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ArcelorMittal, Fim Cisl proclama sciopero a Taranto

L’azienda ha comunicato l’avvio dela procedura di riconsegna all'amministrazione straordinaria di Ilva

di Domenico Palmiotti

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(ANSA)

L’azienda ha comunicato l’avvio dela procedura di riconsegna all'amministrazione straordinaria di Ilva


3' di lettura

È in corso, nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, uno sciopero di 24 ore indetto dalla sola Fim Cisl per protestare contro la lettera inviata questa mattina dall'azienda (ma di fatto anticipata ieri sera ai sindacati a Taranto) che annuncia l'avvio della procedura di riconsegna, all'amministrazione straordinaria Ilva, degli stabilimenti, degli impianti e del personale che la stessa ArcelorMittal ha preso in carico l'1 novembre 2018. Fiom Cgil e Uilm hanno ritenuto di non dover aderire alla proposta di sciopero lanciata dalla Fim che poi ha deciso di scioperare ugualmente da sola. Marco Bentivogli, segretario generale Fim, annuncia che è completamente ferma l'acciaieria 1, funziona solo una colata continua su cinque. Fermo pure il Treno nastri 2. La lettera inviata oggi da ArcelorMittal fa riferimento al ritorno a Ilva in as di 10.777 lavoratori di cui 8.777 a Taranto. Sia ArcelorMittal che le altre aziende acquisite comunicano “alle organizzazioni sindacali, ai sensi e agli effetti dell'art. 47 della legge 492/90, la retrocessione alle società Ilva per effetto della comunicazione di cessazione, ed in esecuzione di quanto previsto dall'articolo 27 del contratto, dei rispettivi rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti ex art. 2012 del Codice Civile”. “La retrocessione dei rami di azienda ed il conseguente trasferimento dei dipendenti alle società concedenti - si precisa nella lettera di otto pagine - avverrà entro 30 giorni dalla data del recesso di AmInvestco. I rapporti di lavoro dei dipendenti verranno trasferiti alle società concedenti”. Spiega Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim: “Abbiamo ricevuto ciò che non volevamo ricevere”.

Adesso bisognerà capire se anzitutto il contratto è nullo perché si creino le condizioni di un ritorno indietro

Il riferimento è appunto alla procedura formalizzata da ArcelorMittal. «Bisognerà anche spiegare ai lavoratori - aggiunge D’Alò - che non é così semplice l'idea di farsi pagare dallo Stato senza motivo perché c'è stato anzitutto un passaggio dei lavoratori dalla vecchia Ilva alla nuova azienda. Adesso bisognerà capire se anzitutto il contratto è nullo perché si creino le condizioni di un ritorno indietro. Tutti ricordiamo - rileva D’Alò - quanto bui sono stati gli anni di commissariamento nei quali l'Autorizzazione integrata ambientale che andava rispettata nelle scadenze, proprio lo Stato non l'ha rispettata. Con ArcelorMittal, che non l'abbiamo scelta noi come investitore - aggiunge D'Alò -, abbiamo cominciato a trattare. Abbiamo fatto un accordo che ci voleva la forza di un Governo per sorvegliarlo e farlo rispettare. Gli incontri di verifica se tutte le opere fossero state eseguite, non sono stati fatti. Le responsabilità sono tante ma di mezzo ci andranno i lavoratori. Noi chiederemo ad ArcelorMittal di ritirare la procedura e di avviare un percorso che passi anzitutto da quello che il Governo deciderà di fare».


A Taranto è in corso da questa mattina il presidio sindacale esterno alla fabbrica. Si seguirà da qui il vertice a Palazzo Chigi tra il premier Conte e i vertici di ArcelorMittal. Scoppia intanto il caso dell’indotto-appalto costituito dalle imprese di Taranto che lavorano con l'ex Ilva. Dichiara Antonio Marinaro, presidente Confindustria Taranto: «ArcelorMittal ha bloccato da un mese circa i pagamenti alle imprese dell’indotto-appalto e ora le banche non stanno accettando più le fatture emesse in conto ArcelorMittal». «Si sta creando quindi - aggiunge Marinaro - un gravissimo corto circuito. Le banche, infatti, hanno già saputo da un po’ che ArcelorMittal ha bloccato i pagamenti verso le imprese terze e quindi si stanno regolando di conseguenza. Il risultato è che non accettano più che gli imprenditori portino agli sportelli bancari le fatture emesse per lavori e prestazioni eseguite per ArcelorMittal».

«Leggo che l’ad Morselli ha assicurato ieri sera ai sindacati che ArcelorMittal - aggiunge Marinaro - pagherà gli stipendi ai lavoratori dipendenti sino all’ultimo minuto in cui resterà a Taranto. Bene, ma chiedo subito: e a noi chi ci paga? Chi salda i lavori che abbiamo eseguito su loro commessa? Noi, se ArcelorMittal non ci paga, come facciamo a retribuire i nostri dipendenti? Si pensa agli 8.200 diretti di Taranto, ma qui ci sono altri 3.000-3.500 dell'indotto del siderurgico che rischiano di saltare».

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