decisione l’11 marzo

ArcelorMittal, Consiglio Stato: nessuna sospensiva immediata

Il Consiglio di Stato, al quale ArcelorMittal ha impugnato la sentenza del Tar di Lecce sulla chiusura degli impianti dell'area a caldo del siderurgico di Taranto, ha respinto la richiesta aziendale di un pronunciamento immediato

di Domenico Palmiotti

(Ansa)

2' di lettura

La sentenza del Tar di Lecce che il 13 febbraio ha disposto la chiusura degli impianti dell'area a caldo del siderurgico di Taranto di ArcelorMittal Italia resta per ora in piedi. Il 19 febbraio il Consiglio di Stato, al quale ArcelorMittal ha impugnato la sentenza del Tar, ha respinto la richiesta aziendale di un pronunciamento immediato con atto monocratico del presidente della quarta sezione, chiamata ad esaminare il caso. Sulla sospensiva il Consiglio di Stato ha rinviato la decisione all'udienza collegiale in camera di consiglio fissata per l'11 marzo. L'udienza di merito è invece programmata per il 13 maggio prossimo.

«La partita è aperta, continuiamo ad avere fiducia sui risultati della sentenza del Tar e il pronunciamento del Consiglio di Stato di oggi sta a dimostrare che non c'è alcun percorso scontato», dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commentando la decisione del Consiglio di Stato. Il sindaco, inoltre, annuncia che «forse la prossima settimana ci incontriamo col ministro Giorgetti».

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ArcelorMittal spiega che «in particolare il presidente della IV Sezione ha chiarito che, allo stato, non sussistono ragioni di estrema urgenza di adottare misure cautelari atteso che, prima della data dell'11 marzo 2021, non sussiste l'obbligo di avviare le operazioni di fermata dell'area a caldo e degli impianti connessi».

La sentenza del Tar è relativa ad un'ordinanza del sindaco di Taranto che a febbraio 2020 aveva disposto che ArcelorMittal, gestore in fitto degli impianti, e Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli stessi, individuassero in 30 giorni la causa delle emissioni inquinanti, rimuovendole, ordinando inoltre che in caso di mancato adempimento le stesse società avrebbero dovuto spegnere gli impianti nei 30 giorni successivi. Sull'ordinanza di Melucci, impugnata dalle due società, si è poi aperto un contenzioso al Tar approdato alla sentenza del 13 febbraio.

«Non risultano e non sono stati comprovati elementi tali da far ritenere che l'eventuale accoglimento della domanda cautelare in sede collegiale non sarebbe idonea a soddisfare gli interessi dell'appellante». Lo scrive, in un provvedimento di cinque pagine, il presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, respingendo la richiesta di ArcelorMittal circa la sospensiva immediata, con un atto monocratico del presidente della sezione, della sentenza del Tar di Lecce dello scorso 13 febbraio relativa allo spegnimento, entro 60 giorni, degli impianti dell'area a caldo dell'acciaieria di Taranto. Per Maruotti, «già nel giudizio di primo grado l'appellante», il riferimento è ad ArcelorMittal, «ha già formulato un'analoga istanza volta alla emanazione di un favorevole decreto monocratico e che il presidente del Tar - con decreto n. 210 del 3 aprile 2020 - ha respinto tale istanza, similmente rilevando che la domanda cautelare poteva essere esaminata nella ordinaria sede collegiale».

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