci giorni l'accordo tra Invitalia e ArcelorMittal che sancirà il ritorno dello Stato nella siderurgia. L'intesa che prevede l'ingresso di Invitalia in ArcelorMittal Italia con il 50% per poi salire al 60% nel giugno del 2022 dovrebbe essere firmato alla fine della prossima settimana, ma oggi i punti principali del piano sono stati illustrati ai segretari generali di Fiom-Fim e Uilm che hanno apprezzato l'impegno dello Stato ma chiesto che sia garantita la piena occupazione.

I sindacati hanno chiesto il rientro al lavoro sia degli attuali dipendenti di ArcelorMittal in cassa integrazione (3.000) sia di quelli dell'Ilva AS (amministrazione straordinaria) che sono circa 1.700 chiedendo che la transizione si concluda prima del 2025 che è la data prevista dall'accordo. Il piano prevede a regime la produzione di otto milioni di tonnellate e 10mila e 700 addetti.

Loading...

Già a gennaio però la produzione dovrebbe passare dagli attuali tre milioni a cinque milioni di tonnellate. Ciò comporterebbe - spiega la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David dopo l'incontro con Fim e UIlm avuto con il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo e l'amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri - l'utilizzo della cassa integrazione per un massimo di 3.000 unità nel 2021, di 2.500 nel 2022, di 1.200 nel 2023, e zero nel 2024.

È evidente - sottolinea Francesca Re - che questa ipotesi è lontana dall'accordo sindacale del 2018, in cui è previsto il vincolo occupazionale anche per i 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria, e che i tempi della transizione per il completamento del piano industriale al 2025 sono difficilmente sostenibili sia per quanto riguarda il numero di lavoratori interessati sia per gli attuali livelli di copertura salariale previsto dagli ammortizzatori sociali.

«Per quanto ci riguarda l'accordo sindacale non potrà prescindere dalla piena occupazione in tempi e modalità sostenibili». Comunque la Fiom ha affermato che la decisione del Governo dell'ingresso dello Stato in Mittal Italia in modo consistente «è una decisione importante». «Ci aspettiamo -sottolinea il numero uno della Fim, Roberto Benaglia - che si possa condividere con noi il piano industriale e degli investimenti, un cronoprogramma che chiarisca i passaggi da qui al 2025. Anche alla luce di ciò, sarà fondamentale combinare il rilancio dell'acciaio alla necessità di garantire l'occupazione per i lavoratori che stanno attraversando una lunghissima traversata nel deserto, compresi quelli in Ilva AS che devono far parte del perimetro dell'accordo».

Per la UIlm è «inaccettabile» un piano occupazionale per l'ex Ilva con una transizione che duri cinque anni. «Secondo quanto detto da Arcuri - afferma il leader della Uilm, Rocco Palombella - noi ci troveremo da quest'anno fino al 2021 con 3.000 persone in cassa integrazione che si aggiungono ai 1.700 di Ilva As. Non firmeremo mai un accordo che preveda migliaia di esuberi. Dalla prossima settimana inizieremo una trattativa per arrivare a un'intesa che dia un futuro occupazionale a tutti i lavoratori di ArcelorMittal, di Ilva As e appalto, e che avvii il piano di risanamento ambientale tanto atteso».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti