L’aumento di capitale

ArcelorMittal, Arcuri: presto da Invitalia i 400 milioni di euro

L’ad di Invitalia risponde alla missiva dell’azienda: siamo in attesa ma il governo è al lavoro per dare il via libera all’aumento di capitale

di Domenico Palmiotti

Ilva, raggiunto accordo: Stato al 50%, da 2022 con controllo

4' di lettura

I 400 milioni che ArcelorMittal attende da Invitalia devono ancora arrivare alla società del Mef. Quest'ultima, quindi, «è in attesa delle determinazioni dei Ministeri competenti ma conferma che il Governo si sta attivamente adoperando per far sì che nel più breve tempo possibile e già prima della decisione che definirà tale giudizio possano essere autorizzate la sottoscrizione e la integrale liberazione del primo aumento di capitale».

Con una lettera, Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, rassicura ArcelorMittal circa l'investimento dello Stato nel capitale dell'azienda siderurgica con un versamento di 400 milioni che porterà il partner pubblico ad acquisire il 50 per cento della governance. Arcuri scrive a Ondra Otradovec per la corporate ArcelorMittal, che ha sede in Lussemburgo, e all'amministratore delegato di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, con sede legale Milano.

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Quest'ultima società gestisce, attraverso un contratto di fitto stipulato con la proprietà Ilva in amministrazione straordinaria, agli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e agli altri siti del gruppo. Intanto, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha convocato per il 26 marzo alle 10, al Mise, i sindacati. Qualche giorno fa, Fim, Fiom e Uilm avevano scritto al ministro ricordandogli il confronto già avuto sul tema ArcelorMittal e sollecitando un approfondimento della discussione a fronte della critica situazione nella quale versa il gruppo dell'acciaio. A Giorgetti i sindacati avevano anche detto che si sarebbero autoconvocati al Mise proprio il 26 marzo se non vi fosse stato un cenno dal Mise.

Cosa aveva scritto la società dell'acciaio

In quanto alla lettera di Arcuri ad ArcelorMittal, è in risposta ad una precedente missiva della società siderurgica. Quest'ultima aveva in sintesi ricordato che lo scorso 10 dicembre era stato firmato un accordo che prevedeva l'investimento dello Stato con una somma di 400 milioni; che l'atteso via libera dell'Antitrust europeo era arrivato a gennaio; che le scadenze per il versamento dei 400 milioni da Invitalia erano state superate a febbraio senza che nulla fosse in concreto avvenuto. Per queste ragioni, ArcelorMittal diffidava Invitalia, annunciava il ricorso ad un arbitrato internazionale e la richiesta del pagamento degli interessi nel frattempo maturati.

I 400 milioni finalizzati anche al sito di Taranto

Invitalia, incaricata il 19 maggio dal Mef come investitore pubblico per una partnership con ArcelorMittal, chiarisce ora a quest'ultima che «la dichiarata finalità di tale investimento è il rilancio del settore siderurgico e l'accelerazione del processo di transizione verso tecnologie produttive con il più basso impatto ambientale».

«Circa la vostra esplicita accusa di inadempimento - scrive ancora Arcuri -, nel ribadire che la somma da utilizzare per l'investimento deve pervenire ad Invitalia dal ministero dell'Economia e delle Finanze, rammentiamo altresì che l'aumento di capitale - per vincoli amministrativi e negoziali - è destinato allo specifico scopo di svolgere l'attività produttiva insieme ad ArcelorMittal Italy Holding Srl, anche nel centrale e strategico stabilimento siderurgico di Taranto, oggetto del noto giudizio allo stato pendente dinanzi al Consiglio di Stato».

Il nodo del Consiglio di Stato

Quest'ultimo riferimento di Arcuri è all'udienza del 13 maggio nella quale i giudici di Palazzo Spada decideranno nel merito circa la sentenza del Tar di Lecce (per ora sospesa dallo stesso Consiglio di Stato) che lo scorso 13 febbraio ha disposto che, in 60 giorni, sia il gestore ArcelorMittal che la proprietà Ilva in amministrazione straordinaria spengano gli impianti ritenuti fonte di inquinamento.

Il Tar, in pratica, ha validato una ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, di febbraio 2020, che in prima istanza, cioè in sede cautelare, aveva invece sospeso. Adesso al Consiglio di Stato ArcelorMittal, Ilva in amministrazione straordinaria e Invitalia hanno chiesto lo stop definitivo alla sentenza del Tar, mentre Regione Puglia, Comune di Taranto e Codacons, il suo mantenimento. I giudici dell'appello hanno sospeso la sentenza del Tar l'11 marzo ma la partita definitiva si gioca a maggio.Il 20 marzo ArcelorMittal aveva comunicato che non essendo stato adempiuto l'accordo da Invitalia, procedeva ad un rallentamento della produzione e degli investimenti. Nelle ore successive, però, l'azienda tornava sui suoi passi, rimetteva in marcia gli impianti che avrebbe dovuto fermare e richiamava il personale dalla cassa integrazione. Restano comunque irrisolti molti nodi, tra i quali il mancato pagamento delle fatture scadute alle imprese dell'indotto-appalto di Taranto. La somma che esigono le aziende è di circa 35 milioni.

I punti dell'accordo di dicembre

I 400 milioni dell'investimento pubblico fanno invece parte di un accordo più complessivo che prevede il versamento di altri 680 milioni da Invitalia entro maggio 2022, lo Stato che conseguentemente sale al 60 per cento del capitale, l'acquisto dei rami di azienda Ilva da parte di ArcelorMittal, che ora li detiene in fitto, a patto però che non vi siano condizioni ostative come il sequestro giudiziario degli impianti. Il tutto correlato ad un nuovo piano industriale proiettato sino al 2025 che prevede il progressivo raggiungimento di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio a regime di cui 2,5 milioni attraverso il forno elettrico. Si prevede infine il mantenimento a regime degli attuali 10.700 occupati di gruppo ma prima ci sarà la cassa integrazione decrescente negli anni, cioè diminuirà man mano che riprenderà quota la produzione.


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