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ArcelorMittal, interviene la Procura di Milano

La Procura di Milano ha aperto un’indagine, per ora senza indagati e senza ipotesi di reato, sulla vicenda della rescissione del contratto dell’ex Ilva da parte della multinazionale siderurgica franco-indiana. I magistrati vogliono intervenire anche nella causa civile al Tribunale di Milano

di Angelo Mincuzzi


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3' di lettura

La Procura di Milano interviene nel caso ArcelorMittal. Il 15 novembre il procuratore della Repubblica Francesco Greco ha aperto un fascicolo d’indagine per verificare l’eventuale esistenza di ipotesi di reato nella gestione dell’ultima fase dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal e nella diatriba che la vede contrapposta al Governo italiano. In sostanza, i magistrati intendono accendere un “faro” sulle comunicazioni rese a
partire dal 4 novembre dal gruppo franco-indiano, quando ha annunciato di voler recedere il contratto d'affitto dello stabilimento di Taranto.

Il procedimento avviato dalla procura è un fascicolo «modello 45», vale a dire non contenente notizie di reato e senza indagati. I magistrati vogliono accertare anche se nell’esecuzione del contratto di
affitto dell’ex Ilva, da cui ArcelorMittal vuole recedere siano
state attuate condotte rilevanti sul piano penale che abbiano causato un eventuale depauperamento del ramo d'azienda.

Per le indagini la procura ha delegato il Nucleo economico finanziario della Guardia di Finanza di Milano guidato dal colonnello Vito Giordano. Il procedimento è stato invece assegnato al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e ai sostituti procuratori Stefano Civardi e Mauro Clerici, profondi conoscitori del mondo ex Ilva, che dovranno ora accertare la regolarità o meno nei rapporti economici e contrattuali.

Sono stati loro a svolgere negli anni scorsi le indagini sulla famiglia Riva che hanno portato al sequestro di circa 1,2 miliardi di euro poi destinati al risanamento ambientale dell’impianto di Taranto.

Verifiche sulla causa civile
Ma non è questo l’unico fronte su cui la procura di Milano si è mossa. Contemporaneamente all’avvio delle indagini, infatti, i magistrati di Milano puntano a inserirsi nella causa civile tra ArcelorMittal e l’Amministrazione straordinaria dell’Ilva.

Lo spiega il procuratore Francesco Greco in un comunicato: «La Procura di Milano - scrive- ravvisando un preminente interesse pubblico relativo alla difesa dei livelli occupazionali, alle necessità economico-produttive del paese, ha deciso di esercitare il diritto-dovere di intervento, previsto dall’ultimo comma dell’articolo 70 del Codice di procecura civile, nella causa di rescissione del contratto di affitto d’azienda promossa dalla società ArcelorMittal Italia contro l’Amministrazione straordinaria dell’Ilva».

Greco ha invitaro Romanelli a studiare le modalità dell’ intervento che sarà seguito dai pm Civardi e Clerici, titolari - ricorda la nota della Procura - del procedimento relativo alla bancarotta dell’Ilva.

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Il precedente Mediobanca
L’obiettivo della Proura di Milano è di intervenire nella causa civile, una procedura non inusuale visto che - fanno notare fonti del Palazzo di giustizia di Milano - questa facoltà viene già esercitata nelle cause di bancarotta. Ai tempi dell’inchiesta "Mani pulite", la procura di Milano esercitò questo «diritto-dovere» quando accese un “faro” su Mediobanca.

Dell’Ilva, Civardi e Clerici conoscono vita, morte e miracoli. Sono stati loro, insieme agli uomini della guardia di Finanza, ad avviare negli anni scorsi le inchieste sulle operazioni sospette all’estero della famiglia Riva (all’epoca proprietaria dell’Ilva) che portarono alla scoperta della “cassaforte” nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica. In un primo momento furono rintracciati 1,4 miliardi, dei quali 1,2 miliardi furono sequestrati. Poi emersero altri 700 miliardi .

I magistrati riuscirono a ricostruire la complicata architettura societaria del gruppo della famiglia Riva, controllato dalla Luxpack, una società con un capitale sociale di seimila dollari domiciliata a Curaçao, paradiso fiscale delle ex Antille Olandesi, a sua volta posseduta da un trust con sede a Jersey, il Master Trust.

(aggiornato alle ore 17,00 del 15 novembre 2019)

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