tribunale di Milano

ArcelorMittal-Ilva, accordo per negoziare, udienza rinviata al 6 marzo. Governo: deve diventare leader dell’acciaio “verde”

Rispetto all'ultima volta «sono stati fatti significativi passi in avanti», spiegano i legali del gruppo secondo cui non c'è intenzione del vertice di lasciare l’Italia


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2' di lettura

Nella serata del 7 febbraio la Presidenza del consiglio, il Ministero dell'Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo economico sono intervenuti con una nota, dopo il rivio al prossimo 6 marzo dell’udienza con al centro il caso ArcelorMittal-ex Ilva. «Il nostro obiettivo è quello di fare del polo siderurgico di Taranto un leader europeo dell'acciaio verde, creando nel Mezzogiorno il primo esempio concreto di attuazione del Green New Deal, motivo per il quale ci aspettiamo, peraltro, che l'Unione Europea guardi con favore a questo ambizioso e sfidante progetto. Con l'auspicato intervento dello Stato si avvia un nuovo ciclo di investimenti su cui il Governo potrà esercitare un controllo diretto per assicurare crescita e sostenibilità ambientale e sociale».

In precedenza, appunto, era arrivato l’annuncio che l’udienza era stata rinviata al prossimo 6 marzo. Lo ha deciso il giudice civile Claudio Marangoni, titolare del procedimento che riguarda l’ipotesi di addio avanzata lo scorso 4 novembre dal gruppo franco-indiano. Il giudice ha concesso di differire l’udienza su richiesta concorde della parti nel presupposto che entro fine febbraio si arrivi a un accordo. Se dovesse saltare l'accordo invece non ci sarà alcuna proroga e si andrà alla discussione.

Significativi passi in avanti
L'udienza di oggi è durata una decina di minuti in tutto. «Abbiamo mantenuto l'impegno a continuare la produzione», ha spiegato l'avvocato Roberto Bonsignore con a fianco l'amministratore delegato Lucia Morselli. «In queste settimane - ha aggiunto con riferimento alla fase del negoziato coi commissari dell'ex Ilva - abbiamo fatto un lavoro importante e molto costruttivo, un bene perché ci consente di passare alla fase legale per la messa a punto della fase contrattuale». Ossia le modifiche al contratto di affitto e acquisizione degli stabilimenti, concordate tra le parti, che dovrebbero essere effettuate dopo l'intesa definitiva. «Ci sono le basi per arrivare ad un accordo - ha chiarito il legale - Mittal resta a Taranto, mantenendo la produzione». In caso positivo da un lato Mittal ritirerebbe il suo atto di citazione con cui ha chiesto l'accertamento del recesso dal contratto, annunciato a novembre, e dall'altro i commissari ritirerebbero il ricorso cautelare d'urgenza contro l'addio del gruppo. E la causa in corso, di fatto, verrebbe cancellata.

«Soluzione transattiva la migliore per tutti»
In pendenza di questo ricorso cautelare - ha precisato l'avvocato Ferdinando Emanuele, altro legale del gruppo - ArcelorMittal ha continuato a mantenere in funzionamento gli impianti e a produrre in ossequio a un invito del presidente del tribunale e del presidente del Consiglio. «ArcelorMittal ha grande rispetto del governo e del presidente del Consiglio come lo abbiamo noi avvocati. Pur avendo esercitato il diritto di recesso, Mittal ritiene che la soluzione transattiva, bonaria e industriale sia la migliore per tutti».

Per approfondire:
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