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ArcelorMittal, sciopero sospeso solo dai diretti: l’indotto dice no

La fabbrica riprende a «respirare» ma per tornare alla normalità ci vorranno dalle 12 alle 14 ore. All’alba è ripartito l’altoforno 4, le acciaierie hanno ripreso a colare, i carri con la ghisa si stanno svuotando

di Domenico Palmiotti


Ilva, Di Maio: "Se si rispettano i patti non c'è nulla da temere"

3' di lettura

TARANTO - Solo i dipendenti diretti di ArcelorMittal, ex Ilva, hanno sospeso giovedì 11 luglio alle 23 lo sciopero ad oltranza indetto da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Ugl a seguito della convocazione del Mise per lunedì. La fabbrica riprende a «respirare» ma per tornare alla normalità ci vorranno dalle 12 alle 14 ore. All’alba è ripartito l’altoforno 4, le acciaierie hanno ripreso a colare, i carri con la ghisa si stanno svuotando.

In questa fase si andrà con un solo altoforno. Fortemente ridimensionato l’approvvigionamento dei minerali via mare dopo il sequestro del quarto sporgente portuale dopo la tragedia del gruista. Oggi hanno scioperato i lavoratori dell’indotto, degli appalti, dei servizi e gli interinali di ArcelorMittal. Che stamattina hanno anche effettuato un presidio davanti alla portineria D della fabbrica, quella usata dalle imprese. Quest’ultimo sciopero é stato indetto solo per oggi da Cgil, Cisl e Uil di categoria. E nessuna sospensione dello sciopero per i diretti ArcelorMittal da parte dell’Usb, che lo ha indetto sino al 15 luglio e ha ritirato la firma dall’accordo al Mise del settembre 2018. Lo sciopero ha una motivazione unica: la sicurezza sul lavoro dopo la tragedia verificatasi sul quarto sporgente portuale della fabbrica, dove mercoledì sera una tromba d'aria ha fatto crollare una gru, la dm5, e provocato il cedimento di altre due vicine ora pericolanti.

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Nel crollo della gru, finito in mare anche il gruista che si trovava nella cabina di guida, Cosimo Massaro, di Fragagnano (Taranto), che risulta ancora ufficialmente disperso. Le possibilità di ritrovarlo ancora vivo, però, sono ormai azzerate da ieri. Si cerca solo il corpo senza vita. È stata individuata, sul fondo del tratto di mare antistante lo sporgente, la cabina di manovra della gru. Sommozzatori e Vigili del Fuoco proveranno a recuperarla e a portarla in superficie. La cabina risulterebbe incastrata. Si tratta di vedere se il corpo di Massaro è ancora nell’abitacolo oppure, nel crollo della gru in mare, è «volato» da qualche altra parte. Secondo la testimonianza di un collega di lavoro della vittima, a fronte dell'allerta meteo scattato nel tardo pomeriggio di mercoledì, tutti i gruisti al lavoro, una volta avvisati, sono stati fatti scendere e si sono messi in salvo. Massaro, invece, non è riuscito ad aprire la cabina che si è bloccata. Secondo questa testimonianza, il gruista avrebbe allora preso la scaletta di emergenza ma, in quel momento, la tromba d’aria ha fatto schiantare tutta la macchina in mare.

Giovedì pomeriggio, intanto, il siderurgico ha rischiato di bloccarsi per lo sciopero. A fronte della protesta ad oltranza, ArcelorMittal aveva infatti rallentato la produzione ed era rimasto in attività solo un altoforno, il numero 1, sui tre operativi. Diversi erano anche i carri siluro pieni di ghisa che non potevano avanzare verso le acciaierie perchè ferme per sciopero. L’azienda, che aveva chiesto un'attenuazione dello sciopero per motivi di sicurezza, ha incontrato sia il prefetto di Taranto che i sindacati, ma questi ultimi hanno dichiarato che non c’erano le condizioni per rivedere lo sciopero in assenza di una convocazione istituzionale da parte del Governo. In serata è intervenuto il ministro Luigi Di Maio che ha dichiarato lo sciopero legittimo, a fronte della tragedia avvenuta, ma ha anche detto che la protesta ad oltranza rischiava di determinare il fermo di tutta la fabbrica con pesanti conseguenze. Quindi l’annuncio del vertice di lunedì al Mise. I sindacati metalmeccanici ne hanno preso atto e dichiarato che «l’incontro ministeriale deve essere l’inizio di un percorso necessario a produrre delle scelte radicali e un cambiamento sui temi importanti quali la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini».

Invece nessuna sospensione oggi da parte dei sindacati che rappresentano i lavoratori «esterni» di ArcelorMittal. Le sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uil trasporti e Uilctus sostengono che «esistono anche le lavoratrici e i lavoratori degli appalti dimenticati da tutti, aziende, istituzioni e dal ministro Di Maio. Il sindacato vicino alle periferie del lavoro e ai più deboli». Si protesta perché il vertice di lunedì non riguarda anche l’indotto e appalto e si afferma che questi lavoratori, alcune migliaia, continuano ad essere degli «invisibili».

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