Politica industriale

ArcelorMittal: Giorgetti conferma i 400 milioni ma è da rivedere il piano industriale

Secondo il ministro dello Sviluppo economico «è il momento di smettere di dire cose che in realtà non possono essere fatte, altrimenti non si troverà mai una soluzione. Serve una politica industriale non una mera politica finanziaria»

di Domenico Palmiotti

3' di lettura

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, conferma ai sindacati che Invitalia verserà ad ArcelorMittal i 400 milioni che segneranno l'ingresso dello Stato al 50 per cento nel capitale dell'azienda siderurgica, ma al tempo stesso si mostra cauto. Giorgetti, riferendosi al giudizio pendente davanti al Consiglio di Stato con decisione attesa per metà maggio, avverte infatti che ad ArcelorMittal «i soldi arriveranno se al Mef giungeranno le necessarie rassicurazioni nelle prossime settimane» e che intanto «stiamo approfondendo il dossier perché ci sono aspetti non chiarissimi».

Quest'ultimo riferimento del titolare del Mise è al piano frutto dell'accordo relativo all'investimento pubblico, che è del 10 dicembre scorso, che comprende anche il versamento dei 400 milioni, e di cui ArcelorMittal ha sollecitato l'attuazione imputando Invitalia di mancato adempimento. Il piano industriale dovrà essere aggiornato, dice ancora Giorgetti, per il quale «i lavoratori non possono essere presi in giro. Voglio dire con chiarezza e trasparenza - prosegue - che è il momento di smettere di dire cose che in realtà non possono essere fatte, altrimenti non si troverà mai una soluzione». «Serve una politica industriale non una mera politica finanziaria» sottolinea il ministro. Ai sindacati che ha incontrato al Mise insieme al titolare del Lavoro, Andrea Orlando, nella mattinata del 26 marzo per parlare di ArcelorMittal, ma anche delle tante crisi industriali aperte in Italia, Giorgetti ribadisce su ex Ilva quanto aveva anticipato nell'intervista al direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, nel webinar “Reshape the World”.

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E cioè che bisogna tener presente che, rispetto alla stipula dell'accordo, si è aperto un giudizio al Consiglio di Stato circa la conferma o meno della sentenza del Tar di Lecce di febbraio scorso. Quest'ultima ha ordinato lo spegnimento degli impianti in 60 giorni, confermando una precedente ordinanza del sindaco di Taranto che era stata impugnata da ArcelorMittal e da Ilva. Nella stesso webinar del Sole, Giorgetti aveva anche chiesto ad ArcelorMittal un atteggiamento collaborativo.

Per Roberto Benaglia, di Fim Cisl, «con ovvio garbo istituzionale» i ministri Giorgetti e Orlando hanno dichiarato che “non sono soddisfatti e non sono tranquilli rispetto all'accordo fatto il 10 dicembre e questa è una notizia». «L'orizzonte - aggiunge Benaglia - è che ministero e ministro vogliono riesaminare completamente l'accordo. Come potrà farlo, se si farà un nuovo accordo, questo è tutto da vedere. Però - prosegue - non si va avanti esattamente applicando quello che è già deciso». «Stanno studiando il piano industriale che ha degli aspetti non li convince sino in fondo prima di un investimento forte attraverso le risorse del Recovery Found» rileva Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil. Mentre per Rocco Palombella e Guglielmo Gambardella di Uilm, «aspettavamo una presa di posizione netta dopo 9 anni dall'inizio della vertenza, ma si continua a perdere tempo con il rischio serio che la situazione diventi irreparabile». «Sembra quasi - sostengono gli esponenti Uilm - che si voglia aspettare il giudizio del Consiglio di Stato, atteso il 13 maggio, per non per assumersi le necessarie responsabilità».

Per tutte le altre crisi industriali aperte, i ministri hanno annunciato l'attivazione di una task force del Governo. Ma l'annuncio è reputato insoddisfacente dalle sigle metalmeccaniche che chiedono che ci sia a stretto giro un calendario di incontri per affrontare almeno le crisi più urgenti perché sono tantissimi i posti di lavoro in bilico.

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