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ArcelorMittal, Italia con ex-Ilva palla al piede del gruppo

La pubblicazione dei conti del gruppoArcelorMittal è prevista giovedì 7, ma le indicazioni della vigilia lasciano intendere un vero crollo della marginalità. Un trascinamento verso il basso legato alle difficoltà del mercato e, in misura minore ma comunque determinante, anche al difficile turnaround dell’ex Ilva

di Matteo Meneghello


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(AFP)

2' di lettura

Meno di un miliardo di dollari. Questa la previsione del consensus degli analisti per l’Ebitda di ArcelorMittal nel terzo trimestre di quest’anno. I conti del gruppo saranno svelati giovedì 7, ma le indicazioni della vigilia lasciano intendere un vero crollo della marginalità per il gruppo. Un trascinamento verso il basso legato alle difficoltà del mercato e, in misura minore ma comunque determinante, anche al difficile turnaround dell’ex Ilva, impresa che il gruppo minaccia di lasciare a metà, vista l’intenzione di gettare la spugna.

La previsione, formulata da venti analisti aggregati da Vuma consensus e pubblicata sul sito internet del gruppo, indica l’Ebitda del terzo trimestre in 930 milioni di dollari. Si tratta di quasi 2 miliardi di euro in meno rispetto a 2,7 miliardi di euro consuntivati nello stesso periodo dell’anno scorso, senza Ilva e con un contesto di mercato decisamente migliore.

Nel secondo trimestre di quest’anno il gruppo presieduto da Lakshmi Mittal ha generato un Ebitda di 1,6 miliardi di dollari, a fronte di una previsione degli analisti di 1,529 miliardi. Si tratta di un dato che evidenzia già un crollo del 42,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, a causa dell’effetto negativo del rapporto costo/prezzi.

ArcelorMittal: i numeri dell’acciaieria più grande d’Europa

Lunedì 4 il titolo ha chiuso in Borsa con un incremento delle quotazioni del 3,92% a 14,58 euro, con nessuna conseguenza apparente dell’annuncio sull’ex Ilva (anzi, dopo le 14, quando il gruppo ha diramato il comunicato, il titolo ha ripreso vigore rispetto al corso della mattinata). Da inizio anno, però, il titolo ArcelorMittal ha perso oltre il 17% del suo valore, come del resto gli altri titoli legati all’industria siderurgica europea, che sta attraversando una difficile situazione di mercato.

ArcelorMittal è stata tra le prime, in primavera, ad annunciare un taglio della capacità produttiva come reazione alle difficoltà congiunturali, in particolare nel contesto europeo, gravato dalle difficoltà degli end user (soprattutto gli operatori dell’industria automotive) e da un flusso crescente di importazioni che il meccanismo di Salvaguardia deciso dalla Comunità europea fatica ad arginare.

La società ha, come detto, adottato alcune misure per allineare alla domanda i suoi livelli di produzione europei. Dopo avere tagliato 3 milioni di tonnellate nella prima parte dell’anno, sono stati previsti altri 4,2 milioni di riduzione della produzione.

Anche Arvedi (opera nello stesso segmento di mercato di ArcelorMittal) ha annunciato una riduzione del 70% della produzione fino a fine anno. In difficoltà anche i tedeschi di Salzgitter, che hanno annunciato la chiusura di un altoforno da 600mila tonnellate annue anno fino al recupero della domanda di acciaio, mentre la svedese Ssab che ha previsto di chiudere un altro altoforno, cioè 1,8 milioni di tonnellate annue nei siti Raahe e Oxelösund in Finlandia e Svezia su 4,9 milioni totali.Tagli anche per Us Steel Kosice e riduzioni per Liberty Steel in Repubblica Ceca.

Per approfondire:
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